Torre del Greco. Solo l'autopsia potrà chiarire le cause della morte di Vanessa Cella, la donna del quartiere Arenaccia di…
TORRE DEL GRECO
25 Settembre 2026
TORRE DEL GRECO
Vanessa morta dopo tre interventi, il pm chiede la condanna dei medici
Nel mirino i medici di una casa di cura privata
Torre del Greco. Tre anni e sei mesi per l’anestesista, tre anni per il chirurgo e due anni e sei mesi per il direttore sanitario: sono state queste le richieste formulate ieri dalla Procura di Torre Annunziata nella requisitoria del processo sulla morte di Vanessa Cella, la 37enne deceduta il 26 marzo 2022 dopo tre interventi di chirurgia estetica eseguiti in sequenza nella Casa di cura Santa Maria la Bruna di Torre del Greco, provincia di Napoli.
La pm Marianna Ricci ha anche chiesto al giudice Antonio Fiorentino che vengano trasmetti agli inquirenti gli atti affinché siano espletate ulteriori indagini sulla gestione della clinica dove Vanessa perse la vita. Al termine della sua discussione l’avvocato di parte civile Enrico Ricciuto ha invece chiesto all’autorità giudiziaria che l’eventuale sospensione della pena “venga concessa solo dopo il risarcimento integrale di tutti i familiari” della vittima. Secondo gli accertamenti medici eseguiti durante le indagini, il decesso della donna sarebbe stato riconducibile a un’asfissia per inalazione di sangue nelle vie respiratorie: la 37enne non si svegliò più dall’anestesia malgrado i reiterati tentativi di rianimazione.
L’indagine scattata dopo il decesso vide, all’inizio, l’iscrizione di cinque medici.La sentenza è attesa per il prossimo 2 ottobre. La famiglia Cella attraverso il proprio difensore ha elogiato “l’elevata professionalità della Procura di Torre Annunziata per le analitiche indagini compiute” che hanno consentito di fare luce sulla morte di Vanessa.
Stando alla ricostruzione fornita dai parenti della trentasettenne, Vanessa Cella non si sarebbe mai risvegliata dall’anestesia e anzi, col passare del tempo e dopo gli interventi avrebbe accusato evidenti malori, fino alla morte sopraggiunta nel trasporto in ambulanza verso il nosocomio partenopeo. Le testimonianze sull’accaduto sono state raccolte in clinica dai carabinieri, che sabato sera sono stati chiamati dal personale in servizio vista la tensione che si era venuta a creare. I ritardi nell’arrivo del mezzo di soccorso sono l’altro punto su cui i familiari della donna chiedono di fare chiarezza, così come si legge nella denuncia-querela che portò la Procura di Torre Annunziata ad aprire un fascicolo con l’accusa di omicidio colposo: l’ambulanza, scrivono i denuncianti, sarebbe giunta quasi un’ora dopo la prima richiesta.

