Torre del Greco, condono «negato» per una casa nel Parco Vesuvio: il Comune sconfitto in tribunale
Torre del Greco. Il diniego al condono edilizio è da rifare. E a pagare, stavolta, sono il Comune di Torre del Greco e l’Ente Parco Nazionale del Vesuvio.
Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso contro il «no» opposto alla sanatoria di un’abitazione di via Ruggiero, annullando sia il provvedimento del Parco sia la sentenza con cui il Tar Campania aveva dato ragione all’amministrazione comunale.
Una doppia sconfitta per gli enti pubblici, chiamati ora anche a sostenere le spese da 4.000 euro dei due gradi di giudizio.
La genesi del contenzioso
La storia comincia con una licenza edilizia rilasciata nel 1960. Negli anni successivi l’immobile venne modificato varie volte: alcuni ampliamenti al piano terra e una cantina tra il 1961 e il 1965, poi un bagno, un terrazzo coperto e la sopraelevazione dell’intero primo piano tra il 1990 e il 1991.
Per gli interventi venne presentata una domanda di condono nel febbraio del 1995. La data è decisiva, perché solo pochi mesi dopo – il 5 giugno 1995 – nasce ufficialmente il Parco Nazionale del Vesuvio.
L’immobile di via Ruggiero, nel cuore dell’area protetta, finisce così nella zona del Piano del Parco individuata come «Paesaggio agrario del Vesuvio Meridionale».
La pratica di condono – come «consuetudine» del Comune di Torre del Greco – resta ferma per anni.
Nel 2018 l’ente di palazzo Baronale trasmette la documentazione all’Ente Parco e due anni dopo arriva il parere. Per le opere più vecchie – realizzate prima del 1965 – il nulla osta è favorevole.
Il semaforo diventa, invece, rosso per gli interventi del 1990-1991: secondo il Parco, non sono compatibili con le regole della zona.
La battaglia legale
La proprietaria si rivolge al Tar Campania, ma nel febbraio 2024 i giudici amministrativi di Napoli respingono il ricorso. La vicenda approda così al Consiglio di Stato, dove la decisione cambia completamente.
Per i giudici di Palazzo Spada, il Parco non poteva limitarsi a dire che le opere contrastavano con le norme del Piano.
Gli interventi erano, infatti, precedenti alla nascita del vincolo e – proprio per questo motivo – non potevano essere bocciati attraverso un meccanismo automatico.
Occorreva esaminare l’immobile, il luogo in cui si trova, lo stato dei luoghi e l’effettiva incidenza delle opere sui valori ambientali tutelati.
Proprio ciò che – secondo la settima sezione del consiglio di Stato presieduta dal presidente facente funzioni Giovanni Sabbato- non è stato fatto. Nel provvedimento del 2020 il Parco si era limitato a richiamare le norme della zona C2, senza indicare concretamente perché l’edificio e gli interventi realizzati negli anni Novanta fossero incompatibili con il paesaggio del Vesuvio.
Una motivazione ritenuta eccessivamente generica e insufficiente a sostituire l’istruttoria necessaria per una pratica di condono legata a un vincolo ambientale arrivato dopo la realizzazione delle opere.
Il Consiglio di Stato ha, quindi, accolto l’appello e riformato la decisione del Tar Campania, annullando i provvedimenti impugnati.
I prossimi step
La sentenza non implica che l’immobile sia stato automaticamente condonato. Il verdetto impone ai due enti di tornare sulla pratica e compiere le valutazioni concreti che, secondo i giudici, erano mancate.
Sarà, quindi, necessario un nuovo esame della compatibilità delle opere con il contesto paesaggistico e ambientale.
Intanto resta il conto della causa: il Comune di Torre del Greco e l’Ente Parco Nazionale del Vesuvio sono stati condannati in solido al pagamento delle spese e delle competenze di entrambi i gradi di giudizio, per 4.000 euro oltre accessori.
Il tutto per non avere prestato un minimo di attenzione a una pratica di condono rimasta sospesa per «soli» 30 anni.
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