Pimonte | Delitto del boss Afeltra: ecco tutte le piste investigative
Le strade sono vuote a Pimonte, paese del comprensorio dei Monti Lattari, in provincia di Napoli, dove domenica sera è…







Pimonte. Era tutto pronto da mesi. L’agguato di domenica scorsa, costato la vita al boss di Pimonte Raffaele Afeltra, era stato pianificato in ogni minimo dettaglio. O’ Burraccione è stato pedinato, seguito, studiato in ogni suo comportamento da chi voleva farlo fuori e prendere il suo posto di comando.
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In questi giorni i carabinieri del Nucleo investigativo di Torre Annunziata stanno passando al setaccio tutte le immagini delle telecamere dei sistemi di videosorveglianza del Comune di Pimonte, di alcune installate da privati e dei luoghi che il boss frequentava.
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Il 68enne pluripregiudicato conduceva una vita riservata, ma non esitava a farsi vedere anche per le strade di Pimonte, paese situato nel cuore dei Monti Lattari che conta poco più di 5mila anime. Girava sempre a bordo della sua Panda verde, un vecchio modello, costantemente accompagnato da più autisti che, a turno, sorvegliavano il boss.
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Una vita da vero e proprio padrino, blindata, ma che forse nascondeva qualche timore. O’ Burraccione, considerato un intoccabile e figura di spicco assoluto del clan Di Martino-Afeltra, la cosca egemone dei Lattari, forse temeva per la sua incolumità perché l’aria a Pimonte era diventata pesante già da diversi anni.
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Dopo l’omicidio, nel 2018, di Filippo Sabatino, autista dell’altro boss di Pimonte, Francesco Di Martino, alias Zi Ciccio (cugino di Afeltra), gli investigatori avevano percepito malumori all’interno delle organizzazioni criminali che costituiscono il cartello dei Di Martino. Dietro quell’agguato, secondo l’Antimafia, dovrebbero esserci le mire di potere dei Gentile, imparentati con Afeltra. Nel 2022 viene fatto fuori Carmine Zurlo.
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Il 29enne, considerato un fedelissimo di O’ Burraccione, è stato ucciso e fatto sparire in un campo agricolo di via Sanzano, a Gragnano.
E su questo delitto, per il quale è anche indagato a piede libero, dovrebbe esserci, per gli 007, la regia di Francesco Di Martino. Domenica scorsa è stato massacrato in località Zappino, tra Pimonte e Agerola, a pochi chilometri da un suo terreno, Raffaele Afeltra.
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Un vero e proprio delitto eccellente, che riporta alle stesse modalità degli agguati irrisolti sui Monti Lattari, che bagnano di sangue le strade dal 2010. Il 68enne è stato ammazzato nel suo fortino, a colpi di lupara, marchio d’autore dei narcos dei Monti Lattari. E il luogo scelto per l’agguato mortale, per gli investigatori, non è casuale.
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Lì O’ Burraccione si recava ogni domenica per curare il suo bestiame. Soprattutto, la zona in cui si è verificato l’omicidio, un piccolo sentiero che conduce dal terreno alla Statale per Agerola, è sprovvista di telecamere e coperta dai boschi. Il luogo ideale per uccidere, per scappare e, soprattutto, dove essere sicuri di trovare a quell’ora il boss, che stava rientrando nella sua abitazione di via Gesinelle accompagnato dal genero, un 35enne incensurato.
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L’uomo è stato graziato dai due killer. E questo è uno degli aspetti più criptici della vicenda. Forse un segnale: eliminato il boss, erano finiti i problemi. Il sopravvissuto, interrogato dagli investigatori, ha riferito di non ricordare nulla.