Camorra | Ecco come e perchè è stato ammazzato il boss di Pimonte Raffaele Afeltra
C’era un silenzio gelido questa sera nella piazza di Pimonte. Poco dopo le 19, l’ora dell’agguato costato la vita al…







La benedizione della salma, alla presenza dei familiari più stretti, alle prime luci dell’alba nel cimitero di Pimonte, «blindato» dalle forze dell’ordine e off-limits già dalla tarda mattinata di ieri. Come da prassi nei casi degli omicidi di camorra, anche per Raffaele Afeltra, alias «Burraccione», sono stati vietati i funerali pubblici.
Camorra | Ecco come e perchè è stato ammazzato il boss di Pimonte Raffaele Afeltra
C’era un silenzio gelido questa sera nella piazza di Pimonte. Poco dopo le 19, l’ora dell’agguato costato la vita al…
Il corpo del 68enne, trucidato domenica pomeriggio in un agguato in località Zappino, dopo l’autopsia è stato trasferito direttamente al cimitero per l’inumazione, che avverrà nel fine settimana alla presenza di pochissimi parenti autorizzati a presenziare.Intanto proseguono senza sosta le indagini dei carabinieri, coordnate dalla Dda di Napoli, per chiarire con precisione le modalità dell’agguato mortale contro lo storico boss del clan Afeltra-Di Martino, nel tentativo di individuare in primis i responsabili, e in secondo luogo al mandante, o ai mandanti.
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Una delle prime certezze investigative riguarderebbe proprio la presenza di due sicari nel commando di fuoco incaricato di uccidere Raffaele Afeltra. Il 68enne, come era sua abitudine fare, anche domenica pomeriggio si era recato in fondo di sua proprietà, in località Zappino, non lontano dalla sua abitazione.
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Accompagnato, nella Fiat Panda in cui ha perso la vita, dal genero che in quell’occasione gli faceva da autista. Chi lo ha ucciso conosceva bene, evidentemente, sia le sue abitudini, sia il tragitto che era solito fare a bordo dell’auto, adatta a percorrere anche quelle zone impervie e in parte anche sterrate di montagna, circondante dalla boscaglia.
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I killer quindi hanno potuto scegliere anche il punto migliore dove appostarsi, in attesa che quella inconfondibile vettura passasse praticamente a pochi metri da loro. Costituendo un facile bersaglio per i fucili da caccia caricati a pallettoni, di cui erano armati, e che costituiscono in pratica la «firma» di quasi tutti gli omicidi eccellenti messi a segno negli ultimi 15 anni nella zona dei Lattari.
Per la Dda avrebbe avuto un ruolo nella decisione e nell’esecuzione, a cui sarebbe stato presente, dell’omicidio di suo nipote…
Un’esecuzione vera e propria, che non ha lasciato scampo a Raffaele Afeltra, nonostante il tentativo disperato di soccorrerlo, a seguito dall’allarme lanciato dal parente che era con lui. E che è stato «graziato» dai sicari. Un segnale, forse, che l’unico obiettivo dei killer era proprio il boss, e che non dovevano esserci altre vittime oltre a lui. Un aspetto, questo, che potrebbe avere un certo rilievo anche nell’indirizzare le indagini.
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Forse chi ha ordinato quest’omicidio «eccellente» mirava anche a dare un segnale: «eliminato» Raffaele Afeltra, non ci saranno altri «problemi» per le persone a lui vicine. Che si tratti di un regolamento di conti tra le cosche attive sul territorio, è apparso subito evidente. Forse Raffaele Afeltra, di recente scarcerato dopo aver scontato una condanna per tentata estorsione, rappresentava una presenza troppo ingombrante, un pericolo per gli equlibri criminali ormai consolidati durante la sua lunga detenzione.