#MOVA, TECNOMANIA
25 Agosto 2026

Rover X10, più drone che robot da piscina

Autonomia elevata e navigazione avanzata al servizio della pulizia
Gennaro Annunziata

Per anni il robot da piscina è stato un apparecchio relativamente semplice, che si muoveva all’interno della vasca e aspirava lo sporco lungo il suo percorso. Oggi la categoria sta cambiando. A cingoli e spazzole si sono aggiunti sensori, sistemi di mappatura, algoritmi per la pianificazione dei percorsi, controllo tramite app e batterie abbastanza capienti da consentire cicli di lavoro più lunghi e articolati. Si è ampliato, di conseguenza, anche il concetto di pulizia della piscina. Non più soltanto fondo e pareti, ma anche angoli, gradini, zone poco profonde, linea d’acqua e, nei modelli più evoluti, persino la superficie.
In questa fascia si colloca Rover X10 di MOVA. Non è un semplice puliscifondo al quale sono stati aggiunti un po’ di elettronica e una connessione Wi-Fi, ma una macchina sofisticata capace di controllare attivamente il proprio movimento nell’acqua, invece di limitarsi a seguire il profilo della vasca.
Ed è proprio osservandolo al lavoro che è nato il titolo di questa recensione. Rover X10 non è, naturalmente, un drone in senso stretto, ma sensori, mappatura e quattro propulsori a getto, coordinati per gestire spinta e assetto, gli consentono movimenti che ricordano più quelli di un piccolo veicolo subacqueo autonomo che quelli di un tradizionale robot da piscina. Scende, risale, si stabilizza, cambia direzione, raggiunge la superficie e adatta il percorso alla geometria che incontra.
Qui emerge la vera ambizione del prodotto. Non soltanto pulire meglio, ma ridurre il più possibile l’intervento manuale. Un obiettivo tutt’altro che semplice, perché rendere realmente autonoma la pulizia di una piscina è molto più complesso che far muovere ordinatamente un robot aspirapolvere sul pavimento di casa.

La prima impressione arriva ancora prima di metterlo in acqua. Rover X10 è grande e pesante. Le dimensioni sono 54 x 46 x 32 centimetri, mentre il peso raggiunge i 15,8 chilogrammi. Non serve una bilancia per accorgersene. Quando bisogna spostarlo dalla zona di ricarica al bordo piscina il peso si fa sentire, e ancora di più quando lo si estrae al termine di un ciclo con parte dell’acqua ancora all’interno.
La costruzione spiega in parte questa stazza.

Il corpo ha due grandi cingoli laterali, rulli di pulizia anteriori e posteriori, spazzole dedicate alle zone perimetrali, numerosi sensori e la caratteristica torretta superiore che ospita il sistema LDS. Tutto contribuisce a restituire l’impressione di una macchina progettata pensando soprattutto a quello che deve fare in acqua, più che alla facilità con cui può essere trasportata fuori dalla vasca.
Anche plastiche e assemblaggi sono coerenti con il posizionamento alto del prodotto. Gli elementi mobili non danno l’impressione di essere fragili e le parti che si maneggiano più spesso, come cestello, coperchi e impugnatura, sono realizzate per sopportare un utilizzo frequente. È un aspetto tutt’altro che secondario per un apparecchio destinato a passare continuamente dall’acqua al bordo vasca, essere risciacquato, lasciato asciugare e poi ricollocato sulla base.

L’ergonomia è inevitabilmente un compromesso. L’impugnatura facilita gli spostamenti e il sistema di ritorno verso il punto di recupero evita almeno di dover andare a riprendere la macchina dall’altra parte della piscina. Il peso, però, resta. Per una persona anziana o per chi ha problemi alla schiena non è un dettaglio trascurabile.
Rover X10 comunica quindi fin dal primo contatto una scelta progettuale abbastanza netta. La priorità è stata realizzare un dispositivo capace di muoversi e lavorare in modo sofisticato nell’acqua, non costruire un apparecchio leggero, semplice da maneggiare. La robustezza convince. La trasportabilità decisamente meno.
MOVA definisce Rover X10 un sistema OMNI Clean 7-in-1, pensato per intervenire su sette aree diverse della piscina.

Il robot può lavorare su superficie, fondo, pareti, linea d’acqua, angoli, gradini e zone poco profonde.
La precisazione è importante perché molti robot senza fili svolgono egregiamente il lavoro sul fondo e, nei modelli più evoluti, riescono a estendere la pulizia anche a pareti e linea d’acqua. Rover X10 prova invece a considerare la piscina come un unico ambiente tridimensionale.

Sul fondo è nel suo elemento naturale. I cingoli garantiscono un appoggio stabile e i grandi rulli lavorano su una fascia sufficientemente ampia, permettendo al robot di procedere con movimenti regolari. Quando passa alle pareti entra maggiormente in gioco la propulsione. Non è aggrappato alla superficie verticale grazie alla sola aspirazione ma una parte importante della stabilità deriva anche dal modo in cui gestisce la spinta nell’acqua.

La linea d’acqua è una delle zone in cui questa impostazione si apprezza maggiormente. Rover X10 risale la parete, raggiunge la parte alta della vasca e riesce a lavorare lateralmente mantenendo una buona stabilità. Sulle superfici regolari il comportamento è convincente e il passaggio dalla parete alla linea d’acqua appare più controllato rispetto a quello di molti concorrenti tradizionali.

Più variabile è il comportamento su gradini e zone poco profonde, dove la resa dipende molto dalla geometria della vasca. È l’aspetto su cui il 7-in-1 va letto con maggiore cautela, come vedremo in seguito nel dettaglio. Anche gli angoli più stretti sono zone dove i limiti fisici del robot si fanno sentire di più e possono richiedere qualche intervento manuale.
Il vantaggio di OMNI Clean resta comunque concreto. Invece di utilizzare il robot soltanto per il fondo e affidarci poi a retino, spazzola e aspirazione manuale per tutto il resto, possiamo delegare a Rover X10 una fetta molto più ampia della pulizia. Il 7-in-1 va però letto come indice della versatilità del sistema, non come garanzia che tutte e sette le zone vengano trattate con la stessa efficacia in ogni piscina.
La caratteristica che rende Rover X10 realmente diverso da molti concorrenti emerge soprattutto osservando come si muove in acqua.
MOVA chiama FloatDrive il sistema che coordina i quindici motori del robot.

Di questi, quattro sono i Jet-Drive dedicati al movimento verticale, mentre gli altri gestiscono trazione, spinta e controllo dell’assetto. Ai tradizionali cingoli si affianca una propulsione basata su getti d’acqua controllabili separatamente, che consente al robot di intervenire in modo più attivo sull’assetto, sulla spinta e sulla direzione durante il lavoro.
La differenza si percepisce soprattutto nei passaggi tra fondo e pareti. Un robot convenzionale dipende in larga parte dal contatto con la superficie, percorre il fondo, raggiunge la parete e prova a risalirla. Rover X10 continua a utilizzare i cingoli, ma può sfruttare la spinta dei jet per accompagnare il movimento, stabilizzarsi e correggere la propria posizione.
Il contatto con fondo e pareti resta comunque fondamentale. La maggiore libertà di movimento non va confusa con la capacità di “volare” all’interno della vasca. I jet servono soprattutto a rendere più controllata e precisa la dinamica di una macchina che pesa quasi sedici chilogrammi. Quando tutto funziona come previsto, Rover X10 sembra sapere non soltanto dove vuole andare, ma anche come orientare il proprio corpo per arrivarci.
Per l’aspirazione MOVA dichiara una portata massima di 38.000 litri l’ora. È un valore riferito al funzionamento alla massima potenza e, da solo, non basta a raccontare l’efficacia della pulizia. Una portata più elevata non significa necessariamente raccogliere in proporzione più sporco. A fare davvero la differenza sono la capacità di intercettare i detriti, convogliarli verso il filtro e lasciare il fondo pulito dopo il passaggio.
Quando lo sporco è più pesante, però, la riserva di aspirazione si fa apprezzare. Sabbia, terriccio depositato e foglie impregnate d’acqua richiedono qualcosa di più del semplice passaggio sopra il detrito. In queste condizioni Rover X10 mostra una potenza sufficiente per trascinare il materiale verso il sistema di filtrazione senza perdere eccessivamente ritmo o efficacia.
Se i jet sono i muscoli del Rover X10, AquaScan 360° e PoolNavi costituiscono il sistema che prova a dare un ordine ai suoi movimenti. La torretta LDS scansiona l’ambiente sott’acqua e contribuisce a ricostruire la geometria della piscina. A questa si affiancano telecamere e una dotazione complessiva di 29 sensori, con informazioni che PoolNavi utilizza per pianificare e correggere il percorso.
La prima differenza che notiamo rispetto ai robot più semplici è proprio la maggiore razionalità della navigazione.

Sul fondo Rover X10 tende a seguire traiettorie riconoscibili, con passaggi paralleli e correzioni in prossimità dei bordi, invece di affidarsi a movimenti casuali e continui rimbalzi tra le pareti.
Questo non significa che eviti sempre di passare due volte nello stesso punto. Sarebbe persino controproducente aspettarselo, soprattutto quando lo sporco richiede una seconda passata. La sensazione, però, è che le ripetizioni rispondano più spesso a una logica di copertura che al semplice caso.
La qualità della navigazione dipende anche dalle condizioni della vasca. Con acqua limpida la lettura dell’ambiente è più precisa, mentre con una visibilità ridotta il comportamento può diventare meno regolare. È una conseguenza plausibile per un sistema che affida parte della propria capacità di interpretare lo spazio a sensori ottici e di scansione.

Anche gli ostacoli rappresentano un banco di prova interessante. Gli oggetti più grandi vengono generalmente individuati e aggirati, mentre elementi piccoli o geometrie complesse come scalette, tubolari, supporti e sporgenze insolite possono mettere maggiormente in difficoltà la pianificazione. In queste situazioni capita che il robot insista più del necessario in una determinata zona prima di trovare una traiettoria efficace per allontanarsene.
Per questo motivo è preferibile rimuovere giochi, occhialini e altri oggetti mobili prima di avviare la pulizia. La mappatura evoluta riduce gli spostamenti casuali e migliora la copertura, ma non trasforma la piscina in un ambiente nel quale possiamo lasciare qualsiasi ostacolo aspettandoci che Rover X10 lo interpreti sempre correttamente.

Nell’app MOVAhome, disponibile per iOS e Android, è possibile visualizzare la mappa della piscina e seguire le informazioni raccolte durante il ciclo di lavoro.

L’app aiuta a capire la logica dei percorsi e consente anche di scegliere il punto verso cui far tornare il robot al termine della pulizia.
L’esperienza software, però, non ha ancora raggiunto il livello di maturità dei migliori robot aspirapolvere domestici. In casa siamo abituati a suddividere una planimetria in stanze, creare zone vietate, impostare muri virtuali e costruire routine molto dettagliate. Con Rover X10 la gestione è più essenziale e lascia meno spazio alla personalizzazione.
Il limite non riguarda tanto la capacità del robot di interpretare la piscina, quanto il modo in cui una parte di questa intelligenza viene mostrata all’utente. A nostro avviso, hardware e navigazione sono più maturi dell’interfaccia software. Alcune funzioni potrebbero essere organizzate in modo più chiaro e anche i registri dei cicli non sempre permettono di capire immediatamente se tutte le fasi previste siano state completate.
Si tratta di aspetti correggibili con aggiornamenti software, ma su un prodotto che punta così tanto sull’automazione non sono secondari. Un robot autonomo non deve soltanto lavorare senza di noi, deve anche farci capire chiaramente che cosa ha fatto e con quale risultato.
Tutta la tecnologia raccontata fin qui passa inevitabilmente in secondo piano quando guardiamo il fondo della piscina. Se sabbia, foglie e residui sono ancora lì, quattro jet e ventinove sensori servono a poco.
È proprio sul fondo, invece, che Rover X10 mostra il lato più convincente del suo lavoro. Con foglie e residui vegetali di dimensioni normali la raccolta è rapida. Il design a doppio rullo spinge il materiale verso l’aspirazione e il robot non deve centrare perfettamente ogni detrito, perché il movimento dell’acqua contribuisce a convogliarlo verso la bocca. Anche quando le foglie sono ormai impregnate e appoggiate sul fondo, la potenza disponibile riduce sensibilmente i passaggi a vuoto tipici dei pulitori meno energici.
La sabbia rappresenta una prova interessante. I granelli sottili non offrono la stessa evidenza visiva di una foglia che scompare nel cestello, ma sono proprio il tipo di sporco che permette di valutare meglio il lavoro combinato di aspirazione, percorso e filtrazione. Nelle zone percorse con regolarità la differenza si nota e, una volta terminato il ciclo, il filtro fine trattiene una quantità di materiale che nell’acqua era quasi invisibile a occhio nudo.
Ancora più insidiosi sono polline e polvere. Una parte rimane sospesa, un’altra forma sul fondo un velo quasi impercettibile. È qui che il filtro da 3 micron mostra la sua utilità. Trattenere particelle così fini limita la quantità di sporco che il movimento del robot potrebbe semplicemente sollevare e ridistribuire nella vasca.
Non possiamo naturalmente chiedere al Rover X10 di sostituire il sistema di filtrazione della piscina. Sono due lavori diversi. Dopo giornate ventose o periodi di inutilizzo, però, il filtro più fine aiuta a restituire all’acqua un aspetto più pulito rispetto al solo passaggio con una rete a maglia più larga.
Insetti e piccoli detriti non rappresentano particolari difficoltà. È piuttosto lo sporco misto, fatto di qualche foglia, insetti, sabbia portata dai piedi, polvere e residui vegetali, a mostrare meglio il senso di un prodotto come questo. In queste condizioni il vantaggio sta proprio nel poter affrontare materiali diversi nello stesso ciclo senza dover intervenire con strumenti separati.
Sulle pareti il giudizio richiede qualche distinguo in più. Su superfici regolari il robot sale con decisione e raggiunge la linea d’acqua, dove rulli e spinta lavorano insieme. Lo sporco recente e le patine leggere vengono rimossi con buona efficacia. Se ci troviamo invece davanti a una linea d’acqua scurita da tempo, depositi di calcare, alghe aderenti o residui di creme solari stratificati, la spazzola manuale continua ad essere necessaria. Rover X10 può ridurre la frequenza dell’intervento, ma non sostituisce né la corretta gestione chimica dell’acqua né la manutenzione straordinaria.
Anche la geometria della vasca conta molto. Pareti particolarmente curve, strutture flessibili o profili negativi possono mettere il robot maggiormente in difficoltà. È un aspetto da considerare prima dell’acquisto, perché la compatibilità con numerosi rivestimenti non significa automaticamente che ogni forma offra al robot le stesse condizioni di aderenza e movimento.
Gli scalini sono probabilmente la zona in cui abbiamo riscontrato la maggiore variabilità di resa. Con gradini larghi e sufficientemente sommersi, la capacità di modificare l’assetto permette a Rover X10 di affrontare passaggi che un normale puliscifondo difficilmente tenterebbe. Quando invece gli scalini sono stretti o ravvicinati, il risultato diventa meno prevedibile. Può capitare di ritrovarsi con un gradino ben pulito e quello accanto quasi ignorato.
Gli angoli mostrano un comportamento simile. EdgeDrive aiuta a smuovere lo sporco accumulato lungo il perimetro e a spingerlo verso la zona di aspirazione, ma resta il limite fisico imposto dalle dimensioni del robot. Negli spigoli più stretti qualche residuo può sopravvivere anche a un ciclo ben eseguito.
Quanto ai tempi, è difficile indicare una durata valida per ogni situazione. Forma della vasca, modalità selezionata e quantità di sporco incidono sul risultato. In una piscina domestica di dimensioni normali non serve necessariamente sfruttare tutta l’autonomia disponibile, perché il ciclo può terminare molto prima che la batteria diventi un problema. Quando chiediamo invece una pulizia più completa, distribuita tra fondo, pareti, linea d’acqua e altre zone, dobbiamo concedergli il tempo necessario per cambiare quota e modalità di lavoro senza giudicarlo soltanto dalla velocità con cui percorre il fondo.
Il dato più interessante emerge però alla fine. Dopo un ciclo ben riuscito, il lavoro manuale che resta non consiste nel rifare la piscina da capo, ma nel correggere qualche zona particolarmente difficile. È questa, più di qualsiasi numero sulla scheda tecnica, la differenza di un prodotto di questa fascia.
La superficie è probabilmente l’aspetto in cui Rover X10 si allontana di più dall’idea tradizionale di puliscifondo.

In modalità skimming cambia comportamento, raggiunge il pelo dell’acqua e si muove intercettando foglie, insetti, polline e altri residui galleggianti, mentre le spazzole laterali aiutano a convogliarli verso l’apertura di aspirazione.
Quando l’acqua è abbastanza calma, il risultato è molto convincente. Le foglie che altrimenti avremmo raccolto con il retino vengono intercettate durante il passaggio e il vantaggio è ancora più evidente nelle piscine circondate da alberi o vegetazione. Dopo un pomeriggio ventoso, poter avviare una pulizia della superficie senza prendere l’asta telescopica è una comodità che si apprezza subito.
Il vento resta però il vero avversario di questa funzione. Il robot segue una traiettoria, i detriti galleggianti no. Se una brezza continua sposta foglie e polline mentre Rover X10 si muove, una parte dello sporco può cambiare zona e sfuggire alla traiettoria prima di essere intercettata.
Per questo il retino è ancora utile. Possiamo usarlo meno spesso, ma non possiamo dimenticare che uno skimmer mobile lavora in un ambiente dinamico, nel quale acqua e vento continuano a spostare ciò che galleggia. Anche il tradizionale skimmer fisso conserva un vantaggio, perché richiama costantemente l’acqua verso un punto preciso invece di dover raggiungere fisicamente ogni residuo.

Il surface skimming rimane comunque una delle funzioni più utili del Rover X10, perché completa davvero il lavoro. Un robot che pulisce perfettamente il fondo ma lascia galleggiare foglie e insetti risolve soltanto una parte del problema. Qui possiamo intervenire prima che quei residui si impregnino d’acqua, affondino e diventino nuovo sporco da aspirare.
È una funzione meno spettacolare dei quattro Jet-Drive, ma nella manutenzione quotidiana può rivelarsi forse anche più importante.
Prima o poi tutta la sofisticazione di Rover X10 finisce però dentro un contenitore pieno di foglie, sabbia e insetti. Ed è proprio in quel momento che si misura la qualità del progetto, perché un robot destinato a lavorare spesso deve essere semplice da gestire anche dopo la pulizia.

Il cestello ha una capacità di circa cinque litri ed è accessibile dall’alto. Basta aprire il coperchio, estrarre il contenitore e portarlo nel punto in cui vogliamo svuotarlo e risciacquarlo.
La capacità è sufficiente per evitare svuotamenti troppo frequenti anche quando in piscina finiscono parecchie foglie e altri residui. Dopo un temporale o in una vasca particolarmente esposta agli alberi possiamo naturalmente arrivare a riempirlo, ma nell’uso ordinario i cinque litri risultano ben proporzionati all’autonomia del robot.

La doppia filtrazione permette di adattare il sistema al tipo di sporco. La rete da 180 micron è indicata per foglie e detriti più comuni e lascia circolare l’acqua con minore resistenza. Il filtro fine, capace di trattenere particelle fino a 3 micron, diventa invece utile quando dobbiamo raccogliere sabbia sottile, polline e polvere.
È proprio quest’ultimo a richiedere qualche attenzione in più dopo il ciclo. Fa bene il suo lavoro e, proprio per questo, tende a riempirsi rapidamente di sporco fine. La rimozione è semplice e il lavaggio sotto acqua corrente non crea particolari difficoltà, ma più sfruttiamo la filtrazione spinta, più diventa importante risciacquare accuratamente il filtro per mantenerne l’efficienza.
Non possiamo quindi parlare per Rover X10 di manutenzione zero. Abbiamo automatizzato la raccolta dello sporco, non il suo smaltimento. Qualcuno deve ancora aprire il robot, svuotare il cestello e pulire gli elementi filtranti.
L’intera operazione richiede però pochi minuti, senza costringerci a toccare direttamente la massa di detriti raccolti. Per un prodotto progettato per ridurre il tempo dedicato alla manutenzione della piscina, è un aspetto pratico rilevante.
Connettere un robot in casa è semplice. Farlo quando si trova sul fondo di una piscina è tutt’altra questione. Wi-Fi e Bluetooth attraversano infatti con difficoltà una massa d’acqua ed è per questo che molti robot perdono il collegamento con l’app non appena vengono immersi.

Rover X10 affronta il problema con AquaSonar, un piccolo modulo galleggiante che resta in superficie e svolge il ruolo di ponte tra la rete Wi-Fi e il robot, utilizzando la comunicazione ultrasonica per mantenere il collegamento sott’acqua.
Attraverso l’app MOVAhome possiamo controllare lo stato del robot, scegliere le modalità di pulizia, consultare le informazioni sulla mappa, richiamare Rover X10 verso un punto più comodo e, quando previsto, impartire comandi senza dover attendere che riemerga.
La risposta è sufficientemente rapida da rendere il sistema realmente utile nell’uso quotidiano, e non una semplice curiosità tecnologica. Se ci accorgiamo che una zona richiede maggiore attenzione o vogliamo interrompere il ciclo, possiamo intervenire senza essere costretti a recuperare il robot, modificarne le impostazioni e immergerlo nuovamente.
AquaSonar ha però una batteria indipendente e deve quindi essere ricaricato separatamente. È un dettaglio facile da dimenticare finché non troviamo il modulo scarico proprio quando vorremmo utilizzare le funzioni più avanzate. Anche la copertura Wi-Fi intorno alla piscina deve essere adeguata. Se la vasca si trova lontano dall’abitazione o in una zona poco raggiunta dalla rete domestica, potrebbe essere necessario estendere meglio il segnale all’esterno.
MOVAhome offre numerose possibilità di configurazione, forse persino troppe durante le prime ore di utilizzo. Con il tempo si impara a concentrarsi sulle modalità che servono realmente, ma l’interfaccia non ha ancora l’immediatezza dei migliori ecosistemi smart home.

Dentro Rover X10 troviamo una batteria agli ioni di litio da 15.000 mAh. MOVA dichiara fino a sei ore di pulizia continua del fondo con una singola carica e una copertura massima di 500 metri quadrati nelle condizioni previste dai propri test.
Sono numeri che guardano soprattutto alle piscine di grandi dimensioni. In una normale vasca familiare, il vantaggio non è tanto nel lasciare il robot al lavoro per sei ore consecutive, quanto nel non dover organizzare ogni ciclo in funzione della batteria residua. Possiamo scegliere un programma più lungo o avviare una seconda passata senza preoccuparci troppo dell’autonomia.
Nei cicli di circa un’ora e mezza o due ore il margine residuo rimane ampio. La sensazione, nell’uso quotidiano, è quindi quella di avere a disposizione una batteria sovradimensionata rispetto alle esigenze di una piscina domestica media, ed è un vantaggio perché permette di alternare fondo, pareti e superficie senza dover continuamente fare i conti con la percentuale rimasta.
La durata effettiva varia naturalmente in base al tipo di lavoro. Muoversi sul fondo richiede meno energia rispetto alla risalita delle pareti o all’impiego più intenso della propulsione. Incidono anche la quantità di sporco, la modalità selezionata e la potenza di aspirazione utilizzata.
La ricarica completa richiede circa sei ore e mezza. Non è particolarmente rapida, ma la capacità elevata della batteria rende poco frequente la necessità di ricaricare il robot nella stessa giornata. Se lo utilizziamo secondo una routine normale, con pulizia, recupero, risciacquo del filtro e ritorno alla base, i tempi di ricarica si integrano senza particolari difficoltà nell’uso quotidiano.

La ricarica wireless è uno degli aspetti che apprezziamo di più. Basta sistemare Rover X10 sulla base, senza dover cercare connettori, asciugare prese o collegare cavi al corpo del robot. In un ambiente dove acqua, ossidazione e contatti elettrici non sono la combinazione ideale, è una soluzione che aggiunge praticità ma anche una certa tranquillità d’uso.
Il prezzo di listino del Rover X10 è di 2.499 euro, una cifra che lo colloca senza dubbi nella fascia dei robot da piscina premium. A questo livello di spesa, caratteristiche come mappatura, propulsione a getto, controllo sott’acqua, surface skimming e grande autonomia devono rappresentare esigenze concrete, perché un buon robot tradizionale costa sensibilmente meno.
Al momento in cui scriviamo, però, Rover X10 viene proposto in promozione a 999 euro, sia sul sito ufficiale che su Amazon. Una riduzione così consistente cambia radicalmente il giudizio sul suo posizionamento. Il prezzo scende infatti sotto quello di molte alternative premium e si avvicina a quello di modelli che offrono una copertura della piscina meno completa e un livello di automazione inferiore.
A 999 euro il rapporto tra tecnologia, capacità di pulizia e prezzo diventa uno dei principali punti di forza del Rover X10. A 2.499 euro, invece, saremmo più severi nel valutare i limiti del software e una gestione delle geometrie più complesse che, come abbiamo visto, non è sempre impeccabile.
A chi lo consigliamo? Soprattutto a chi possiede una piscina medio-grande, in particolare se esposta con una certa frequenza a foglie, polline, insetti e sabbia. Rover X10 ha senso per chi utilizza spesso la piscina e considera il tempo risparmiato nella manutenzione un vantaggio concreto. Ancora di più per chi cerca un unico apparecchio capace di occuparsi non soltanto del fondo, ma anche di pareti, linea d’acqua e superficie, riducendo al minimo gli interventi manuali.
Per una piccola vasca rettangolare, poco esposta allo sporco e con uno skimmer che svolge già efficacemente il proprio lavoro, tutta questa tecnologia può risultare sovradimensionata rispetto alle reali esigenze. In uno scenario del genere, un robot più semplice, leggero e meno costoso è una scelta più razionale.
Gennaro Annunziata