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Il cantiere dell’eliporto “Le Tore”, sulle colline di Sorrento, è stato posto sotto sequestro preventivo. Il provvedimento è stato eseguito nella mattinata di oggi dalla Capitaneria di porto – Guardia Costiera di Castellammare di Stabia e dalla Stazione Navale della Guardia di Finanza di Napoli, in esecuzione di un decreto emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura oplontina.L’inchiesta riguarda presunte violazioni della normativa urbanistica e paesaggistica.
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Nel registro degli indagati figurano un dirigente e un funzionario del settore Lavori pubblici del Comune di Sorrento, chiamati a rispondere, a vario titolo, delle ipotesi di reato contestate. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dall’ordinamento, gli indagati sono da considerarsi non colpevoli fino a un’eventuale sentenza definitiva.Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, coordinati dalla Procura e supportati da una consulenza tecnica, i lavori di riqualificazione dell’eliporto sarebbero stati avviati in un’area sottoposta a una pluralità di vincoli ambientali e paesaggistici, tra cui quelli relativi alla Zona speciale di conservazione “Costiera amalfitana tra Nerano e Positano”, inserita nella Rete Natura 2000 e gestita dal Parco regionale dei Monti Lattari.
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L’area è inoltre soggetta a vincolo paesaggistico, idrogeologico ed è classificata a media pericolosità per fenomeni franosi.Al centro dell’inchiesta vi è l’iter autorizzativo dell’opera. Per gli inquirenti, i lavori sarebbero stati eseguiti senza un valido titolo abilitativo, senza la Valutazione di incidenza ambientale (VIncA), ritenuta necessaria dalla normativa regionale e comunitaria, e in assenza dell’autorizzazione paesaggistica prevista dal Codice dei beni culturali.La Procura contesta inoltre la legittimità della Conferenza dei servizi che aveva approvato il progetto.
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Secondo gli accertamenti, il procedimento non avrebbe potuto avere carattere decisorio perché fondato su un progetto di fattibilità tecnico-economica e non su un progetto esecutivo, approvato soltanto mesi dopo. Alla conferenza, inoltre, non sarebbero stati convocati enti ritenuti indispensabili, tra cui l’Autorità di Bacino dell’Appennino Meridionale e l’Ufficio condono del Comune.Ulteriori rilievi riguardano alcuni manufatti presenti nell’area. Secondo la consulenza tecnica, il progetto avrebbe previsto la demolizione e la ricostruzione di edifici abusivi considerati condonabili sulla base di un’interpretazione ritenuta non conforme alla normativa.Per la Procura il sequestro si è reso necessario per impedire la prosecuzione dei lavori e l’aggravamento delle conseguenze dei presunti reati, trattandosi di opere non ultimate realizzate in un contesto di particolare pregio ambientale e paesaggistico. Il provvedimento potrà essere impugnato davanti al Tribunale del Riesame.