Livelli essenziali di assistenza, Campania migliora ma ancora tra le peggiori
Livelli essenziali di assistenza: Campania bocciata dalla fondazione Gimbe. Tutto parte dalle “pagelle” diramate lo scorso luglio dal Ministero della Salute attraverso l’annuale “Monitoraggio dei Lea attraverso gli indicatori Core del nuovo sistema di garanzia” relativo al 2024. Commentando questi dati, Gimbe scatta in un comunicato stampa la propria fotografia, che tiene anche conto di come a livello nazionale nello stesso anno “quasi 5,8 milioni di persone hanno rinunciato ad almeno una visita o un accertamento diagnostico prescritti dal medico”.
Stando agli adempimenti Lea diramati dal Ministero, la Campania risulta nell’anno di riferimento nelle tre voci di riferimento (prevenzione, distrettuale e ospedaliera) sempre adempiente. Ciò nonostante, la regione si colloca nella seconda parte della graduatoria, conseguendo un voto appena sufficiente nella prevenzione e poco migliore nella parte ospedaliera.
Un fatto generalizzato per il sud, come spiega il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta: “Fatta eccezione per la Puglia, tutte le altre regioni meridionali si collocano nella parte inferiore della classifica o presentano almeno un’area di poco superiore alla sufficienza. Aumentano dunque le ‘promozioni’ formali, ma la frattura territoriale rimane ben visibile”.
Nella sua personale classifica, Gimbe mette la Campania tra le regioni bocciate, con un punteggio complessivo pari a 209, davanti solo a provincia autonoma di Bolzano (206), Basilicata (205), Sicilia (196), Molise (192) e Calabria (189), mentre per il Ministero solo tre realtà (Calabria, Sicilia e la provincia autonoma di Bolzano) risultano parzialmente inadempienti: “Queste differenze – prosegue Cartabellotta – confermano che in una regione adempiente possono convivere performance molto diverse nelle tre macro-aree. E un servizio sanitario regionale che funziona bene in un’area e arranca nelle altre non può certo considerarsi equilibrato”.
Rispetto al 2023, la Campania migliora il punteggio complessivo, segnando un aumento complessivo di tre punti: “Il recupero delle regioni in maggiore difficoltà è indubbiamente un segnale positivo – conclude il presidente di fondazione Gimbe – anche se il cittadino potrebbe non percepire subito un corrispondente miglioramento dell’accesso alle cure e della qualità dell’assistenza”.

