Faida di Scampia, a 20 anni dal delitto di Gelsomina Verde: confermati 30 anni ai killers
LA CONDANNA
13 Ottobre 2026
LA CONDANNA

Faida di Scampia, a 20 anni dal delitto di Gelsomina Verde: confermati 30 anni ai killers

"Noi ancora oggi non sappiamo chi è che ha sparato a mia sorella e chi ha fatto altro". Lo ha detto Francesco Verde, fratello di Gelsomina Verde, dopo la lettura della sentenza.
Ilaria Di Paola

A distanza di 20 anni dal brutale assassinio della ventunenne Gelsomina Verde, la Terza Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha confermato le condanne a 30 anni di carcere per Luigi De Lucia e Pasquale Rinaldi, detto ’o Vichingo. I due sono stati ritenuti responsabili di aver fatto parte del commando che il 21 novembre 2004 uccise la giovane, vittima innocente della prima faida di camorra di Scampia tra il clan Di Lauro e gli Scissionisti.

Secondo quanto ricostruito, la ragazza fu sequestrata perché gli uomini dei Di Lauro ritenevano che sapesse dove si nascondesse il rivale Gennaro Notturno. Dopo essere stata prelevata con la forza e interrogata, Gelsomina venne portata nel luogo in cui fu poi uccisa a colpi di pistola da Ugo De Lucia (cugino di Luigi), mentre Luigi De Lucia e Pasquale Rinaldi ne seguivano gli spostamenti armati.

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I giudici d’appello hanno accolto la richiesta della Procura generale, confermando la pena già stabilita in primo grado al termine del processo con rito abbreviato. Alla lettura della sentenza erano presenti in aula la madre e il fratello della vittima, affiancati dai legali della Fondazione Pol.i.s. e del Comune di Napoli, parte civile.

“Nonostante ci sia stata una conferma di condanna a 30 anni di reclusione per i due imputati che oggi erano a giudizio, la storia non è del tutto chiara perché i due imputati non hanno aggiunto alcuna parola. Quindi noi ancora oggi non sappiamo chi è che ha sparato a mia sorella e chi ha fatto altro”.

Lo ha detto Francesco Verde, fratello di Gelsomina Verde, dopo la lettura della sentenza.

“Ci sono persone che non sono state chiamate in ballo ancora, come fiancheggiatori, come persone che hanno aiutato esternamente i killer che hanno ucciso mia sorella. La storia non è delineata del tutto. Ma si spera che ci sia qualcuno che abbia il coraggio di dire le cose come sono andate veramente”.

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