Castellammare | Omicidio Covito, prosciolto il boss del clan Cesarano
Prosciolto una seconda volta. Si chiude ancora con una pronuncia favorevole al boss del clan Cesarano Luigi Di Martino, alias…
E’ alla battute finali di fronte alla Corte d’Appello di Napoli il secondo grado di giudizio dello stralcio del processo «Vichinghi bis» scaturito da un’inchiesta sul clan Cesarano, la cosca con base a Ponte Persica. Durante l’ultima udienza si sono di fatti concluse le discussioni difensive con la probabile sentenza che è stata fissata per la metà di dicembre. la Procura generale ha chiesto la conferma integrale delle condanne inflitte in primo grado, ribadendo la solidità dell’impianto accusatorio costruito dalla Direzione distrettuale antimafia.
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Prosciolto una seconda volta. Si chiude ancora con una pronuncia favorevole al boss del clan Cesarano Luigi Di Martino, alias…
Una linea netta, che punta a consolidare quanto già stabilito dai giudici di Torre Annunziata, i quali avevano inflitto pene anche superiori rispetto alle richieste iniziali dell’accusa. Al centro del procedimento resta la figura di Giovanni Cafiero, ritenuto uno dei capi promotori dell’organizzazione criminale. Per lui, incensurato, in primo grado, era stata disposta una condanna a 15 anni di reclusione. La Procura generale ha insistito sulla necessità di confermare la pena, evidenziando il ruolo di raccordo che Cafiero avrebbe svolto tra l’esterno e i vertici del clan.
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Richiesta di conferma anche per Pasquale Rosa, condannato a 10 anni con l’accusa di associazione a delinquere di stampo camorristico, e per Domenico Aprea, Vincenzo D’Apice e Domenico D’Apice, coinvolti a vario titolo tra estorsioni e reati commessi durante la detenzione, tra cui l’introduzione di telefoni cellulari in carcere. Nel corso della requisitoria, la procura generale ha richiamato gli elementi già emersi nel dibattimento di primo grado: intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori di giustizia e riscontri investigativi che delineano, secondo l’accusa, una struttura organizzata e radicata sul territorio. Un sistema capace di mantenere operatività e controllo anche attraverso figure apparentemente insospettabili.
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Il collegio difensivo, dal canto suo, ha provato a smontare punto per punto la ricostruzione accusatoria e a ottenere una revisione delle condanne. In particolare, gli avvocati di Cafiero continuano a sostenere l’estraneità del loro assistito ai fatti contestati, insistendo sull’assenza di prove dirette di un suo coinvolgimento nelle attività del clan. L’uomo per la Dda sarebbe stato l’anello di congiunzione del padrino ergastolano al 41 bis Gaetano Cesarano e l’esterno. Recentemente è stata respinta per la gravità indiziaria un’ordinanza di custodia cautelare a carico del padrino di Ponte Persica proprio per gli ordini che avrebbe dato dal carcere duro.