Strage della funivia per il Faito, l'inchiesta infinita: «Troppe prove da analizzare»
Mentre i ristoranti chiudono e posti di lavoro svaniscono, la verità sulla strage della funivia del Faito dovrà ancora attendere.…
Un ultimo mese e mezzo di verifiche, confronti e analisi prima di mettere il punto alla ricostruzione tecnica della tragedia del Faito.Il periodo cerchiato sul calendario è quello di fine ottobre, quando il pool di esperti nominato dal gip del tribunale di Torre Annunziata Luisa Crasta ha annunciato di voler depositare la superperizia sulla caduta della funivia che il 17 aprile 2025 costò la vita a quattro persone e provocò il grave ferimento di un quinto passeggero.
Nel frattempo il 7 ottobre è stata fissata quella che dovrebbe essere l’ultima fase interlocutoria in aula prima del deposito dell’elaborato da sottoporre alle parti coinvolte.
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È questo il passaggio emerso ieri pomeriggio nell’ultima udienza dell’incidente probatorio, celebrata al tribunale di Torre Annunziata. In aula i tecnici hanno illustrato gli ultimi passaggi necessari prima della consegna dell’elaborato destinato a diventare uno degli elementi centrali del processo che si terrà a carico dei presunti responsabili della tragedia che ha per sempre cambiato Castellammare di Stabia.
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Una relazione nella quale dovranno essere messe in fila componenti, dati, verifiche e circostanze per arrivare a una risposta alla domanda che da quasi un anno e mezzo accompagna l’indagine: che cosa accadde davvero quel giovedì 17 aprile sulla linea che collegava Castellammare di Stabia al Monte Faito? La «panarella» era in fase di salita quando qualcosa non funzionò.
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La cabina iniziò a perdere la propria posizione sui cavi, scivolò all’indietro e finì per precipitare lungo il costone della montagna. Una manciata di secondi trasformò una corsa verso la stazione a monte in una tragedia. A bordo c’erano il vetturista Carmine Parlato, Janan Suliman, Elaine Margaret Winn e Derek Winn, tutti morti nell’impatto.
Gravemente ferito Thabeet Suliman, unico superstite tra gli occupanti della cabina precipitata. I dispositivi di sicurezza della «Panarella» che stava scendendo a Valle entrarono in funzione con i passeggeri che furono tratti in salvo.
Da allora la macchina giudiziaria ha lavorato per ricostruire ogni dettaglio dell’impianto e soprattutto per individuare l’eventuale concatenazione di guasti, omissioni o errori che potrebbe aver portato al disastro.
Il pool di periti ha effettuato sopralluoghi, esaminato le componenti sequestrate e acquisito la documentazione relativa alla manutenzione e ai controlli della funivia. Sono stati effettuati anche i test e le simulazioni tecniche necessari a verificare le ipotesi formulate sulla dinamica dell’incidente. Ora arriva la fase finale. L’elaborato dei tecnici dovrà essere depositato entro la fine di ottobre e successivamente sarà messo a disposizione delle parti coinvolte nell’incidente probatorio e.
Potranno esaminarlo e formulare le proprie osservazioni i difensori dei 26 indagati, oltre ai consulenti tecnici nominati dalle parti offese e dalle altre persone coinvolte nel procedimento, circa 40 in tutto.
Nel registro degli indagati figura anche Eav, l’ente che gestiva la funivia, insieme a dirigenti, tecnici, professionisti e rappresentanti di società esterne che negli anni hanno avuto un ruolo nelle attività di manutenzione, verifica e controllo dell’impianto. Le ipotesi di reato contestate dalla Procura (che sta conducendo anche un’indagine parallela all’incidente probatorio) sono, a vario titolo, quelle di disastro colposo e omicidio colposo plurimo, oltre a ipotesi di falso per alcuni degli indagati, alcuni di questi assistiti dal penalista stabiese Antonio de Martino.