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“Le zone rosse sono uno strumento assolutamente utile. Tutto ciò che abbiamo a disposizione per creare sicurezza per i cittadini va utilizzato” sono state leprime parole del nuovo questore di Napoli, Fausto Lamparelli, nel giorno del suo insediamento, rispondendo a una domanda sull’efficacia e sulla sostenibilità delle aree sottoposte a controlli rafforzati. “È un presidio utile, perché queste zone vengono create quando ce n’è bisogno, sulla base di uno studio”, ha aggiunto.
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Lamparelli ha assicurato che la Questura continuerà a utilizzare gli strumenti disponibili per il controllo del territorio. “Sono abituato a lavorare a testa bassa con quello che ho e questa Questura, questa squadra, ha le capacità per affrontare e fare tutto ciò che è necessario”, ha affermato.Il nuovo questore è intervenuto anche sul tema delle proteste studentesche e delle occupazioni scolastiche. “Bisogna intervenire con equilibrio, perché i ragazzi protestano e una delle nostre attività principali è l’ordine e la sicurezza pubblica, cercando anche di capire quali siano le ragioni della protesta. So che ci sono delle scuole occupate, ma anche in questo caso bisogna intervenire con equilibrio”.
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Lamparelli ha infine richiamato il concetto di sicurezza partecipata, sottolineando l’importanza della collaborazione tra istituzioni, forze dell’ordine e società civile. “Bisogna lavorare tutti insieme per affrontare questi fenomeni”, ha concluso. Ovviamente non poteva mancare un passaggio sul tema della criminalità organizzata. La Questura di Napoli oltre a coprire il capoluogo ha la responsabilità, attraverso i suoi commissariati, di tutta l’area metropolitana compresa quella a sud di Napoli dove sono in azione clan camorristici potenti e organizzati. “I clan sono stati scompaginati dal lavoro straordinario della magistratura e delle forze dell’ordine, ma sono stati sostituiti da nuove leve di età molto bassa, altrettanto pericolose”.
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È questo l’allarme lanciato dal nuovo questore di Napoli, Fausto Lamparelli, nel giorno del suo insediamento, affrontando il tema della criminalità giovanile e ricordando le indagini sulla cosiddetta ‘paranza dei bambini’, attiva nella zona di Forcella durante il suo precedente incarico alla guida della Squadra mobile partenopea.Secondo Lamparelli, il contrasto alla criminalità minorile non può basarsi soltanto sull’attività repressiva: “La medicina non è solo la repressione – ha spiegato – ma serve lavorare molto anche sulla prevenzione e sul controllo del territorio. Bisogna occupare quegli spazi che la delinquenza, in questo caso giovanile e minorile, cerca di occupare”. Il questore ha inoltre avvertito della necessità di prestare attenzione all’influenza della criminalità organizzata sui gruppi giovanili: “Questo crea la tempesta perfetta e determina problematiche superiori”.
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Lamparelli ha comunque invitato a non generalizzare il fenomeno: “Abbiamo un numero significativo di ragazzi che non hanno modelli virtuosi. Il loro modello è il sopruso, la sopraffazione, una simbologia che credo venga ancora richiamata da questi soggetti. Ma non bisogna mai generalizzare. Dobbiamo intercettare, sotto il profilo della prevenzione, coloro che scelgono una strada diversa, che si possono recuperare e credo siano la maggioranza”. Il questore ha infine espresso fiducia nel lavoro dei reparti investigativi e della Procura, sottolineando che le forze dell’ordine conoscono i fenomeni criminali presenti sul territorio. “Sono di mia natura positivo. Abbiamo autorità giudiziaria e forze dell’ordine che non partono dal nulla, leggono perfettamente i fenomeni e i risultati lo dimostrano”, ha affermato, ricordando di essersi recato alla Squadra mobile già ieri, subito dopo il suo arrivo a Napoli, per salutare gli investigatori.
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E tornando alla questione delle violenze giovanili: “Mi addolora. È una sconfitta dell’adulto quando un minore arriva a commettere un reato con questa semplicità” ha dettodi Lamparelli, rispondendo a una domanda sui recenti episodi di violenza al Vomero che hanno coinvolto giovanissimi e dove un uomo è rimasto ferito dopo le aggressioni subite per difendere le figlie. Il questore ha precisato di non conoscere ancora nel dettaglio gli atti delle indagini condotte dai carabinieri sotto il coordinamento della Procura, sottolineando però l’importanza dell’attività di prevenzione nelle scuole e della vicinanza delle istituzioni ai ragazzi.
“I problemi vanno intercettati e ognuno deve fare la propria parte”, ha spiegato, ribadendo la necessità di “far comprendere ai giovani il disvalore sociale” delle loro azioni criminose. Il questore ha ricordato anche la propria esperienza investigativa: “Sono sempre stato dalla parte delle vittime. Sono vicino a questa persona”. “Non possiamo dire che questa generazione non va bene, anzi, è una generazione di ragazzi che è avanti rispetto alle precedenti. Però bisogna seguirli e dedicargli anche del tempo. Ma tutti. Andrò nelle scuole che faranno richiesta della mia presenza perchè ritengo che questa sia una cosa importante”, ha poi concluso.