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Ci sono persone che, anche dopo la loro scomparsa, continuano a vivere attraverso le idee, gli insegnamenti e i valori che hanno saputo trasmettere. È con questo spirito che il Comitato Festa Sant’Antonio, in collaborazione con Slow Food Campania, presieduta da Patrizia Spigno, ha deciso di dedicare l’ultima giornata della sagra “Fior di latte – fior di festa” alla memoria di Fofò Ferriere, figura di riferimento per la valorizzazione della gastronomia campana e della filosofia Slow Food, scomparsa di recente.
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L’iniziativa, che si terrà questa sera e intitolata “Il Cuore di Fofò”, sarà il momento centrale di Fiordilatte Slow – I Presìdi Slow Food incontrano il Fiordilatte, un evento nato per raccontare il legame tra il fiordilatte di Agerola e le eccellenze agroalimentari custodite dai Presìdi Slow Food.
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A raccontare il significato più profondo di questa dedica è Vittorio Imperati, membro del Comitato Festa Sant’Antonio e amico fraterno di Fofò, con il quale ha condiviso anni di esperienze nel mondo dello spettacolo, della ristorazione e della promozione del territorio. «Questo non è soltanto un evento, è un sogno che stavamo costruendo insieme. Il menù di questa giornata lo stavamo studiando fianco a fianco. Ogni piatto porta dentro un suo consiglio, una sua idea, una sua intuizione.
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Per questo era giusto che la prima edizione fosse dedicata a lui». Imperati ricorda come proprio Fofò gli abbia fatto scoprire il mondo dello Slow Food e il valore del celebre principio del “Buono, Pulito e Giusto”. «Da lui ho imparato che dietro un prodotto ci sono persone, sacrifici, storia e tradizioni. Mi ha insegnato ad amare la gastronomia e a guardare il cibo con occhi diversi. Mi diceva sempre che la qualità non ha bisogno di effetti speciali».
E poi quella frase che gli amici ricordano ancora con affetto, pronunciata nel suo inconfondibile dialetto napoletano: “Nun t’ scurdà maje: meglio nu buon napulitano ca nu cattivo italiano.” Una battuta che, come spiega Imperati, nascondeva un messaggio semplice ma profondo. «Per lui significava che è meglio una pasta e patate fatta con amore e prodotti autentici che un piatto sofisticato preparato senza anima. Era la sua filosofia di vita». Tra le tante riflessioni lasciate in eredità da Fofò ce n’è una che oggi suona quasi come un appello rivolto all’intera comunità: «Agerola è una Ferrari guidata come una Cinquecento. Svegliatevi.” Parole che invitavano a credere nelle enormi potenzialità di un territorio ricco di eccellenze gastronomiche e umane.