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L’illusione di un nuovo inizio si è infranta nell’estate del 2026, trasformandosi nel déjà-vu più amaro per la comunità stabiese. A poco più di due anni dalle consultazioni amministrative dell’8 e 9 giugno 2024 – che avrebbero dovuto segnare il punto di svolta e la definitiva rinascita democratica dopo il commissariamento del febbraio 2022 – il Presidente della Repubblica ha firmato il decreto di scioglimento del Consiglio Comunale di Castellammare di Stabia per infiltrazioni della criminalità organizzata.
Il decreto ufficiale
Su proposta del Ministro dell’Interno e previa deliberazione del Consiglio dei Ministri del 14 luglio 2026, la gestione di Palazzo Farnese viene nuovamente sottratta alla politica locale e affidata per diciotto mesi a una commissione straordinaria composta dal prefetto Dario Caputo, dal viceprefetto Mara Moscato e dal dirigente generale Maurizio Vallone. La relazione ministeriale che accompagna il provvedimento tratteggia un quadro sconfortante: la discontinuità sventolata dalla politica alle ultime elezioni si è rivelata una mera finzione formale.
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Il quadro ritratto dalla commissione
I condizionamenti, le ingerenze e la permeabilità ai clan di camorra non soltanto sono sopravvissuti alla precedente gestione commissariale, ma si sono riappropriati della macchina amministrativa. Un condizionamento pervasivo e sistematico, capace di inquinare ogni ingranaggio municipale, dall’organo di indirizzo politico fino ai corridoi dei settori tecnici, gestionali e burocratici dell’ente.
Il problema del consiglio comunale
Ciò che emerge dal lavoro della commissione d’accesso – nominata nel gennaio 2026 dal prefetto di Napoli ed estesa all’intero impianto gestionale dell’ente – è una continuità soggettiva e relazionale estremamente inquietante. Tra i banchi della maggioranza consiliare come della minoranza, nonché tra i sottoscrittori delle liste e i bacini elettorali, sono riaffiorati volti, parentele e contiguità pericolose già segnalate in passato. Candidati gravati da incandidabilità, prossimi congiunti di esponenti dei clan locali e soggetti coinvolti in procedimenti penali per reati di mafia, giunti fino a misure cautelari ed arresti domiciliari prima o dopo lo svolgimento del voto.
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La festa della Juve Stabia
A simboleggiare questa opaca promiscuità tra istituzioni e criminalità è stato un episodio citato nelle carte prefettizie: la festa per la conclusione della stagione della Juve Stabia nel 2025. In quella circostanza «soggetti riconducibili ai vertici della tifoseria ultrà – legati a doppio filo ai clan di zona – sono stati accolti sul palco istituzionale per consegnare una targa a un calciatore, alla presenza del primo cittadino», si legge nel decreto. Un’esibizione di legittimazione sociale e ostentazione del potere criminale dinanzi alla cittadinanza, rispetto alla quale «l’amministrazione non ha opposto adeguate barriere, se non tardivamente dopo il forte clamore mediatico».
Gli appalti nel mirino
Ma è nelle pieghe della quotidianità burocratica che la relazione svela la sostanza di una democrazia svuotata. Nei settori più sensibili dell’ente – lavori pubblici, urbanistica, edilizia, patrimonio e servizi – la commissione ha riscontrato il ricorso sistematico ad affidamenti diretti artificiosi, frazionamenti di appalti e controlli formali, pensati per bypassare le verifiche antimafia e favorire ditte legate alla criminalità organizzata locale e a consorterie esterne come il clan dei Casalesi.
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Le infiltrazioni dei clan
Grave appare il panorama delle irregolarità nei singoli servizi: dalla fornitura di materiale per la raccolta differenziata, assegnata in continuità a ditte vicine a contesti criminali, fino all’allestimento della spiaggia libera per la stagione 2025, affidato a un’impresa legata alla malavita locale. Criticità sono emerse nel servizio di trasporto infermi e steward, assegnato a una società il cui gestore effettivo era gravato da precedenti mafiosi e colpito da interdittiva antimafia nell’ottobre 2025.
I servizi
Un modello ripetutosi nei servizi funebri per indigenti, dove gli affidamenti diretti sono proseguiti a favore di ditte interdette o collegate allo stesso centro d’interesse. Perfino i servizi destinati ai cittadini più fragili e ai minori sono finiti nella rete del condizionamento malavitoso. Nell’appalto per la refezione scolastica, tra i dipendenti della ditta aggiudicataria figuravano soggetti legati alla criminalità locale. Ombre analoghe hanno avvolto la gestione delle luminarie natalizie e l’allestimento dei seggi elettorali.
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Gli sgomberi mai eseguiti
In campo edilizio e urbanistico, l’istruttoria ha portato alla luce corsie preferenziali per esponenti criminali: pratiche di sanatoria per abusi edilizi tenute congelate durante il commissariamento e liquidate con esito positivo a pochi mesi dall’insediamento della nuova giunta. Parallelamente, sugli immobili comunali occupati abusivamente dai clan, si è registrata un’inerzia totale, con mancati sgomberi e una morosità dilagante tollerata a grave danno dell’erario.