Usura, inchiesta a Castellammare e Trecase: 3 donne indagate
L'INCHIESTA
11 settembre 2026
L'INCHIESTA

Usura, inchiesta a Castellammare e Trecase: 3 donne indagate

Due donne sono ai domiciliari, per la terza obbligo di presentazione alla pg
Michele De Feo

Un sistema fatto di strozzinaggio e terrore, che dissanguava famiglie intere già schiacciate dalla crisi economica. È quanto hanno scoperto i carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia che, oggi, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Torre Annunziata, su richiesta della locale Procura della Repubblica guidata da Nunzio Fragliasso.

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Tre le donne finite nel mirino degli inquirenti, residenti tra la città delle acque e Trecase. Per due di loro — madre e figlia — si sono aperte le porte degli arresti domiciliari, mentre per la terza è scattata la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Le accuse mosse a vario titolo nei loro confronti sono pesantissime: usura aggravata ed estorsione aggravata, reati commessi in concorso tra il 2024 e il corso di questo 2025.

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L’intera inchiesta, condotta passo dopo passo dai militari della sezione operativa stabiese, non è nata da una denuncia tradizionale, ma da un fiuto investigativo maturato sul campo. Tutto ha avuto inizio durante una perquisizione domiciliare d’iniziativa: in quell’occasione i carabinieri si sono trovati davanti a una vera e propria contabilità dell’orrore. Registri dettagliati, fitti di cifre, scadenze millimetriche e nomi di presumibili vittime, accompagnati da un’ingente somma di denaro contante subito sequestrata in quanto ritenuta il provento diretto dell’attività illecita.Da quel riscontro fortuito ma decisivo si è dipanata una complessa attività investigativa.

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Gli inquirenti hanno scavato a fondo attraverso acquisizioni telematiche, un’attenta analisi dei sistemi di videosorveglianza della zona, servizi di osservazione, pedinamenti e l’ascolto di numerose sommarie informazioni. Il quadro che è emerso tratteggia un’attività usuraria stabile e sistematica, condotta senza alcuno scrupolo ai danni di persone versanti in un evidente e grave stato di bisogno economico.

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Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i tassi d’interesse applicati erano esorbitanti, arrivando a toccare punte vertiginose pari a quasi il 300% all’anno. Una spirale debitoria da cui era impossibile uscire. E quando le vittime, incapaci di far fronte a pagamenti divenuti ormai impossibili, provavano a fermarsi, scattava la seconda fase della morsa criminale: minacce gravi e violenze verbali e fisiche, messe in atto per piegare ogni resistenza e costringere i debitori a onorare le scadenze imposte dagli strozzini.