Fine vita, 44enne malata di Sla potrà ripresentare la domanda per il suicidio assistito
Si è tenuta questa mattina l'udienza perla trattazione del ricorso d'urgenza proposto da Coletta (nome di fantasia), 44enne campana affetta…
La Asl Napoli 3 Sud dovrà dotarsi di un dispositivo per consentire a “Irene”, una donna di 72 anni affetta da sclerosi laterale amiotrofica (Sla), di attivare autonomamente la procedura di suicidio medicalmente assistito attraverso il movimento degli occhi.
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Lo ha stabilito il Tribunale di Torre Annunziata con un’ordinanza del 9 ottobre, accogliendo la richiesta presentata congiuntamente dalla donna e dalle aziende sanitarie coinvolte. La sla è una malattia del sistema nervoso che danneggia progressivamente i neuroni responsabili del controllo dei muscoli, chiamati motoneuroni.Con il tempo, i muscoli perdono forza e diventa sempre più difficile camminare, parlare, deglutire e respirare. Nelle fasi avanzate, la persona può perdere quasi completamente la capacità di muoversi, pur mantenendo spesso intatte le capacità di pensare e comprendere.
Anche la sclerosi multipla, la malattia di cui è affetta “Libera”, è una patologia del sistema nervoso, ma ha caratteristiche diverse. In questo caso, il sistema immunitario danneggia la mielina, la sostanza che riveste e protegge le fibre nervose e permette ai segnali di viaggiare correttamente. Questo può causare difficoltà nei movimenti, problemi di equilibrio, disturbi della vista e altri sintomi, che variano da persona a persona.
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“Dover giustificare la libertà di scelta è di per sé un paradosso. Ma in un mondo in cui bisogna chiedere…
Irene è già stata riconosciuta in possesso dei requisiti per accedere al suicidio medicalmente assistito. La nuova strumentazione dovrà riprodurre il sistema utilizzato in Toscana da “Libera”, una donna di 55 anni completamente paralizzata a causa della sclerosi multipla. Il dispositivo permette di impartire comandi con lo sguardo, collegando il puntatore oculare a una pompa per la somministrazione del farmaco.
La vicenda arriva dopo un anno e mezzo dalla richiesta di verifica delle condizioni necessarie per accedere alla procedura e dopo un ricorso d’urgenza. In attesa di una soluzione definitiva, il dispositivo utilizzato in Toscana è stato trasferito temporaneamente a casa di Irene, che lo ha provato il 14 settembre.
Durante l’ultima udienza, la donna ha spiegato di non aver cambiato idea sulla propria volontà, ma di non aver ancora stabilito una data. La possibilità di utilizzare il puntatore oculare le ha dato la sicurezza di poter procedere autonomamente, senza essere costretta a prendere una decisione in anticipo per il timore di non avere più a disposizione la strumentazione.
“Non ho deciso una data, ma voglio essere certa di poter decidere liberamente”, ha dichiarato Irene. La donna ha inoltre spiegato di voler trascorrere ancora del tempo con il marito e la figlia, prima di scegliere se e quando procedere.
La Asl dovrà quindi dotarsi di un proprio macchinario e installare il programma informatico necessario per collegare il comando oculare alla pompa che somministra il farmaco. Il tribunale ha previsto che possa tornare a disposizione di Irene a gennaio, nel caso in cui il dispositivo della Asl non sia ancora pronto. In questo modo, la strumentazione toscana potrà essere restituita e messa a disposizione di altri pazienti.
Il provvedimento ne garantisce tuttavia una nuova disponibilità per Irene nel mese di gennaio, qualora il sistema campano non fosse ancora pronto. La decisione ha quindi una doppia ricaduta da un lato, permette a Irene di disporre di un sistema autonomo dall’altro, consente alla Asl di attrezzarsi per assistere anche altre persone che abbiano ottenuto il riconoscimento dei requisiti per accedere al suicidio medicalmente assistito e necessitino di un comando oculare.
L’avvocata e segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo , che assiste Irene insieme agli avvocati Angioletto Calandrini, Francesca Re e Alessia Cicatelli ha dichiarato: “Scegliere di attendere non significa perdere la tutela ottenuta”. Secondo Gallo, la possibilità di rinviare la decisione, senza perdere le garanzie già riconosciute, è parte essenziale della libertà di scelta della donna.
L’avvocata ha inoltre richiamato l’attenzione sulla proposta di legge regionale “Liberi Subito”, presentata in Campania per introdurre procedure chiare e tempi certi per le verifiche e l’assistenza al suicidio medicalmente assistito. La proposta, secondo l’Associazione Luca Coscioni, mira a rendere uniforme il percorso nelle diverse aziende sanitarie e a prevenire ritardi non giustificati.
“L’esercizio di un diritto non può dipendere dalla capacità della persona di affrontare una battaglia giudiziaria” così ha concluso l’avvocata Filomena Gallo, sottolineando come il caso di Irene evidenzi la necessità di garantire procedure accessibili e strumenti adeguati a chi ne abbia diritto.