Pagani, catturato a Milano il latitante Petranovic. E' il figlio adottivo del boss
Pagani. Latitante da un mese e mezzo, il 31enne Vincenzo Petranovic, originario di Lettere e figlio adottivo del boss Tommaso…
«Voglio cambiare vita, non voglio più vivere in un ambiente delinquenziale». È da questa frase che inizia il racconto ai magistrati del super pentito Vincenzo Petranovic, 31 anni, di Santa Maria la Carità, figlio del boss ergastolano Tommaso Fezza. Un racconto che, verbale dopo verbale, sta aprendo una nuova breccia nel sistema di potere del clan Fezza-De Vivo di Pagani e in quelli dell’area stabiese e dei Lattari. Undici verbali già depositati dalla Direzione distrettuale antimafia di Salerno (Pm Elena Guarino), l’ultimo datato 2 settembre.
Pagani, catturato a Milano il latitante Petranovic. E' il figlio adottivo del boss
Pagani. Latitante da un mese e mezzo, il 31enne Vincenzo Petranovic, originario di Lettere e figlio adottivo del boss Tommaso…
Droga, estorsioni, usura, scommesse clandestine, affari sul Superbonus: Petranovic parla degli interessi del clan di cui è stato un esponente di spicco, dei suoi uomini e di una rete criminale che, nelle sue parole, arriva fino all’area stabiese e ai Monti Lattari. È soprattutto il traffico di stupefacenti a restituire la dimensione economica del “Sistema Pagani”. «250mila euro netti al mese», è la cifra indicata dal collaboratore. Petranovic racconta di aver avuto rapporti con i Fezza dal 2019 e descrive un sistema di approvvigionamento che guardava alla Spagna.
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La droga, sostiene, arrivava anche attraverso i pacchi postali. Il meccanismo era semplice: spedizioni contenenti 4 o 5 chili di marijuana venivano indirizzate a recapiti inesistenti, lasciando però un numero di telefono al quale il corriere potesse rispondere per completare la consegna. «Quando utilizzavamo i pacchi postali compravano circa 20 chili di droga a trasporto per un totale di 150 chili mensili», mette a verbale Petranovic. Ma c’erano anche i camion. Tir che, secondo il collaboratore, trasportavano biscotti e sui quali viaggiavano altre forniture: circa 50 chili per volta, sempre per un totale di 150 chili al mese. Il punto, però, è ciò che accadeva dopo.
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Per Petranovic il traffico di droga era soltanto una parte di un sistema più ampio, fondato sul controllo del territorio e sulla capacità di imporre regole e prezzi alle attività criminali. «Quando parlo di “Sistema” — spiega — intendo riferirmi all’attività di controllare il territorio e quindi imporre la vendita della droga alle piazze di spaccio». E chi si sottraeva agli accordi, secondo il suo racconto, poteva andare incontro a minacce, estorsioni e spedizioni punitive. Il controllo, sostiene ancora il 31enne, si estendeva agli altri affari illeciti.
Non solo droga, dunque, ma anche gioco d’azzardo e scommesse clandestine, usura e truffe legate al 110 per cento delle ristrutturazioni. «Ogni attività illecita a Pagani deve essere autorizzata dalla famiglia Fezza che ne riceve il guadagno economico», racconta Petranovic. Poi arrivano i nomi. Quelli degli affiliati, gli stipendi, gli investimenti, i rapporti di forza. E ancora i presunti ordini impartiti dal carcere, le punizioni, le estorsioni, i tentati omicidi e i tentativi di ostacolare la giustizia.
Una parte consistente dei verbali resta coperta dagli omissis. Sono proprio quelle pagine, secondo gli investigatori, a poter contenere gli elementi destinati a trasformarsi in nuovi filoni d’indagine. Perché Petranovic non parla soltanto di Pagani. Il suo racconto si spinge verso Castellammare di Stabia e i Monti Lattari, territori nei quali il 31enne, secondo la ricostruzione della Dda, aveva maturato rapporti e interessi nella gestione dei traffici di droga. Petranovic era sfuggito al maxi blitz che aveva colpito il clan ed era fuggito in Lombardia, dove era stato arrestato dopo una latitanza di circa un mese e mezzo. Dallo scorso maggio ha iniziato a collaborare con la giustizia.