Omicidio Di Lorenzo, le condanne all’ergastolo nel clan Mallardo arrivano dopo 30 anni
LA SENTENZA
22 settembre 2026
LA SENTENZA

Omicidio Di Lorenzo, le condanne all’ergastolo nel clan Mallardo arrivano dopo 30 anni

Il delitto fu deciso dall'allora reggente Francesco Napolitano, a Michele Olimpio il ruolo di esecutore
Andrea Ripa

La sentenza della Corte di Cassazione, pronunciata il 17 settembre 2026, ha chiuso il lungo percorso giudiziario confermando la responsabilità dei due imputati per omicidio aggravato dalle modalità mafiose. La Direzione Investigativa Antimafia di Napoli ha quindi eseguito gli ordini di carcerazione emessi dalla Procura generale della Repubblica di Napoli. Una storia criminale rimasta a lungo senza una risposta definitiva e tornata alla luce grazie all’inchiesta della Dia, denominata “Babele”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e sviluppata tra il 2018 e il 2019.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori e successivamente riconosciuto nelle sentenze, Francesco Napolitano, che nel 1996 era il reggente pro tempore del clan Mallardo, avrebbe deciso l’eliminazione di Mario Di Lorenzo. La vittima, da poco transitata dal contrapposto clan dei “piripicci” ai Mallardo, avrebbe continuato a imporre richieste estorsive a piccoli imprenditori di Giugliano nonostante il divieto ricevuto dai vertici dell’organizzazione. Una condotta considerata una violazione delle regole interne e, soprattutto, un comportamento capace di mettere in discussione l’autorità del gruppo criminale. La decisione di eliminare Di Lorenzo sarebbe quindi arrivata dall’alto. A Michele Olimpio, secondo la ricostruzione accusatoria fatta propria dai giudici, sarebbe spettato invece il ruolo di esecutore materiale insieme a un terzo uomo, poi diventato collaboratore di giustizia e successivamente deceduto durante il procedimento di appello.

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Di Lorenzo venne ucciso mentre si trovava a bordo della propria automobile, all’interno di un insediamento di edilizia popolare di Giugliano. Un agguato maturato nel contesto della guerra e delle dinamiche interne alla criminalità organizzata che in quegli anni controllava il territorio. L’indagine della Dia ha permesso di ricostruire a distanza di oltre vent’anni la catena di responsabilità. Nel gennaio 2019 arrivò l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Napolitano e Olimpio, indicati rispettivamente come mandante ed esecutore dell’omicidio. Il primo grado si concluse il 12 marzo 2021 davanti alla Corte di Assise del Tribunale di Napoli con la condanna all’ergastolo per entrambi. La sentenza venne poi confermata dalla Corte di Assise di Appello il 6 ottobre 2023.

Il percorso giudiziario, però, non era ancora concluso. Nel giugno 2024 la Corte di Cassazione annullò la precedente decisione con rinvio ad altra sezione della Corte di Assise di Appello. Nel frattempo, per decorrenza dei termini di fase, era diventata inefficace la misura cautelare in carcere. Per entrambi erano quindi scattati il divieto di espatrio, il divieto di dimora in Campania e l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. Il nuovo giudizio di appello, dopo una rinnovata valutazione degli elementi di prova, aveva nuovamente portato alla condanna all’ergastolo il 3 novembre 2025. Tra gli elementi considerati dai giudici anche le dichiarazioni del collaboratore di giustizia, ritenute attendibili e riscontrate da ulteriori elementi acquisiti nel corso del procedimento, compresa la condanna del terzo soggetto coinvolto nell’omicidio.

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Per Napolitano, però, nel frattempo era emerso un ulteriore fronte investigativo. Gli accertamenti della Dia avrebbero evidenziato la disponibilità di risorse economiche, la mancata interruzione dei rapporti con l’ambiente criminale di provenienza e nuove frequentazioni ritenute sospette. Elementi che, secondo la Procura generale, avrebbero fatto emergere un concreto e attuale rischio di fuga e il pericolo di una ripresa dei rapporti operativi con il clan Mallardo. Per questo motivo la Procura generale aveva chiesto una nuova misura cautelare in carcere. Richiesta accolta dalla Corte di Appello il 16 luglio 2026, quando Napolitano era ancora sottoposto alle sole misure dell’obbligo e del divieto di dimora. Olimpio, invece, era già detenuto per un altro procedimento. Poi l’ultimo passaggio davanti alla Suprema Corte. Il 17 settembre la Cassazione ha confermato definitivamente la responsabilità di entrambi per l’omicidio di Mario Di Lorenzo e la condanna all’ergastolo.

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A distanza di trent’anni da quell’agguato, il procedimento si chiude dunque con due condanne definitive. Gli ordini di carcerazione sono stati eseguiti dal Centro operativo Dia di Napoli, con il supporto dei Centri operativi di Milano e Bari. L’omicidio di Di Lorenzo, rimasto per anni tra i delitti maturati nelle pieghe della criminalità organizzata dell’area giuglianese, entra così definitivamente nelle sentenze della giustizia italiana: per i giudici, Napolitano e Olimpio sono responsabili dell’assassinio e dovranno scontare la pena dell’ergastolo.