Atletica. La storia di Manuel: corre per esserci, ma lo sport lo esclude
Manuel corre. Sempre. Anche quando il mondo sembra andare in un’altra direzione. Lo fa da anni con i colori della squadra che lo ha accolto, tesserato Opes per la Terzigno Corre. Non sempre, la domenica, riesce a svegliarsi e a correre, ma tra mille sacrifici e con il sostegno di suo padre cerca di esserci sempre. Domenica, a Boscoreale, aveva deciso all’ultimo momento di partecipare. Di vivere una giornata diversa da quella di chi deve fare i conti con difficoltà e disservizi. Ma proprio sul circuito boschese la sua corsa è diventata più pesante del solito.
Non per i dieci chilometri, non per le strade dissestate che affronta ogni settimana, non per la fatica che conosce bene. Ma per qualcosa di più amaro, più difficile da raccontare: un provvedimento di espulsione arrivato dopo il traguardo, silenzioso, quasi invisibile. Eppure capace di ferire più di qualsiasi salita.Sia chiaro: la decisione dei giudici di gara presenti sul circuito dell’evento organizzato dall’Asd Boscoreale Running, inserito ufficialmente nei circuiti Fidal e Opes, è stata formalmente corretta. Sei atleti, tra cui Manuel, erano stati iscritti la mattina stessa, oltre i termini previsti dal regolamento. L’iscrizione sul posto non era consentita. Eppure gli organizzatori l’hanno accettata, hanno incassato la quota, consegnato i pettorali e alimentato le speranze di chi voleva partecipare, permettendo a tutti di partire.
Tra quei sei, qualcuno ha corso forte, fortissimo: tempi da podio, premi, applausi. Manuel, invece, come sempre, ha chiuso la gara ultimo, con quel sorriso che è la sua medaglia più luminosa. Ma nemmeno quel sorriso è bastato a evitargli il provvedimento, scattato dopo le proteste di alcuni atleti che hanno denunciato una pratica che, a loro dire, sarebbe diffusa: le iscrizioni dell’ultimo minuto per «riempire» le categorie e conquistare premi più facilmente. Questa volta, però, la regola applicata per punire i furbi ha colpito anche chi non ha mai cercato scorciatoie. Manuel non corre per vincere. Corre per esserci.Corre per sentirsi parte di qualcosa. Corre perché ogni domenica quel pettorale è un paio di ali: lo solleva, lo rende uguale agli altri, lo fa volare sopra le difficoltà che la vita gli mette davanti.Eppure la sua espulsione è passata quasi inosservata. Nessuno ha detto una parola, nessuno ha provato a distinguere tra chi approfitta e chi resiste, tra chi corre per un premio e chi corre per un principio.Il regolamento è sacro, certo.
Ma lo sport, quello vero, è anche la capacità di leggere le storie, di capire le persone, di riconoscere ciò che va oltre un numero di pettorale. E la storia di Manuel la conoscono bene i giudici, gli organizzatori e gli atleti, che la vivono ogni domenica. Spesso gli consentono anche di partire qualche secondo prima, tra gli applausi e il sostegno di centinaia di persone che sanno quanto sia importante per lui esserci. Manuel non ha tolto nulla a nessuno. Non ha sottratto premi, non ha falsato classifiche. Ha soltanto aggiunto qualcosa: un esempio, una lezione, una presenza che ricorda a tutti perché le gare esistono davvero. E invece è stato trattato come un irregolare qualunque, come un atleta che aveva cercato un vantaggio.
Lui, che vantaggi non ne avrà mai. Lui, che corre spesso su strade pietose, saltando tombini ed evitando grate scivolose, affrontando ogni ostacolo con una fatica doppia e un coraggio infinito. Forse risparmiargli quel provvedimento avrebbe insegnato più di mille discorsi. Avrebbe mostrato che lo sport non è soltanto business, premi, classifiche, proteste e tempi da registrare. Che l’inclusione non è una parola da manifesto, ma un gesto. Che a volte basta guardare un atleta che arriva ultimo per capire che cosa significhi davvero partecipare. Manuel domenica ha corso come sempre: lento, ostinato, felice. E mentre tagliava il traguardo, quel pettorale che indossava con orgoglio raccontava una verità semplice: lo sport è di chi ci crede, non di chi lo usa.

