#ASUS, TECNOMANIA
8 Ottobre 2026

Zenbook 14, l’IA è a portata di mano

Leggero e con una lunga autonomia per affrontare gli impegni quotidiani
Gennaro Annunziata

Alle nove del mattino lo abbiamo staccato dalla presa e abbiamo iniziato a lavorare. Browser con parecchie schede aperte, Word, posta elettronica, qualche video e videoconferenze. Una giornata normale, insomma, senza particolari accorgimenti per risparmiare energia. Alle 18 l’indicatore della batteria segnava ancora circa il 50 per cento. È probabilmente questo il modo migliore per iniziare a raccontare il nuovo Zenbook 14 (UX3480QA) di ASUS, non da un benchmark e neppure dall’intelligenza artificiale evocata ormai da qualsiasi nuovo PC, ma da ciò che cambia realmente quando si porta un notebook fuori casa.
La versione che abbiamo testato è quella con 16 GB di RAM LPDDR5X e SSD M.2 NVMe PCIe 4.0 da 512 GB. Sotto la scocca un Qualcomm Snapdragon X, quindi architettura ARM, insieme a una NPU da 45 TOPS che gli consente di entrare nella famiglia dei Copilot+ PC.

La prima cosa che si nota prendendolo in mano è il peso. 1,1 kg, in uno chassis largo poco più di 31 centimetri e profondo circa 21,6, con uno spessore che parte da 13,9 mm. Sono numeri che acquistano senso quando il computer finisce ogni giorno nello zaino e si dimentica rapidamente di averlo con sé.
Anche il materiale del coperchio contribuisce a distinguerlo. ASUS lo chiama Ceraluminum ed è una lega di alluminio sottoposta a un processo che le conferisce caratteristiche simili a quelle della ceramica. La base, invece, è in alluminio. Al tatto il coperchio non dà la sensazione del classico alluminio liscio e freddo. La superficie ha una consistenza più materica, quasi minerale, particolarmente evidente nella colorazione Komodo Coral della nostra unità.

Le altre disponibili sono Arctic Blue e Zabriskie Beige.

ASUS dichiara inoltre per il Ceraluminum resistenza a graffi e usura, e il notebook è certificato secondo lo standard militare statunitense MIL-STD 810H.
C’è però un altro vantaggio più semplice da apprezzare e che abbiamo verificato ogni giorno: la resistenza della finitura a ditate e segni superficiali. Dopo aver aperto e chiuso più volte il notebook, spostandolo sulla scrivania e infilandolo nella borsa, il coperchio resta pulito. Su una macchina destinata alla mobilità è una qualità meno banale di quanto possa sembrare.

A bordo c’è uno Snapdragon X X1-26-100, un ottimo processore a otto core che però non è il chip Qualcomm progettato per inseguire i record prestazionali. La filosofia è chiara. Sacrificare qualcosa sul terreno della potenza assoluta per guadagnare su quello dell’efficienza. È una scelta pragmatica. L’obiettivo è offrire abbastanza potenza per il lavoro quotidiano contenendo consumi, temperature e rumore da raffreddamento.
Grazie anche ai 16 GB di RAM le prestazioni sono più che convincenti per l’impiego quotidiano. Navigazione con numerose schede aperte, videoscrittura, gestione della posta, documenti, streaming e videoconferenze possono convivere senza che il computer dia mai l’impressione di essere in affanno. Il passaggio tra le applicazioni è rapido e il sistema resta reattivo anche con diversi programmi aperti senza mai riscontrare difficoltà nel multitasking.
All’interno dello Snapdragon X c’è una NPU Qualcomm Hexagon da 45 TOPS, cioè un acceleratore progettato specificamente per eseguire operazioni legate all’intelligenza artificiale senza dover affidare tutto alla CPU, alla GPU o al cloud. È qui che il titolo della recensione comincia ad acquistare significato.

La distinzione è importante perché “avere Copilot” e “avere un Copilot+ PC” non sono esattamente la stessa cosa. Copilot può continuare a utilizzare servizi online, mentre la NPU consente a determinate funzioni di Windows di svolgere elaborazioni direttamente sul computer. Microsoft definisce Copilot+ i PC dotati di una NPU capace di almeno 40 TOPS; tra le esperienze dedicate rientrano Recall, Click to Do, Live Captions, Cocreator, ricerca avanzata e Windows Studio Effects.

E qui l’IA smette in parte di essere una scritta sulla confezione. Windows Studio Effects, per esempio, può gestire interventi sull’immagine durante una videoconferenza.

Live Captions può generare sottotitoli e traduzioni in tempo reale.

Cocreator sfrutta l’IA all’interno di Paint. La ricerca semantica permette di recuperare contenuti utilizzando descrizioni meno rigide del tradizionale nome del file.

Più interessante ancora è Click to Do, che può analizzare ciò che compare sullo schermo e proporre operazioni su testo e immagini. Per alcune azioni testuali Microsoft utilizza Phi Silica, un piccolo modello che gira localmente sfruttando proprio la NPU.
Anche Recall rende bene l’idea del cambio di paradigma. La funzione, opzionale, può conservare snapshot dell’attività e permettere di ritrovare qualcosa descrivendolo in linguaggio naturale. Microsoft specifica che snapshot e relativa elaborazione restano localmente sul dispositivo e sono protetti attraverso Windows Hello; l’utente deve inoltre scegliere esplicitamente di abilitarne il salvataggio.
Naturalmente non bisogna attribuire alla NPU poteri che non ha. Non tutta l’intelligenza artificiale utilizzata sul PC gira localmente. Il valore dei 45 TOPS non sta quindi nel numero in sé, ma nella possibilità di spostare progressivamente sul notebook una parte del lavoro in cloud che oggi associamo all’IA.
Scegliere Snapdragon significa anche scegliere Windows on ARM, ed è probabilmente il punto sul quale molti utenti continuano ad avere dei dubbi.
Nell’uso ordinario questi dubbi diventano meno visibili rispetto al passato. Browser, suite Office, posta, videoconferenze e applicazioni di uso comune non ci hanno mai posto problemi né mostrato incompatibilità significative, segno di quanto l’ecosistema Windows ARM sia maturato.
Questo però non significa che il problema della compatibilità sia scomparso. Alcuni programmi di grafica avanzata, software CAD o plugin di terze parti non ottimizzati per ARM possono ancora presentare blocchi, incompatibilità o cali di prestazioni. È il punto da verificare prima dell’acquisto se il notebook deve entrare in un flusso di lavoro professionale specifico.

Il display dello Zenbook 14 è un OLED da 14 pollici in formato 16:10, con risoluzione 1920 × 1200 pixel, frequenza di aggiornamento di 60 Hz, copertura dichiarata del 100% dello spazio DCI-P3 e luminosità di 300 nit.
La tecnologia OLED fa ciò che ci aspettiamo. I neri sono profondi, il contrasto elevato, i colori hanno una notevole presenza e fotografie e video risultano piacevoli. Ma è bene fermarsi prima di trasformare automaticamente la parola OLED in un superlativo.

Il formato 16:10 è forse ancora più importante quando si lavora, perché quei pixel aggiuntivi in verticale significano qualche riga in più di un documento o di una pagina Web. I 60 Hz sono ormai una scelta conservativa e i 300 nit non fanno di questo pannello il compagno ideale per lavorare sotto il sole. La superficie lucida può inoltre raccogliere parecchi fastidiosi riflessi. Insomma, un display piacevole per lavorare e consumare contenuti, ma non quello nato per vincere la gara delle specifiche.

Nella corsa a NPU, TOPS e modelli generativi rischiamo di dimenticare che su un notebook continuiamo soprattutto a scrivere.

La tastiera retroilluminata dello Zenbook 14 ha una corsa dei tasti di 1,7 mm, piuttosto generosa per un ultraportatile così sottile. Il feedback è netto senza diventare secco, la spaziatura non richiede adattamenti particolari e si raggiunge rapidamente una buona velocità di battitura.

Il touchpad è ampio e preciso. Le gesture proprietarie permettono anche di modificare volume e luminosità o intervenire sulla riproduzione multimediale scorrendo lungo i bordi. Sono piccole comodità che, dopo qualche giorno, iniziano ad avere più valore di tante funzioni destinate a essere provate una volta e poi dimenticate.
Un ultraportatile non deve obbligarci a portare un hub nello zaino. Sul lato della connettività ASUS ha evitato eccessi minimalisti.

Ci sono due USB-C 3.2 Gen 2, utilizzabili anche per alimentazione e uscita video, una USB-A 3.2 Gen 1, una HDMI 2.1 e un jack audio combinato da 3,5 mm.

A questo si aggiungono Wi-Fi 6E, Bluetooth e webcam Full HD con infrarossi per Windows Hello. È una dotazione che copre la maggior parte delle situazioni lavorative senza adattatori aggiuntivi.
La presenza della USB-A è utile quando ci si ritrova davanti a una chiavetta, un mouse o una periferica meno recente. HDMI permette invece di collegarsi direttamente a monitor e proiettori. Dettagli apparentemente poco sofisticati, ma che diventano assai concreti durante una trasferta.
L’efficienza dello Snapdragon non emerge soltanto guardando l’icona della batteria. Si sente, o meglio si sente poco, anche nel comportamento della ventola.

Nelle attività leggere il sistema può rimanere silenzioso o quasi impercettibile. Quando il carico cresce la ventola naturalmente entra in gioco, ma la modalità Standard appare il compromesso più sensato per il lavoro quotidiano. È uno di quegli aspetti che non è evidente in una scheda tecnica ma incide quando si lavora per ore in un ambiente tranquillo.
Poi c’è la batteria. Ed è probabilmente qui che questo Zenbook giustifica meglio la scelta dello Snapdragon.
La capacità è di “appena” 50 Wh, un valore che sulla carta non sembra così generoso. ASUS dichiara oltre 30 ore in specifiche condizioni di riproduzione video. La ricarica avviene tramite USB-C Power Delivery, ma l’alimentatore non è incluso nella confezione. Va acquistato a parte, oppure si può usare un caricatore USB-C già in nostro possesso con una potenza compresa tra 45 e 68 W.
Le dichiarazioni del produttore vanno sempre prese per quello che sono, cioè misurazioni effettuate in scenari controllati. Per questo è più interessante ciò che abbiamo verificato nella nostra giornata di lavoro. Partiti alle 9, alle 18 avevamo ancora circa il 50 per cento di carica, dopo browser, Word, posta elettronica e videoconferenze.
Non significa automaticamente che abbiamo sempre ottenuto 18 oredi utilizzo, perché consumi e carico cambiano continuamente. Significa però qualcosa di concreto: con questo tipo di lavoro una giornata completa lontano dalla presa non rappresenta un obiettivo da raggiungere, ma un traguardo superato con margine.
Per un computer da 1,1 kg con una batteria da 50 Wh è un risultato che dice più di qualche punto percentuale guadagnato in un benchmark CPU.
La GPU integrata Adreno è adeguata per l’interfaccia, la riproduzione video, l’accelerazione grafica ordinaria e attività creative non troppo impegnative. Non trasforma però questo Zenbook in una macchina da gaming o da rendering 3D pesante. Durante la nostra prova anche titoli non recentissimi hanno mostrato i limiti della soluzione grafica quando si alzano risoluzione e dettaglio.
Non è tanto un difetto quanto la conseguenza delle priorità progettuali. Questo computer investe in autonomia, mobilità e silenziosità. Chi cerca frame al secondo dovrebbe semplicemente cercare un’altra categoria di prodotto.
Da oggi, 8 ottobre, Zenbook 14 arriva ufficialmente sul mercato italiano. La configurazione Qualcomm con Snapdragon X X1-26-100, 16 GB di RAM e SSD da 512 GB viene proposta a 999 euro.
A quella cifra si acquistano soprattutto quattro cose: 1,1 kg di peso, OLED, autonomia elevata e una piattaforma Copilot+ con NPU dedicata.
Dopo qualche giorno con lo Zenbook 14 diventa abbastanza chiaro a chi si rivolge. A chi scrive molto, passa continuamente dal browser ai documenti, lavora in videoconferenza e porta il computer tra casa, ufficio, treno e appuntamenti. Giornalisti, consulenti, studenti e professionisti che preferiscono dimenticare l’alimentatore invece di inseguire l’ultimo incremento prestazionale.
Non è invece la scelta da fare a occhi chiusi per chi dipende da applicazioni professionali specialistiche o da una forte componente grafica 3D. In questi casi la verifica della compatibilità ARM va fatta prima, non dopo l’acquisto.
L’intelligenza artificiale è davvero più vicina all’utente perché una parte delle elaborazioni dispone di hardware dedicato dentro il computer. Ma sarebbe un errore giudicare questo notebook soltanto dai suoi 45 TOPS.
Alla fine della giornata ciò che abbiamo apprezzato è qualcosa di più semplice. Lo mettiamo nella borsa e pesa poco. Lo apriamo e abbiamo un buon OLED. Lavoriamo e difficilmente sentiamo la ventola. Arriviamo a sera e scopriamo di avere ancora batteria.
La NPU prepara il computer a ciò che verrà. Peso e autonomia migliorano quello che facciamo già oggi. Ed è proprio l’equilibrio tra queste due dimensioni a rendere interessante questo Zenbook 14.
Gennaro Annunziata