Archivio di Stato di Napoli, ipotesi di danno erariale per oltre 600mila euro
Una festa di nozze nelle sale monumentali dell’Archivio di Stato di Napoli ha acceso i riflettori sulla gestione degli spazi. Da quell’episodio, emerso nel dicembre 2024, è partita un’indagine contabile molto più ampia. I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli, insieme ai funzionari della Direzione Generale Archivi del Ministero della Cultura, hanno verificato le modalità di concessione degli spazi dell’Istituto. Gli accertamenti sono stati coordinati dalla Procura regionale per la Campania presso la Corte dei Conti.
La festa di nozze aveva previsto dj set, musica ad alto volume e macchine del fumo. Un contesto che aveva suscitato interrogativi proprio per il luogo in cui si svolgeva. I successivi sopralluoghi degli organi ministeriali di tutela, però, non hanno rilevato danni al patrimonio archivistico e artistico custodito nell’Istituto.
Quattro anni di concessioni sotto esame
L’attenzione della magistratura contabile si è quindi allargata. Le verifiche hanno riguardato tutti gli eventi ospitati nell’Archivio di Stato di Napoli tra l’inizio del 2021 e la fine del 2024.
Secondo quanto emerso dall’istruttoria, in più occasioni la gestione degli spazi sarebbe risultata non conforme alla normativa di settore e ai tariffari ministeriali e dell’Istituto.
Nel mirino sono finite diverse tipologie di iniziative. Sfilate di moda, produzioni televisive e cinematografiche, meeting aziendali e congressi. Eventi commerciali, lucrativi o privati che, secondo le risultanze investigative, sarebbero stati concessi anche gratuitamente oppure a fronte di corrispettivi ritenuti non congrui.
Oltre 600mila euro per le casse dello Stato
Il punto centrale dell’indagine è economico. Al termine dell’istruttoria, l’organo requirente ha quantificato in oltre 600mila euro il presunto danno erariale. Si tratterebbe dei mancati incassi che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero dovuti entrare nelle casse dello Stato.
La Procura contabile parla, nelle proprie risultanze, di una «arbitraria e personalistica gestione delle concessioni». Un’accusa pesante, che dovrà però essere valutata nelle sedi competenti. Al momento si tratta di un’ipotesi di danno erariale e non di una responsabilità definitivamente accertata.
Ora la parola passa al dirigente
All’allora vertice dirigenziale dell’Archivio di Stato di Napoli è stato notificato un invito a fornire deduzioni. Il destinatario avrà 45 giorni per chiarire la propria posizione rispetto agli addebiti contestati e fornire gli elementi ritenuti utili alla propria difesa. La vicenda, dunque, non è ancora arrivata al suo punto finale. Resta però una questione che va oltre le cifre.
Gli archivi e i luoghi monumentali dello Stato non sono semplicemente spazi da affittare per eventi perché custodiscono una parte della memoria collettiva e rappresentano un patrimonio che appartiene alla comunità. Proprio per questo, la loro apertura a iniziative private può essere una risorsa, ma richiede regole chiare, trasparenza e controlli rigorosi. Perché valorizzare un luogo della cultura significa anche avere cura del suo valore pubblico. E quando si parla di patrimonio dello Stato, ogni concessione dovrebbe lasciare spazio prima di tutto alla responsabilità.

