Castellammare | Sequestrata e stuprata: «Ha vissuto l'inferno vincendo le sue paure»
Un calvario durato oltre tre ore nel buio di una cantina in via Alcide De Gasperi a Castellammare di Stabia,…
Un incontro nato nell’illusione di una conversazione digitale e precipitato in un inferno di tre ore, tra torture fisiche, minacce di morte e un’atroce segregazione sotterranea in una cantina di un condominio di via De Gasperi. La Procura della Repubblica di Torre Annunziata ha disposto la perizia informatica e gli accertamenti tecnici sul cellulare di Romolo R., il 26enne stabiese arrestato lunedì mattina con le accuse di violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni aggravate.
Castellammare | Sequestrata e stuprata: «Ha vissuto l'inferno vincendo le sue paure»
Un calvario durato oltre tre ore nel buio di una cantina in via Alcide De Gasperi a Castellammare di Stabia,…
L’obiettivo degli inquirenti — guidati dal procuratore Nunzio Fragliasso e dal sostituto Ugo Spagna — è recuperare l’intera cronologia delle chat scambiate tra l’indagato e la vittima prima dell’orrore. La ragazza, una 22enne residente a Santa Maria la Carità, da quanto riferito dal suo legale, l’avvocato Marica Langella, avrebbe già consegnato agli investigatori gli screenshot delle conversazioni.
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Il primo contatto su Instagram risalirebbe al 19 giugno; poi, dopo settimane di silenzio, un nuovo messaggio il primo agosto, alla vigilia del loro primo e drammatico appuntamento dal vivo. Dopo l’accaduto il giovane avrebbe bloccato la ragazza sia da WhatsApp che dai social. Intanto, questa mattina, il 26enne ha affrontato l’interrogatorio di garanzia nel carcere di Poggioreale dinanzi al gip del Tribunale oplontino, Maria Concetta Criscuolo.
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Nel corso del colloquio, durato oltre due ore e sostenuto alla presenza del suo difensore, l’avvocato Andrea Paolillo, il giovane ha respinto ogni addebito: «Non l’ho violentata, lei era consenziente», ha sostanzialmente dichiarato il 26enne al giudice. Romolo R. ha cercato di giustificare la presenza del pesante termosifone spostato davanti alla porta della cantina, sostenendo di posizionarlo abitualmente in quel modo per evitare di essere disturbato quando si trova nello scantinato, anche con gli amici.
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La difesa ha già annunciato l’intenzione di impugnare l’ordinanza di custodia cautelare dinanzi al Tribunale del Riesame, che deciderà sulle esigenze cautelari nei confronti del 26enne e sui gravi indizi di colpevolezza. Le venti pagine del provvedimento restrittivo, eseguito dai carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia, ricostruiscono un quadro drammatico e terrificante. Nei messaggi, il 26enne aveva raccontato di essere sopravvissuto a un grave incidente stradale nel quale aveva perso la vita il fratello.
Castellammare | Sequestrata e stuprata: «Ha vissuto l'inferno vincendo le sue paure»
Un calvario durato oltre tre ore nel buio di una cantina in via Alcide De Gasperi a Castellammare di Stabia,…
Una storia dolorosa che aveva fatto breccia nella sensibilità della ragazza, spingendola a fidarsi. La notte tra il 2 e il 3 agosto, i due decidono di incontrarsi per la prima volta in via Alcide De Gasperi. Ma una volta arrivati sul posto, la trappola si sarebbe chiusa. Con una scusa, il giovane la conduce nei sotterranei del condominio di via De Gasperi, all’interno di una cantina buia e priva di finestre. Il giovane si sarebbe poi fatto dare il telefono dalla 22enne per illuminare il luogo.
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Appena varcata la soglia, il 26enne avrebbe sbarrato la porta di uscita trascinandovi contro un pesante termosifone. «Tu non vedi dove stai? Questo non è un posto dove portare le ragazze, io stasera ti uccido»: con queste parole avrebbe avuto inizio una sequenza di violenze durata oltre tre ore. Nonostante la resistenza della vittima — che avrebbe tentato di difendersi arrivando a mordergli un dito — l’aggressore l’avrebbe colpita con una pioggia di calci, le avrebbe infilato le dita in gola per soffocarne le urla e le avrebbe versato dell’acqua in bocca costringendola a ingurgitarla fino al soffocamento.
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Infine, per immobilizzarla completamente, le avrebbe posizionato sul petto due pesanti travi di legno di due metri, intimandole di non muoversi e di fingere di essere morta. Dopo ore di abusi, l’aggressore avrebbe spostato il termosifone, chiedendole il silenzio su quanto accaduto, e sarebbe poi tornato a parlarle dell’incidente del fratello con agghiacciante freddezza, prima di congedarsi da lei con un abbraccio.
La 22enne, dopo un attacco di panico, avrebbe chiamato un amico che l’avrebbe convinta a rivolgersi al CAV di Gragnano, che sta ancora assistendo la ragazza. La giovane ha poi trovato la forza di varcare la soglia della Stazione dei Carabinieri di Sant’Antonio Abate per sporgere denuncia. Il racconto della ragazza è stato riscontrato dalle testimonianze degli amici a cui ha parlato dell’accaduto, dal referto medico che riporta 7 giorni di prognosi, dai rilievi effettuati nella cantina e dall’identificazione del giovane, riconosciuto dai tatuaggi. Le indagini sono ancora in corso e decisivi saranno gli esiti delle perizie disposte sul cellulare del giovane. Il prossimo step della vicenda sarà l’eventuale pronuncia del Tribunale del Riesame.
La brutale aggressione subita dalla 22enne di Santa Maria la Carità nella notte tra il 2 e il 3 agosto a Castellammare continua a suscitare un’ondata di indignazione e profonda commozione in tutto il comprensorio stabiese. Di fronte alla gravità dei fatti contestati al 26enne arrestato dai Carabinieri, il mondo politico e istituzionale del territorio ha deciso di far sentire in maniera forte la propria voce, respingendo qualunque tentazione di morbosità e chiedendo azioni concrete a tutela delle donne.
A tracciare la linea della fermezza e della protezione è stato il sindaco di Gragnano, Nello D’Auria, «Una comunità non deve limitarsi a indignarsi. Deve saper proteggere. La vicenda di Castellammare di Stabia che in queste ore sta scuotendo il nostro territorio impone parole misurate, ma una posizione nettissima. Alla giovane donna va la mia vicinanza, nel rispetto assoluto della sua identità, dei suoi tempi e della sua storia. Non servono dettagli, non serve alimentare curiosità. Serve proteggerla».
Il primo cittadino ha tenuto a ribadire la necessità di far conoscere i presidi di aiuto già operativi sul territorio: «La giustizia farà il suo corso e accerterà ogni responsabilità. Ma sul piano civile e umano non può esserci alcuna ambiguità: la violenza e la privazione della libertà di una donna non hanno giustificazioni. Mai. C’è una responsabilità che riguarda le istituzioni e l’intera comunità: fare in modo che chi vive una situazione di violenza sappia che esiste una porta alla quale può bussare.
I Centri antiviolenza possono essere il primo spazio sicuro nel quale parlare senza giudizio. Non chiediamo a una donna perché non abbia parlato prima: facciamo in modo che trovi qualcuno pronto ad ascoltarla». Accanto all’intervento istituzionale si registra la presa di posizione dei Giovani Democratici di Castellammare di Stabia, che scenderanno in piazza al fianco del Centro Italiano Femminile (CIF) nella manifestazione indetta per venerdì 18 settembre in Piazza Matteotti: «Siamo venuti a conoscenza solo oggi di una violenza atroce.
Non possiamo restare in silenzio davanti a un fatto così grave accaduto tra le persone che ogni giorno incontriamo per strada: è la conferma di un problema viscerale del nostro Paese. Sentiamo il bisogno di dire con chiarezza che bisogna condannare sempre chi agisce, mai chi subisce. Questa notizia ci fa rabbia, ma una rabbia che deve spingerci alla ricerca di strumenti concreti per arginare il fenomeno. Per questo chiediamo alle istituzioni di investire in educazione affettiva nelle scuole e in reti territoriali che non lascino sola nessuna donna».