Tre stabiesi in Nazionale, Castellammare non ha meriti
L'ANALISI
29 settembre 2026
L'ANALISI

Tre stabiesi in Nazionale, Castellammare non ha meriti

La città non offre strutture adeguate ai suoi giovani
Tiziano Valle

Persino il campetto sotto casa – nel rione Cicerone – hanno dovuto aggiustare a spese loro i fratelli Esposito, per permettere ai ragazzini del quartiere di tirare due calci a un pallone. Il giorno dopo la soddisfazione di vedere tre professionisti della stessa città giocare con la Nazionale Italiana di calcio, resta un interrogativo: cosa c’entra Castellammare? La risposta, senza troppi giri di parole, è: nulla.

I motivi del successo

Il nome della città scritto sulla carta d’identità sarebbe potuto essere Taranto o Bolzano, Caltanissetta o Varese, perché se Gianluigi Donnarumma, Sebastiano e Francesco Pio Esposito giocano in Nazionale è solo merito: del loro straordinario talento; di qualche allenatore che ha avuto intuito; del coraggio e della lucidità delle loro famiglie di non far passare il treno e andare via al momento giusto (ovvero prestissimo) da Castellammare e di quel pizzico di fortuna che serve, come in tutte le cose.

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Un record immeritato per la città

La città di Castellammare di Stabia non può fregiarsi di alcun merito eppure si ritrova, da ieri, al secondo posto della classifica dei Comuni che sono riusciti a dare calciatori alla nazionale italiana in campo nella stessa partita, preceduta solo da Roma che durante Italia-Ghana del 2006 vide scendere sul terreno di gioco con la maglia azzurra Nesta, Grosso, De Rossi e Totti. I tre stabiesi in Nazionale non sono frutto di un investimento mirato sullo sport in città.

Le strutture sportive assenti

Il capitolo delle strutture a disposizione dei giovani che vogliono allenarsi e magari mettere in mostra il loro talento è forse uno di quelli che più di altri grida vendetta, anche perché non riguarda solo il calcio ma altre discipline come il basket, la pallavolo, il nuoto e così via. Giusto per citare qualche esempio il campione mondiale degli anelli, Salvatore Maresca, si è dovuto spostare per anni a Salerno, la campionessa paralimpica di nuoto, Angela Procida, a Portici.

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Le occasioni perse

Nemmeno attraverso la Juve Stabia che negli ultimi 15 anni vissuti tutti tra i professionisti, di cui 7 nella preziosa vetrina della Serie B, si è riusciti ad avviare una sorta di scuola calcio sociale che avrebbe potuto rappresentare il trampolino per i ragazzini del territorio. Per fortuna, va detto, negli ultimi anni, c’è quantomeno un rilancio del circolo nautico che sta facendo vivere una nuova stagione di speranze al canottaggio.

Lo sport come alternativa alla strada

In generale, i genitori che riescono ad avere un po’ di disponibilità economica per far praticare sport ai loro figli si affidano ai privati o vanno fuori Comune, facendo sacrifici. E per tutti gli altri ragazzi che magari non hanno la possibilità di spostarsi o sostenere una retta? Non c’è nulla. Nessuno saprà mai se c’è qualche talento tra di loro, in qualsiasi disciplina. Ed a prescindere dalla possibilità di sfondare o meno, nessuno saprà mai se un ragazzo proprio attraverso lo sport magari avrebbe potuto evitare di prendere strade sbagliate.

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Niente medaglie al petto

In una recente intervista, alla domanda su cosa avesse fatto se non fosse diventato un calciatore, Salvatore Esposito (il fratello più grande di Sebastiano e Francesco Pio, che già aveva debuttato in Nazionale nel 2022) si schernì rispondendo: «Non lo so, dalle mie parti il rischio di prendere brutte strade purtroppo esiste». Ecco, in quella risposta c’è tutto ciò che Castellammare avrebbe potuto fare per rivendicare un po’ di meriti per i tre stabiesi in Nazionale. Meriti che oggi non ha.