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La catena infernale dell’usura ha una caratteristica che la rende ancora più difficile da spezzare: non si limita a divorare chi finisce nelle mani degli strozzini, ma può trasformare la vittima in un ingranaggio dello stesso meccanismo che l’ha stritolata. È uno dei risvolti più inquietanti che emergono dalle indagini della Procura di Torre Annunziata sul fenomeno dell’usura a Castellammare di Stabia, dove sono undici le inchieste aperte su altrettanti presunti giri di prestiti a tassi illegali. Dieci procedimenti diversi, oltre a quello che ha portato agli arresti domiciliari di Raffaela Lambiase e Sandra Niola, madre e figlia, e all’obbligo di presentazione per Stella Genovese, accusata di essere stata l’intermediaria tra le usuraie e una vittima. Numeri che restituiscono la fotografia di un fenomeno tutt’altro che circoscritto.
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L’usura si muove a macchia d’olio, seguendo la domanda di denaro di chi non riesce più ad accedere ai canali ordinari del credito. Famiglie, piccoli imprenditori, persone alle prese con debiti o improvvise difficoltà economiche diventano così il bacino al quale attingono gli strozzini. E poi c’è la piaga della ludopatia, dilagante sul territorio. Il primo prestito serve a tamponare l’emergenza. Poi arrivano gli interessi, le scadenze, le richieste sempre più pressanti. E il debito comincia a crescere fino a diventare, in alcuni casi, impossibile da estinguere. È a questo punto che può scattare il meccanismo più perverso.
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Chi non riesce più a restituire il denaro può essere spinto a cercare qualcun altro a cui chiedere prestiti o, più semplicemente, a indicare agli usurai una persona che potrebbe averne bisogno. Una sorta di reclutamento a cascata che consente al circuito di allargarsi senza che siano sempre gli stessi soggetti a cercare nuove vittime. La persona che inizialmente era entrata nel sistema come debitore finisce così, secondo quanto emerge da alcune delle indagini, per assumere un ruolo attivo nell’individuazione di altri disperati da agganciare. Non significa che ogni vittima diventi automaticamente complice.
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Ma è proprio questa zona grigia a rendere il fenomeno particolarmente insidioso. La pressione del debito, la paura delle conseguenze e la necessità di trovare una via d’uscita possono spingere alcuni a collaborare con chi li sta strangolando finanziariamente. Il risultato è una spirale nella quale il numero dei debitori aumenta e, con esso, il giro d’affari degli strozzini. Un meccanismo che torna anche nell’inchiesta sulle tre donne. Secondo la ricostruzione della Procura, alcuni rapporti sarebbero nati attraverso intermediari capaci di mettere in contatto chi aveva bisogno di denaro con chi era disposto a prestarlo a condizioni usurarie.
È proprio questa dinamica a mostrare come il sistema possa alimentarsi dall’interno: ogni nuova vittima può diventare il possibile punto di accesso a un’altra vittima. L’indagine, partita dalla perquisizione nell’abitazione di Lambiase e dai registri nei quali sarebbero stati annotati nomi, cifre e scadenze, ha consentito agli investigatori di ricostruire una rete di rapporti che ora dovrà essere sottoposta al vaglio della magistratura. Le accuse contestate sono di usura aggravata ed estorsione. Domani è previsto l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Luisa Crasta per Lambiase e Niola.