Pompei, il grande enigma di Cicerone: la tecnologia svela la villa che i Borbone avevano sepolto
PARCO ARCHEOLOGICO
17 ottobre 2026
PARCO ARCHEOLOGICO

Pompei, il grande enigma di Cicerone: la tecnologia svela la villa che i Borbone avevano sepolto

Esplorata nel Settecento e poi interrata dalla corte reale, la leggendaria dimora che stregò Winckelmann svela ora la sua reale estensione.
Vincenzo Lamberti

Una collina verdeggiante coperta di vigneti e frutteti nasconde, nel cuore di Pompei, il più grande enigma irrisolto delle prime esplorazioni borboniche. La cosiddetta villa “di Cicerone” – la cui attribuzione al celebre oratore romano è in realtà priva di fondamento – è oggi quasi totalmente dimenticata dal grande pubblico, nonostante i suoi affreschi e mosaici siano tra le opere più celebri e ammirate esposte al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Indagata a partire dal 1748, all’inizio ufficiale delle ricognizioni sistematiche nella città antica, la struttura fu esplorata fino al 1779 attraverso un sistema di crateri, grandi fosse e gallerie sotterranee. Tra i visitatori più illustri che si calarono in quei cunicoli ci fu Johann Winckelmann, il fondatore della storia dell’arte antica, che nel 1764 rimase folgorato da alcune danzatrici affrescate, definendole «fluidi come un pensiero e belle come se fossero state realizzate per mano delle Grazie». Eppure, una volta spogliata dei suoi tesori ritenuti pregevoli, la villa venne interrata e abbandonata all’oblio.

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Una riserva archeologica unica
A differenza di altri scavi del Settecento rimasti avvolti nel mistero, la campagna Borbonica in questa specifica area fu documentata con diari di bordo e dettagliate planimetrie. Questa caratteristica trasforma il sito in un prezioso laboratorio scientifico per comprendere la storia stessa dell’archeologia. «È l’unica possibilità che ci rimane – spiega il direttore di Pompei, Gabriel Zuchtriegel – di capire fino in fondo il metodo di scavo dei Borbone, confrontando la documentazione dell’epoca con quanto lasciato sul posto. Per questo si tratta di una riserva archeologica unica. Comprendere la villa di Cicerone significa risolvere un giallo che riguarda quasi tutta la città antica di Pompei: troviamo le tracce delle prime esplorazioni un po’ ovunque, ma quasi mai abbiamo notizie storiche che ci aiutano a capire meglio cosa esattamente sia successo e quando. Qui, invece, abbiamo una documentazione abbastanza dettagliata».

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La geofisica svela il sottosuolo
La svolta per la conoscenza della dimora è arrivata grazie a un progetto internazionale diretto da Ivo van der Graaff della University of New Hampshire e John Clarke della University of Texas at Austin. I ricercatori hanno avviato una serie di indagini geofisiche non invasive che permettono di scansionare il terreno senza intaccare lo strato superficiale. I risultati preliminari, pubblicati sull’E-Journal degli Scavi di Pompei, hanno rivelato che i resti architettonici sepolti sono notevolmente più estesi rispetto alle vecchie mappe settecentesche. Una scoperta che impone nuove strategie di conservazione per il futuro del Parco. «C’è, dunque, ancora tanto da indagare e da capire: sarà da valutare – ha concluso il direttore Zuchtriegel – quali potrebbero essere i prossimi passi, tenendo conto del delicato equilibrio tra scavo e tutela del patrimonio immenso di Pompei».