Afragola, il giudice: «Braccialetto elettronico ai genitori di Martina Carbonaro»
LA DECISIONE
5 agosto 2026
LA DECISIONE

Afragola, il giudice: «Braccialetto elettronico ai genitori di Martina Carbonaro»

I coniugi che hanno perso la figlia di 14 anni hanno ottenuto il divieto di avvicinamento alla famiglia del ragazzo accusato di omicidio
Andrea Ripa

A più di un anno dal femminicidio della 14enne Martina Carbonaro, il caso torna al centro dell’attenzione giudiziaria con un nuovo provvedimento che riguarda questa volta i genitori della ragazza uccisa. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli Nord, Stefania Amodeo, ha disposto il divieto di avvicinamento e l’applicazione del braccialetto elettronico nei confronti di Marcello Carbonaro ed Enza Cossentino, padre e madre della giovane vittima. Entrambi risultano indagati per il reato di minacce.La misura cautelare è stata adottata per impedire ai coniugi di avvicinarsi ai familiari di Alessio Tucci, l’ex fidanzato della 14enne che ha confessato di averla uccisa a colpi di pietra nel maggio 2025 ad Afragola.

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La decisione del gip ha immediatamente provocato la reazione della difesa della famiglia Carbonaro. «Rispetto il provvedimento, ma non posso condividerlo», ha dichiarato l’avvocato Sergio Pisani, legale dei coniugi.Secondo il professionista, le frasi contestate ai genitori della ragazza non avrebbero il requisito della concreta intimidazione richiesto dal diritto penale. «Le condotte contestate – afferma Pisani – non integrano una reale minaccia penalmente rilevante. Le parole estrapolate dagli atti non erano accompagnate da alcun comportamento concretamente idoneo a intimidire o a limitare la libertà altrui».

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Il legale insiste soprattutto sul contesto emotivo in cui quelle espressioni sarebbero state pronunciate. «Erano il tragico sfogo di un padre devastato dall’omicidio della figlia, pronunciato in uno stato di disperazione e profonda alterazione emotiva». Pisani richiama anche l’orientamento della Corte di Cassazione, sostenendo che la minaccia non può essere valutata soltanto sulla base del contenuto letterale delle parole, ma richiede una concreta capacità intimidatoria. «In questo caso tale attitudine intimidatoria è inesistente», conclude il difensore, annunciando di confidare nel Tribunale del Riesame.

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Il provvedimento apre così un nuovo fronte giudiziario in una vicenda che aveva già sconvolto l’intera comunità di Afragola e l’opinione pubblica nazionale. Da una parte resta il procedimento per l’omicidio di Martina Carbonaro, dall’altra si apre ora l’inchiesta sulle presunte minacce rivolte ai familiari del giovane reo confesso. Un passaggio delicatissimo, che mette di fronte il dolore incontenibile di una famiglia distrutta dalla perdita di una figlia e la necessità, per l’autorità giudiziaria, di prevenire qualsiasi possibile escalation di tensione tra i due nuclei familiari coinvolti nella tragedia.

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GLI EPISODI CONTESTATI

Nella richiesta gli inquirenti richiamano anche quello che si è consumato in tribunale, in occasione della prima udienza del processo che vede imputato il giovane Alessio Tucci, celebrata il 19 maggio: in quell’occasione ci furono reciproche minacce, anche nell’aula del nuovo palazzo di giustizia. L’abitazione dalla quale i genitori di Martina Carbonaro devono tenersi lontani si trova a circa 300 metri dal casolare abbandonato in cui avvenne l’omicidio, luogo in cui Enza Cossentino spesso si reca a portare dei fiori e a piangere. “Si tratta di due soli episodi isolati – scrive in una memoria presentata al giudice dall’avvocato Sergio Pisani, legale della famiglia Carbonaro – verificatisi a distanza di poco più di un mese l’uno dall’altro e riconducibili entrambi a stati acuti di alterazione… non a un programma deliberato e sistematico di intimidazione”.

 

LA FAMIGLIA TUCCI

“Apprendo dagli organi di stampa che nei confronti dei genitori di Martina è stata applicata la misura cautelare del divieto di avvicinamento ai prossimi congiunti di Tucci Alessio. Siamo in attesa di ricevere la comunicazione ufficiale da parte della Procura del Tribunale di Napoli nord. In ogni caso preciso che si tratta di un provvedimento emesso a seguito di diversi episodi denunciati dai familiari di Tucci Alessio che si sono susseguiti dal 26 dicembre 2025 sino all’aprile 2026 per il reato di continuati atti persecutori. Il dolore dei genitori di Martina non può mai giustificare le condotte poste in essere ai danni dei familiari di Alessio assolutamente estranei alla tragica vicenda giudiziaria del 26 maggio 2025”. Così, l’avvocato Mario Mangazzo, legale di Alessio Tucci, sulla decisione del GIP di Napoli nord gli esporre un divieto di avvicinamento ai familiari dell’imputato. “Occorre scongiurare il rischio che violenza generi altra violenza”, conclude Mangazzo.