Le mani del clan D’Alessandro sull’affare della vendita di scatole per San Valentino, sugli addobbi a ristoranti e bar per…
CAMORRA
1 agosto 2026
CAMORRA
Castellammare | I navigator del boss Carolei per arruolare i nuovi colletti bianchi
L'inchiesta della Dda su tre fedelissimi al servizio di Paolo Carolei. Proposti al padrino i «Talenti» per gonfiare gli affari di Scanzano.
Non solo omicidi, armi, estorsioni e usura. Quello che emerge dall’ultima inchiesta sugli affari del boss Paolo Carolei, 56 anni, è il ritratto di una camorra capace di cambiare pelle e adattarsi ai tempi moderni, abbandonando progressivamente i vecchi schemi del controllo militare del territorio per puntare sui nuovi business dell’economia legale.
È questo uno degli aspetti più rilevanti dell’indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Torre Annunziata e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, che ha acceso i riflettori sulle nuove frontiere del clan D’Alessandro Carolei aveva costruito una vera e propria rete di relazioni con l’obiettivo di individuare imprenditori, professionisti e figure capaci di rappresentare un’opportunità per il clan. Per farlo, il boss si era affidato a una squadra ristretta di fedelissimi incaricati di osservare il territorio, monitorare chi si distingueva nei diversi settori economici e individuare chi potesse essere avvicinato senza creare ostacoli all’organizzazione.
Un gruppo composto da tre uomini di fiducia che, secondo l’Antimafia, avrebbe continuato a operare anche dopo l’arresto di Carolei nel 2024 e il successivo trasferimento al regime del 41 bis, il carcere duro temuto dai boss della criminalità organizzata. Tra questi c’è Francesco Avallone, finito in manette nei giorni scorsi con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Ma gli investigatori hanno acceso i riflettori anche su altri due profili, al momento non colpiti da misure cautelari, che avrebbero avuto un ruolo strategico all’interno del sistema.
I due avrebbero svolto a turno il ruolo di autisti del boss, incontrato altri pregiudicati per conto di Carolei e gestito rapporti esterni all’organizzazione. Ma soprattutto sarebbero stati i collegamenti tra il padrino e una parte della società civile, il punto di contatto con quell’economia apparentemente pulita nella quale il clan aveva cercato nuovi spazi. Nell’ordinanza cautelare emerge così anche l’altro volto di Carolei: non solo quello del boss condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio del ras Carmine D’Antuono, ucciso nel 2009, ma anche quello dell’imprenditore e dello stratega capace di tessere rapporti con il mondo economico e con altre organizzazioni criminali.
Un ruolo che, secondo la Dda, lo avrebbe reso anche il garante dell’alleanza tra il clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia e il clan Di Martino di Gragnano. L’inchiesta della Guardia di Finanza, nata dal monitoraggio delle infiltrazioni del gruppo di Carolei nell’economia legale ed ha portato alla luce anche il business delle scommesse illegali, settore che sarebbe stato controllato indirettamente dal boss. Un affare milionario che si sarebbe aggiunto agli interessi di Carolei nel settore turistico, in quello alimentare e nel mondo dei pastifici. Tra le pagine dell’inchiesta emerge il racconto di una rete di rapporti costruita nel tempo.
Diversi imprenditori si sarebbero rivolti a Carolei per risolvere controversie e ottenere interventi: dalle dispute sulla cessione di immobili al recupero di auto e scooter rubati, grazie alle conoscenze del boss sul territorio. Un meccanismo che avrebbe trasformato la capacità di “risolvere problemi” in uno strumento di penetrazione nell’economia legale. Il favore concesso diventava così un modo per creare consenso, consolidare rapporti e ottenere spazio all’interno delle attività produttive.

