Castellammare | Adescata su Instagram e stuprata in cantina: tutti i dettagli dell'inchiesta
Adescata su Instagram, portata con l’inganno in una cantina, immobilizzata, picchiata e poi violentata. E’ la sequenza dell’orrore ricostruita nelle…
Un calvario durato oltre tre ore nel buio di una cantina in via Alcide De Gasperi a Castellammare di Stabia, tra torture fisiche, minacce di morte e la violenza più brutale. Ma dopo l’orrore di quella notte tra il 2 e il 3 agosto, per la ventiduenne di Santa Maria la Carità è iniziato un percorso doloroso e fondamentale: quello verso la giustizia e la rinascita.
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Adescata su Instagram, portata con l’inganno in una cantina, immobilizzata, picchiata e poi violentata. E’ la sequenza dell’orrore ricostruita nelle…
Un cammino affrontato a testa alta, con una forza smisurata ma non priva di ostacoli emotivi devastanti. A delineare la fragilità e, al tempo stesso, la straordinaria tenacia della giovane è l’avvocato Marica Langella, legale del Centro Antiviolenza d’Ambito con sede a Gragnano, struttura che ha in gestione l’intero comprensorio dei Monti Lattari e che ha preso in carico la ragazza fin dai primi momenti successivi alla denuncia. «Quando la giovane si è presentata per la prima volta al centro antiviolenza era visibilmente distrutta, sopraffatta da un senso di vergogna paralizzante e da un terrore costante», spiega la penalista.
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«La situazione psicologica è tuttora di estrema gravità: la ragazza è fortemente provata, vive nel costante incubo di quanto accaduto ed è tormentata da continui e severi attacchi di panico. All’inizio verbalizzare il trauma è stato difficilissimo, quasi impossibile: le parole le sono state praticamente tirate fuori dalla bocca a fatica, un pezzo alla volta, tra le lacrime e la paura di non essere creduta o di essere giudicata».
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Nonostante l’abisso emotivo, l’accoglienza specialistica e protetta garantita dal centro di Gragnano, che dispone di un equipe multidisciplinare, le ha permesso di trovare un approdo sicuro. «Il fatto che abbia trovato il coraggio di spezzare il silenzio e denunciare il suo aggressore la rende un esempio luminoso e potente per tutte le donne che subiscono violenza», prosegue l’avvocata Langella.
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«Ha vissuto l’inferno vincendo le sue paure più profonde. Proprio per questo motivo, nel momento in cui si aprirà l’eventuale processo, ci costituiremo parte civile in dibattimento. Non la lasceremo sola in nessuna fase di questa battaglia». Mentre la ventiduenne cerca con fatica di ricomporre i pezzi della propria serenità assistita dagli esperti dell’ambito territoriale, la vicenda giudiziaria va avanti con le indagini che sono ancora tutt’ora in corso per ricostruire l’intera dinamica dei fatti. Da quanto ricostruito dalla Procura di Torre Annunziata e dai carabinieri di Castellammare la ragazza avrebbe conosciuto il suo aguzzino sui social per poi incontrarsi nei pressi della sua abitazione. I due si sarebbero poi diretti in una cantina dove si sarebbe consumato l’orrore.
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Il 26enne avrebbe sbarrato l’unica uscita dello scantinato con un termosifone, bloccando la vittima con delle travi di legno per abusare di lei. Il presunto aggressore — il ventiseienne stabiese Romolo R. — ha passato le prime due notti in una cella del carcere di Poggioreale, a Napoli, dopo essere stato tratto in arresto dai Carabinieri della Compagnia di Castellammare in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare. Sul capo del giovane pendono accuse pesantissime: violenza sessuale, lesioni personali e sequestro di persona. Per la mattinata di oggi è fissato l’interrogatorio di garanzia davanti alla Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Torre Annunziata, Mariaconcetta Criscuolo, la stessa magistrata che ha firmato le venti pagine della misura cautelare ricostruendo l’inganno ordito su Instagram e la successiva aggressione nel sotterraneo.
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Il ventiseienne, tuttavia, si professa del tutto estraneo ai fatti contestati. A ribadirlo è la difesa dell’indagato, affidata all’avvocato Andrea Paolillo, che ha diffuso una nota ufficiale per chiarire la posizione del proprio assistito alla vigilia del confronto con la giudice per le indagini preliminari:«L’assistito contesta gli addebiti provvisoriamente formulati nei suoi confronti e affronterà l’interrogatorio davanti al giudice con pieno rispetto dell’autorità giudiziaria. In questa fase sono tuttora in corso attività di indagine e, pertanto, la difesa non intende divulgare né commentare atti o contenuti non ostensibili e eventualmente coperti da segreto, né diffondere elementi che potrebbero pregiudicare il regolare svolgimento degli accertamenti.
La strategia difensiva e le eventuali iniziative da intraprendere saranno definite dopo il necessario colloquio con l’assistito e l’esame approfondito dell’ordinanza cautelare e degli elementi posti a fondamento della misura, senza anticipazioni mediatiche e nel rispetto della presunzione di non colpevolezza. Ogni valutazione sarà svolta nelle sedi processuali competenti, nel rispetto del diritto di difesa, della riservatezza e della dignità di tutte le persone coinvolte».