Lotta alla camorra: 5 imprese del Vesuviano nel mirino del prefetto
ANTIMAFIA
15 settembre 2026
ANTIMAFIA

Lotta alla camorra: 5 imprese del Vesuviano nel mirino del prefetto

Per tre aziende di San Giuseppe Vesuviano e Somma Vesuviana avviato un percorso di prevenzione collaborativa
Andrea Ripa

La Prefettura alza ancora una volta il livello della guardia contro le infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia. Sono cinque le imprese finite sotto la lente del prefetto di Napoli Michele di Bari: per due è scattata l’interdittiva antimafia, mentre altre tre sono state ammesse alla cosiddetta prevenzione collaborativa, una misura pensata per accompagnare le aziende ritenute ancora recuperabili fuori dalle situazioni di possibile condizionamento.I due provvedimenti interdittivi riguardano imprese con sede legale a Qualiano e Casandrino, attive in diversi comparti commerciali. Una opera nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio e nell’import-export di prodotti ittici, mentre l’altra è impegnata nel commercio all’ingrosso di abbigliamento e accessori.

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Le interdittive arrivano al termine di un’attività istruttoria condotta dalla Prefettura attraverso l’esame delle informazioni raccolte dagli apparati investigativi. L’obiettivo, spiega la Prefettura, è individuare preventivamente eventuali elementi indicativi di una permeabilità delle imprese agli interessi della criminalità organizzata, impedendo che tali condizionamenti possano tradursi in un controllo o in un’influenza sulle attività economiche.Ma l’azione prefettizia non si ferma alle interdittive. Nei giorni scorsi il prefetto di Napoli ha infatti adottato anche tre provvedimenti di prevenzione collaborativa nei confronti di imprese che operano nei settori del disbrigo pratiche, dell’edilizia e della mediazione immobiliare.

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In questo caso i provvedimenti riguardano aziende con sede a San Giuseppe Vesuviano e Somma Vesuviana, territori dove il tema delle infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto economico resta particolarmente delicato.La prevenzione collaborativa rappresenta uno strumento diverso dall’interdittiva. Viene applicata quando gli elementi raccolti fanno emergere situazioni di possibile agevolazione occasionale nei confronti della criminalità organizzata, ma non un quadro ritenuto tale da imporre l’esclusione dell’impresa dal mercato legale. In sostanza, l’azienda non viene estromessa dall’attività economica. Viene invece sottoposta a un percorso di controllo e recupero disposto dall’autorità prefettizia, con l’obiettivo di rimuovere le criticità emerse e riportare l’impresa all’interno di un contesto pienamente trasparente. Le tre società, secondo la valutazione della Prefettura, sono state ritenute “sanabili”. Per loro si apre quindi un periodo di un anno durante il quale verrà seguito il percorso di recupero previsto dalla misura.

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Le imprese potranno continuare a operare, ma resteranno sotto osservazione e con una particolare attenzione da parte delle autorità.È un approccio che affianca alla repressione anche la possibilità di recuperare quelle realtà economiche nelle quali gli elementi di rischio non vengono ritenuti irreversibili.L’attività si inserisce nel più ampio dispositivo di prevenzione antimafia portato avanti dalla Prefettura di Napoli attraverso il raccordo con Autorità giudiziaria e Forze di polizia. L’obiettivo è impedire che il denaro e gli interessi della criminalità organizzata possano infiltrarsi nei settori produttivi, alterando la concorrenza e condizionando il mercato. Due imprese, dunque, vengono fermate dall’interdittiva. Altre tre finiscono invece dentro un percorso di osservazione e recupero. Cinque provvedimenti diversi, ma un’unica linea: intercettare il rischio di infiltrazione prima che possa trasformarsi in controllo dell’economia legale.