Oplontis, uno studio riscrive la dieta degli antichi romani
PARCO ARCHEOLOGICO
7 agosto 2026
PARCO ARCHEOLOGICO

Oplontis, uno studio riscrive la dieta degli antichi romani

Una ricerca rivela che gli abitanti dell'area vesuviana si nutrivano soprattutto di cereali, legumi e prodotti della terra.
Marco Cirillo

Il mare era a pochi passi, ma sulle tavole degli abitanti di Oplontis finiva soprattutto il raccolto dei campi. È uno dei risultati più sorprendenti emersi da un nuovo studio bioarcheologico sui resti umani delle vittime dell’eruzione del 79 d.C., che offre informazioni inedite sull’alimentazione, sulla dieta e sulle condizioni di vita della popolazione vesuviana al momento della catastrofe.

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La ricerca nasce dalla collaborazione tra il Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco Archeologico di Pompei e il DiSTABiF dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” ed è stata pubblicata sulla rivista internazionale Journal of Archaeological Science: Reports con il titolo A multidisciplinary bioarchaeological approach to diet at Oplontis (Pompeii): evidence for predominantly terrestrial resources.

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Lo studio ha preso in esame i resti umani rinvenuti nell’ambiente 10 della cosiddetta Villa B di Oplontis, dove decine di persone trovarono rifugio durante l’eruzione prima di essere raggiunte dai flussi vulcanici. Attraverso un approccio bioarcheologico multidisciplinare e analisi isotopiche degli scheletri, i ricercatori hanno ricostruito la dieta della popolazione e rivisto anche il contesto archeologico, accertando che il numero delle vittime era superiore a quello finora ipotizzato.

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Le analisi hanno evidenziato una dieta prevalentemente basata su risorse terrestri. L’alimentazione quotidiana comprendeva soprattutto cereali, come grano e orzo, legumi e altri prodotti agricoli locali, integrati da una moderata quantità di proteine di origine animale, probabilmente carne e latticini. Il pesce, pur disponibile grazie alla vicinanza della costa, aveva invece un’incidenza limitata. Lo studio ha inoltre rilevato differenze alimentari contenute tra uomini e donne, mentre alcuni animali sembrano essere stati allevati con regimi alimentari differenti rispetto ad altre specie.

«Ciò conferma – ha commentato il direttore del Parco Archeologico, Gabriel Zuchtriegel – che quando il Vangelo dice “dacci oggi il nostro pane quotidiano”, non si trattava tanto di una metafora, nel senso di cibo e più in generale di sostentamento, quanto della realtà della maggioranza della popolazione, che mangiava principalmente pane e cereali».

Per i ricercatori Oplontis rappresenta oggi un laboratorio privilegiato per comprendere le abitudini alimentari e le condizioni di vita delle comunità vesuviane di età romana. Il lavoro costituisce infatti il primo tassello di un programma di ricerca destinato ad ampliarsi anche alle vittime degli altri siti della Grande Pompei, con l’obiettivo di ricostruire sempre più nel dettaglio la vita quotidiana delle popolazioni sepolte dall’eruzione del Vesuvio.

I risultati aprono nuove prospettive anche sul piano metodologico. L’approccio multidisciplinare adottato dai ricercatori, che integra archeologia, antropologia e analisi isotopiche, consentirà infatti di confrontare i dati di Oplontis con quelli provenienti da Pompei, Ercolano, Stabia e dagli altri siti vesuviani. L’obiettivo è ricostruire con sempre maggiore precisione non solo le abitudini alimentari, ma anche le differenze sociali, economiche e ambientali che caratterizzavano le comunità dell’area prima dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.