Operaio morto in un cantiere navale, protesta anche a Castellammare
Un drammatico incidente sul lavoro riapre con durezza la piaga della sicurezza all'interno dei cantieri navali italiani. A seguito della…
Un’area demaniale di circa 25mila metri quadrati sequestrata, tre persone deferite all’autorità giudiziaria e una serie di presunte violazioni ambientali, edilizie e amministrative al centro degli accertamenti. È il bilancio dell’operazione condotta dai Carabinieri Forestali a Palma Campania, in località Vallone d’Aiello, dove i militari hanno effettuato un controllo in un’ex cava concessa a una società per la realizzazione di un poligono di tiro. L’ispezione è stata condotta dal Nucleo Carabinieri Forestale di Roccarainola nell’ambito delle attività di tutela dell’ambiente e del paesaggio. Durante le verifiche sarebbero emerse irregolarità che hanno portato al sequestro preventivo d’urgenza dell’intera area di cantiere e dei materiali di riporto presenti sul posto.
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Sbancamenti e terrapieni nell’area vincolata
Secondo quanto ricostruito dai militari, nell’area sarebbero stati eseguiti ampi sbancamenti e realizzati massicci terrapieni senza le necessarie autorizzazioni, modificando lo stato dei luoghi all’interno di una zona che, secondo gli accertamenti, risulterebbe inedificabile. Le opere contestate avrebbero comportato una trasformazione significativa dell’area, tanto da spingere gli investigatori a disporre il sequestro dell’intero cantiere. Tra le ragioni del provvedimento viene indicato anche il rischio di un possibile aggravamento delle conseguenze ambientali e di dissesto idrogeologico. I sigilli sono stati estesi anche ai materiali di riporto depositati nell’area. Il sindaco pro tempore di Palma Campania è stato nominato custode giudiziario del sito sottoposto a sequestro.
Gli alberi piantati con i fondi PNRR
Uno dei capitoli più delicati dell’indagine riguarda la presunta distruzione di un intervento di forestazione realizzato con finanziamenti europei del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Nel corso dei controlli, i Carabinieri Forestali avrebbero accertato lo sradicamento e la distruzione di alberature pubbliche messe a dimora di recente nell’ambito del progetto finanziato con risorse PNRR. Secondo la ricostruzione investigativa, la trasformazione dell’area avrebbe compromesso l’intervento di forestazione. Gli investigatori contestano inoltre che il vincolo paesaggistico derivante dalla presenza dell’opera di forestazione non sarebbe stato riportato nelle asseverazioni tecniche allegate alla Segnalazione certificata di inizio attività presentata per i lavori. Si tratta di circostanze che dovranno essere approfondite nel corso del procedimento, anche per accertare le responsabilità dei soggetti coinvolti e ricostruire l’iter autorizzativo delle opere realizzate nell’ex cava.
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Nel mirino anche la gestione amministrativa
L’inchiesta non riguarda soltanto l’attività della società concessionaria e dei tecnici incaricati dei lavori. Tra le contestazioni formulate dai Carabinieri Forestali figura anche la gestione amministrativa della vicenda da parte del Comune. Secondo quanto riportato nel comunicato, la dirigente del Settore Tecnico sarebbe stata formalmente informata della distruzione dell’intervento finanziato con fondi PNRR. Nonostante ciò, avrebbe successivamente revocato la sospensione dei lavori, consentendo una soluzione definita «bonaria» e senza avviare la procedura di decadenza della concessione dell’area. Anche su questo punto gli accertamenti dovranno chiarire le decisioni adottate, le motivazioni degli atti amministrativi e l’eventuale rilevanza penale delle condotte contestate.
Tre indagati nel mirino dei pm
Al termine delle verifiche, la polizia giudiziaria ha deferito alla competente autorità giudiziaria tre persone: il legale rappresentante della società concessionaria, il progettista e direttore dei lavori e la dirigente del Settore Tecnico del Comune di Palma Campania. Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo e in concorso tra loro, comprendono falsità ideologica, danneggiamento di beni vincolati e deturpamento, malversazione ai danni dello Stato in relazione alla gestione dei fondi PNRR, abusi edilizi e paesaggistici e omissione o rifiuto di atti d’ufficio. Il sequestro preventivo d’urgenza è stato disposto, secondo quanto riferito dai militari, per impedire la prosecuzione delle condotte contestate, evitare un ulteriore aggravamento delle conseguenze dei presunti reati e scongiurare il rischio di dissesto idrogeologico.