Scavi di Pompei, rinasce la Casa di Marco Fabio Rufo: 1,4 milioni da un mecenate
PARCO ARCHEOLOGICO
20 ottobre 2026
PARCO ARCHEOLOGICO

Scavi di Pompei, rinasce la Casa di Marco Fabio Rufo: 1,4 milioni da un mecenate

Il restauro grazie all'imprenditore tedesco Frank Hoefer, che ha deciso di finanziare l'opera dopo aver letto il volume del direttore Gabriel Zuchtriegel.
Vincenzo Lamberti

Una domus romana sospesa sul precipizio della storia, ispirata direttamente ai palazzi imperiali di Roma, si prepara a riaprire le sue porte dopo quarantaquattro anni di buio. La spettacolare casa di Marco Fabio Rufo, la più grandiosa dimora di Pompei, rinasce grazie a uno storico accordo di mecenatismo privato da 1.462.000,00 euro. Il contratto di sponsorizzazione, che coprirà interamente i costi dell’imponente cantiere di restauro, è stato siglato in questi giorni da Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco archeologico di Pompei, e dall’imprenditore Frank Hoefer, titolare della società PompeiAR. Nato nella Germania del Sud, Hoefer ha deciso di finanziare l’impresa dopo aver letto il volume del direttore Gabriel Zuchtriegel, “Pompei: la città incantata”, pubblicato nel 2023. Un colpo di fulmine intellettuale che trasforma un imprenditore in custode della bellezza campana.

Il sogno del mecenate
«Sono stato a Pompei per la prima volta nel 1974, all’età di 16 anni, e ho immediatamente percepito il fascino della città antica, che racconta un modello di vita sociale al quale, per certi aspetti, siamo molto vicini e per altri molto lontani» spiega con passione Frank Hoefer, ripercorrendo le ragioni del suo straordinario investimento. L’operazione punta a restituire al mondo un gioiello rimasto inaccessibile dal terremoto del 1980. «Chi visita le case con occhio attento viene ricompensato da infiniti dettagli tratti dalla vita quotidiana, dall’arte e dal saper fare antico. Restaurare la spettacolare dimora di Marco Fabio Rufo e renderla accessibile al pubblico è un progetto che trovo appassionante» aggiunge l’imprenditore. I lavori attuali, affidati tramite bando alla società Artigiana Romana Impianti OE e diretti dalle funzionarie Elena Gravina (RUP) e Teresa Argento (DL), si concentrano sugli affreschi. Tra questi spicca la Venere di Pompei, custodita in una vera e propria cappella rituale, e giungono dopo gli interventi strutturali eseguiti dal Parco tra il 2021 e il 2023.

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Un labirinto a quattro piani sulle mura antiche
Costruita direttamente sulle antiche fortificazioni cittadine, la dimora si sviluppa su ben quattro livelli, collegati da un labirinto di passaggi, scale e corridoi di rappresentanza e di servizio. Un’architettura inedita per l’epoca, caratterizzata da ampie finestre sul golfo provviste di infissi in legno e vetro. La casa, adiacente a quelle “di Castricio” e “del Bracciale d’Oro”, apparteneva forse a un magistrato o a un ricco liberto della casa imperiale. Il complesso conserva anche il tragico segno dell’eruzione del 79 d.C.: tre vittime furono ritrovate sulle scale di Fabio Rufo, altre tre nella vicina casa di Castricio durante gli scavi del 1961, e diverse altre nel Bracciale d’Oro nel 1974.

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Il modello Zuchtriegel e la svolta digitale
«Ora lavoriamo su un progetto di valorizzazione del complesso» annuncia con entusiasmo il direttore Gabriel Zuchtriegel. «Facciamo leva anche sulla tecnologia digitale per far comprendere la complessità di questo labirinto incredibile, che è la casa di M. Fabio Rufo: a volte si ha l’impressione di essere in un palazzo ottocentesco di Napoli, invece è una casa romana di 2000 anni fa». L’obiettivo è imminente, con una parziale restituzione alla collettività: «Entro natale vogliamo procedere a una prima apertura parziale, con gruppi accompagnati. L’entusiasmo e il supporto di Frank Hoefer sono un segnale bellissimo del valore di Pompei, anche perché ci piacerebbe replicare questo modello in altre case, che sono altrettanto affascinanti e hanno bisogno di restauro e valorizzazione».