Una mappa WhatsApp dei posti di blocco a Vico Equense
CRIMINALITÀ
1 settembre 2026
CRIMINALITÀ

Una mappa WhatsApp dei posti di blocco a Vico Equense

Messaggi in tempo reale sulla posizione dei carabinieri, un sistema finito sotto la lente degli investigatori dopo un arresto per droga.
Marco Cirillo

Trecento occhi puntati sulla strada, un telefono che vibra e una segnalazione che può cambiare percorso in pochi secondi. A Vico Equense una chat WhatsApp chiamata “PDB Allert” avrebbe trasformato il passaparola sui controlli delle forze dell’ordine in una rete organizzata di segnalazioni in tempo reale. Un sistema alimentato dagli utenti, con messaggi brevi e continui sulla posizione dei carabinieri, nato per avvertire chi percorre le strade della penisola sorrentina della presenza di posti di blocco.

 

La scoperta
La scoperta è arrivata quasi incidentalmente, nel corso di un’operazione antidroga che ha portato all’arresto di un ventenne, sorpreso mentre cedeva 40 grammi di sostanza stupefacente a un cliente in cambio di 400 euro. Il giovane è in attesa di giudizio, mentre l’acquirente è stato segnalato. L’intervento dei militari della stazione di Vico Equense, però, non era legato a un posto di blocco. Il controllo è scattato durante un servizio antidroga condotto a piedi, con militari sia in uniforme sia in borghese.

Le notifiche sul telefono
Un’operazione estemporanea, condotta senza una presenza visibile lungo la strada. Ed è proprio qui che la vicenda assume un altro significato. Durante la stesura degli atti, infatti, i carabinieri avrebbero notato le continue notifiche che arrivavano sul telefono dell’acquirente. Messaggi che indicavano la presenza delle forze dell’ordine in diversi punti del territorio e che hanno portato i militari a concentrare l’attenzione su una chat denominata “PDB Allert”. PDB sta per “Posti Di Blocco”. Il gruppo conterrebbe circa 300 membri, tutti verosimilmente legati al territorio costiero. Il meccanismo è semplice: chi nota una pattuglia o un controllo lo segnala agli altri, fornendo indicazioni sulla posizione.

La mappa e i messaggi
Una sorta di mappa collettiva, aggiornata dagli stessi utenti attraverso WhatsApp. Alcuni messaggi sono particolarmente espliciti: “CC alla fine di via bagnulo nascosti”, “pdb cc piazza a seiano”, “CC in giro per piazz mercato”, “cc piazza lauro”. Poche parole, abbastanza però per trasformare un avvistamento in un’informazione immediatamente disponibile a centinaia di persone. Non si tratta quindi del tradizionale passaparola tra automobilisti. La messaggistica istantanea consente di moltiplicare e accelerare le segnalazioni, creando una rete nella quale ogni utente può diventare una sentinella e ogni controllo può essere comunicato in pochi secondi.

L’indagine
La domanda, ora, è quale sia l’effettiva funzione della chat e soprattutto quale uso venga fatto delle informazioni condivise. Segnalare genericamente la presenza di una pattuglia può apparire come un servizio tra automobilisti; fornire sistematicamente indicazioni utili a evitare controlli può invece assumere un significato completamente diverso, soprattutto quando quelle informazioni possono interessare chi ha qualcosa da nascondere. È questo il punto sul quale si concentrano gli approfondimenti d’indagine, passando al vaglio contenuti e utenti del gruppo per comprendere frequenza, modalità e finalità delle segnalazioni.

Il doppio filone
L’arresto per droga, dunque, apre una seconda pista di verifica. Da una parte c’è l’indagine sullo spaccio; dall’altra una rete digitale che sembra avere trasformato le strade della costiera in una sorta di grande mappa condivisa dei controlli. Trecento utenti, decine di segnalazioni e un sistema che funziona soltanto se le informazioni continuano a circolare. Ora toccherà agli investigatori capire dove finisca il semplice avviso tra cittadini e dove, invece, possa iniziare qualcosa di diverso.