Torre Annunziata, don Ciro sul caso Siani-Gionta: «Difendiamo la memoria»
Camorra e memoria
15 ottobre 2026
Camorra e memoria

Torre Annunziata, don Ciro sul caso Siani-Gionta: «Difendiamo la memoria»

Dopo le offese social della sorella del boss Valentino Gionta, il sacerdote ribadisce il valore del ricordo.
Antonio Di Martino

La memoria di Giancarlo Siani come simbolo di identità e riscatto per Torre Annunziata. Don Ciro Cozzolino rilancia il valore del ricordo dopo le offese sui social della sorella del boss Valentino Gionta.

«È importante sottolineare la memoria e fare memoria. Non far cadere la memoria, perché è un’opportunità per cercare di costruire un futuro diverso», afferma il sacerdote. Le sue parole arrivano dopo le polemiche sul giornalista ucciso dalla camorra.

A far esplodere il caso è stato il commento di Carmela Gionta, sorella del capoclan Valentino. La donna è intervenuta sotto un post pubblicato da don Ciro per il quarantennale dell’omicidio. Ha contestato il continuo richiamo al cronista, arrivando a scrivere: «Queste bocche non ve le cucite mai».

Il sacerdote ha risposto alla frase con una sola parola: «Mai». Nel commento era stato persino storpiato il cognome del giornalista. Don Ciro lo ha corretto nella sua replica. La vicenda ha suscitato reazioni in città.

Torre Annunziata, don Ciro sul caso Siani-Gionta: «Difendiamo la memoria»

Torre Annunziata, don Ciro sul caso Siani-Gionta: «Difendiamo la memoria»

La memoria di Giancarlo Siani come simbolo di identità e riscatto per Torre Annunziata. Don Ciro Cozzolino rilancia il valore…

L’eredità di Siani nelle scuole e tra le nuove generazioni

Cozzolino insiste sulla necessità di trasmettere alle nuove generazioni la storia e le ferite della città. «Dimenticare significa rischiare che certe cose si possano ripresentare», avverte.

Per questo, sottolinea, il ricordo deve superare cerimonie e anniversari. Deve entrare nelle scuole e contribuire alla crescita civile. «La memoria va condivisa con le nuove generazioni, qui l’importanza della scuola, per liberare la società da questi germi del male», spiega.

Il punto, nelle parole del sacerdote, non è tornare al passato per inchiodare Torre Annunziata alla propria storia criminale. È dare ai cittadini strumenti per riconoscerla e non ripeterla.

Siani, che raccontò i conflitti della camorra, resta un riferimento. «Giancarlo Siani sicuramente per Torre Annunziata è un’opportunità, non è un pericolo ma un’opportunità», ribadisce Cozzolino.

Il giornalista, insignito della cittadinanza onoraria, è per il sacerdote una figura da valorizzare nella vita pubblica. «Non si tratta di fare il processo a Torre Annunziata», precisa. Respinge così l’idea che ricordare le vittime significhi condannare un’intera comunità.

Al contrario, aggiunge, «ben venga il ricordo di Siani e di tante altre vittime che meritano di essere ricordate».

Torre Annunziata, tra memoria e solidarietà

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidio di Libera «Raffaele Pastore e Luigi Staiano». Ha espresso solidarietà a don Ciro e contestato chi in queste ore ha derubricato la vicenda a dibattito o botta e risposta. Tra le definizioni contestate c’è anche «battibecco social», usata dal Movimento Agende Rosse di Torre Annunziata per descrivere l’episodio. Il presidio ha chiesto una rettifica.

Per l’associazione, le parole rivolte al sacerdote non possono essere ridotte a un semplice scambio di opinioni.

Nel ragionamento di Cozzolino, invece, il calendario della memoria non si ferma al nome di Siani. Il 23 novembre Torre Annunziata celebra la giornata dedicata alle vittime della camorra della città. Un appuntamento che richiama altri lutti e l’impegno contro il silenzio.

«La memoria è un’opportunità per cercare di costruire un futuro diverso»: è da questa convinzione che don Ciro chiede alla città di ripartire.