Il business rifiuti tra San Giuseppe Vesuviano e la Thailandia: scattano gli arresti
L'OPERAZIONE
25 settembre 2026
L'OPERAZIONE

Il business rifiuti tra San Giuseppe Vesuviano e la Thailandia: scattano gli arresti

Nove misure cautelari e sequestri nell'ambito di un'inchiesta sul traffico illecito di rifiuti. Nel mirino una società con sede a San Giuseppe Vesuviano e operativa ad Albanella, nel Salernitano.
Andrea Ripa

Nove misure cautelari, cinque società sequestrate e un patrimonio da 3,4 milioni di euro finito sotto sequestro. È il bilancio dell’operazione eseguita questa mattina dai Carabinieri del Gruppo per la Tutela Ambientale e la Sicurezza Energetica di Napoli, insieme ai militari dei Comandi provinciali di Napoli e Salerno, nell’ambito di una complessa indagine sul presunto traffico illecito di rifiuti e sulla gestione di ingenti quantità di materiale ferroso.

Un’inchiesta partita nel settembre 2022 da un controllo effettuato dai militari del Nucleo Operativo Ecologico di Salerno in un’azienda di Albanella specializzata nel trattamento e recupero di rifiuti. Da quel primo accertamento, secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbe emerso un sistema molto più ampio, sviluppatosi attraverso società, intermediari e documentazione ritenuta falsa. Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Salerno, su richiesta della Procura, dopo gli interrogatori preventivi disposti dallo stesso giudice. Le contestazioni, a vario titolo, riguardano associazione per delinquere, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti e furto aggravato, con particolare riferimento al materiale ferroso che sarebbe stato sottratto anche a cantieri della Rete ferroviaria italiana.

Il doppio filone dell’inchiesta

Una parte centrale dell’indagine ruota attorno alla Ricicla Campania Srl, società con sede legale a San Giuseppe Vesuviano e sede operativa ad Albanella. Secondo gli investigatori, l’azienda sarebbe stata coinvolta nella gestione illecita di rifiuti urbani ingombranti, imballaggi misti, rottami ferrosi, parti di pneumatici fuori uso e guarnizioni in plastica. Materiali che, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero stati destinati anche all’estero, fino alla Thailandia, attraverso documentazione ritenuta irregolare o falsificata.

Il secondo filone riguarda invece la gestione dei rottami ferrosi. La Ricicla Campania, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbe ceduto parte del materiale «in nero» alla società Cermetal Srl, riconducibile – secondo la Procura – a una nota famiglia di imprenditori locali, utilizzando una serie di presunti prestanome. Tra gli episodi contestati c’è anche l’esportazione verso la Turchia di oltre 5,1 milioni di chilogrammi di rottami ferrosi, che sarebbero stati documentati falsamente come materiale End of Waste, cioè rifiuti sottoposti a recupero e trasformati in materia prima secondaria.Da qui gli approfondimenti che avrebbero portato gli investigatori a ricostruire una rete più articolata, nella quale sarebbero entrate altre società del settore: Cermetal, C.R. Metalli, Rag.Metal, Autoricicla e Rafecology.

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Il «giro bolla»

Secondo l’accusa, il meccanismo sarebbe stato alimentato dal cosiddetto «giro bolla», attraverso l’emissione di documentazione ritenuta falsa e intestata anche a società inesistenti.Un sistema che, nella ricostruzione investigativa, avrebbe consentito di far apparire regolari passaggi di rifiuti e rottami che regolari non sarebbero stati. Per ricostruire i movimenti e i rapporti tra gli indagati, i Carabinieri hanno utilizzato intercettazioni telefoniche e telematiche, videoriprese e pedinamenti. L’indagine avrebbe così oltrepassato i confini regionali, coinvolgendo diverse regioni italiane e arrivando anche a toccare Paesi europei ed extraeuropei.

Sequestrati conti, immobili e mezzi

Il valore del presunto profitto illecito è stato quantificato dalla Procura in 3,4 milioni di euro. Una somma per la quale è stato disposto il sequestro finalizzato alla confisca, diretta e per equivalente.Alla fine delle operazioni sono stati sequestrati 71 conti correnti, sui quali risultavano depositati complessivamente 1.044.295 euro. Nel mirino anche 15 tra auto e moto, per un valore stimato di 95mila euro, tre appartamenti del valore complessivo di circa 300mila euro e quattro terreni agricoli, valutati 75mila euro. Sequestrati inoltre otto camion e gli impianti aziendali ritenuti, secondo l’accusa, strumentali alla gestione e al trasporto illecito dei rifiuti.I provvedimenti hanno interessato anche cinque società operanti nel settore del trattamento e recupero dei rifiuti. Sigilli, in particolare, agli impianti e agli automezzi riconducibili a Cermetal, C.R. Metalli, Rafecology e Ricicla.

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Nove misure cautelari

Sono nove le persone raggiunte dai provvedimenti.

Francesco Ragosta, classe 1965, e Giovanni Caliendo, classe 1977, sono stati sottoposti alla custodia cautelare in carcere.

Giuseppe Cianci, classe 1987, è ai domiciliari.

Per Antonio Di Lorenzo, classe 1995, Rosaria Ragosta, classe 1999, Pasquale Ciccarelli, classe 1975, e Giacomo Ferrara, classe 1982, è stato disposto l’obbligo di dimora nel comune di residenza.

Elisabetta Iervolino, classe 1981, è stata invece raggiunta dal divieto di dimora nel comune di Albanella.

Infine, per Raffaele Monaco, classe 1990, è stata disposta per un anno l’interdizione dall’esercizio degli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese.

L’operazione coordinata dalla procura della Repubblica di Salerno rappresenta l’ultimo sviluppo di un’attività investigativa che aveva già portato, lo scorso 8 settembre, all’esecuzione di numerosi provvedimenti di sequestro.