Camorra | Svolta sul delitto Afeltra: ricostruito l'agguato al boss di Pimonte
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Il sangue sparso sulle strade dei Monti Lattari lascia tracce e in questo momento tutte portano ai soldi incassati con droga ed estorsioni. Dietro ai fiumi di banconote macinati dai signori del crimine della “Giamaica del Sud” potrebbe nascondersi l’indizio chiave per ricostruire il movente dell’agguato mortale al boss di Pimonte Raffaele Afeltra, alias ‘o burraccione, il 68enne ucciso la sera del 30 agosto scorso in un suo terreno situato in località Zappino a Pimonte.
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Infatti, da quanto emerge dalle ultime informative dell’Antimafia sulla camorra dei Lattari, una parte dei soldi del padrino sarebbe scomparsa. Secondo la Dda li stava conservando il suo fedelissimo, Carmine Zurlo, il 33enne ucciso e fatto sparire nel marzo del 2022.
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C’è un filo conduttore che, secondo gli 007, collega i due omicidi eccellenti e quei punti di domanda che nascondono le risposte ai misteri delle dinamiche criminali che hanno portato all’uccisione del padrino e del suo braccio destro.
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Il 33enne, che non ha mai avuto condanne per associazione di stampo camorristico, tra il 2020 e il 2022 era diventato un vero e proprio capo zona nell’area di Pimonte per conto del clan Di Martino-Afeltra, la cosca egemone dei Lattari. Il suo compito era infatti quello di essere gli occhi, le mani e le orecchie di Raffaele Afeltra, che all’epoca era in carcere dove stava scontando una condanna per estorsione.
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Ma non solo: Zurlo aveva acquisito un’importante leadership criminale e una grande fiducia da parte della cupola della cosca di Iuvani. Il 33enne custodiva i soldi incassati dalle estorsioni. Parliamo di centinaia di migliaia di euro che il giovane nascondeva, con molta probabilità, nella sua abitazione.
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Durante l’inchiesta per ricostruire il suo omicidio, le persone a lui più vicine hanno raccontato che Zurlo ne tenesse una parte (circa 70mila euro) in un vano del frigorifero. Testimonianze che però non hanno mai trovato riscontro perché, dopo il suo delitto, quel denaro è scomparso nel nulla. Proprio quei soldi, secondo l’Antimafia, Zurlo li stava raccogliendo per poi consegnarli a Raffaele Afeltra, che sarebbe ritornato in libertà nel 2024.
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Denaro che il padrino dei Lattari potrebbe non aver mai incassato: un interrogativo a cui gli investigatori stanno ancora cercando di dare una risposta, dato che le indagini sui due omicidi sono tuttora in corso. Se per Zurlo l’Antimafia ha dato un volto ai suoi presunti killer — per ora sono in cella Antonio Chierchia, alias ‘o folletto, e Raffaele Scarfato, entrambi nipoti di Raffaele Afeltra — e un probabile movente (Zurlo avrebbe trattenuto per sé una quota su un’estorsione da 130mila euro), per l’omicidio di Afeltra si brancola ancora nel buio.
Per la Dda avrebbe avuto un ruolo nella decisione e nell’esecuzione, a cui sarebbe stato presente, dell’omicidio di suo nipote…
Il 68enne era considerato uno dei fondatori della holding del crimine con roccaforte a Iuvani insieme ai cugini Leonardo Di Martino, alias ‘o lione, e Francesco Di Martino, alias zì ciccio ‘o caprar. Quest’ultimo è lo zio di Carmine Zurlo, con cui però avrebbe rotto i rapporti; l’uomo è infatti indagato a piede libero per l’omicidio perché, secondo l’Antimafia, era presente al momento dell’agguato. Per gli inquirenti, anche il delitto di Afeltra sarebbe maturato per dinamiche interne al clan.