Agguato a Pimonte, ucciso il boss Francesco Di Martino
Un uomo di 65 anni trovato senza vita, il corpo raggiunto da diversi colpi d’arma da fuoco. Si tinge di sangue la giornata a Pimonte, dove i carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia sono intervenuti in via Gesinella dopo il ritrovamento del cadavere di Francesco Di Martino. Secondo le prime informazioni, il 65enne sarebbe stato ucciso a colpi di pistola. Ancora da chiarire la dinamica dell’accaduto e, soprattutto, il contesto nel quale è maturato l’omicidio.
I militari dell’Arma sono impegnati nei rilievi e negli accertamenti investigativi per ricostruire quanto accaduto e individuare eventuali responsabili. La notizia riporta l’attenzione sulla sequenza di episodi di sangue nell’area dei Monti Lattari. Si tratta del secondo omicidio di particolare rilievo dopo quello di Raffaele Afeltra, un precedente delitto che aveva già scosso il territorio. Le indagini sono in corso. Al momento non sono stati resi noti ulteriori dettagli sulle circostanze dell’uccisione né su un eventuale movente.
CHI ERA LA VITTIMA
Francesco Di Martino, la vittima dell’agguato di Pimonte, è considerato il co-fondatore e boss del clan camorristico Afeltra-Di Martino. Nel luglio 2022 fu arrestato per ricettazione e detenzione illegale di armi e munizioni. Proprio a Pimonte i Carabinieri della locale stazione insieme ai Cacciatori di Calabria perquisirono la sua abitazione e le sue pertinenze dove furono trovati una pistola marca sphinx calibro 380, 32 proiettili dello stesso calibro e 4 proiettili calibro 9. La pistola – risultata rubata – era pronta all’uso con colpo in canna ed altri sette proiettili nel caricatore. L’arresto avvenne pochi mesi dopo l’omicidio di Carmine Zurlo, avvenuto in un campo di via Sanzano a Gragnano nel marzo del 2022. Il boss era attualmente indagato a piede libero proprio per quel delitto, per l’Antimafia era presente al momento dell’uccisione.
LE PARENTELE ECCELLENTI
Francesco Di Martino era imparentato con l’altro pezzo da novanta del clan, Raffaele Afeltra, a sua volta vittima di un agguato mortale lo scorso 31 agosto. Non solo. Via Gesinelle fu infatti teatro di un altro omicidio di camorra, l’8 maggio 2018, che costò la vita a Filippo Sabatino, ritenuto il suo “autista” da quando era stato scarcerato, quattro anni prima, dopo aver scontato oltre vent’anni di prigione. Sabatino venne ucciso nell’auto dove fino a pochi minuti prima sedeva anche lui, Ciccio Di Martino. E non è escluso che quell’omicidio abbia rappresentato un “avvertimento” nei suoi confronti. A distanza di otto anni, sotto i colpi dei killer sono finiti nel giro di due mesi due esponenti storici degli Afeltra-Di Martino, coinvolti già negli anni ’90 nelle dinamiche malavitose che portarono alla sanguinosa faida tra il clan D’Alessandro di Castellammare e la “fronda” capeggiata da Mario Umberto Imparato. Il “ragioniere” della cosca di Scanzano che si ribellò a Michele D’Alessandro e guidò gli “scissionisti” in una serie feroci agguati. Imparato proprio sui monti Lattari si rifugiò nel periodo più cruento della guerra di camorra che insanguinò l’intero comprensorio, spalleggiato dai suoi fedelissimi, di cui facevano parte anche gli Afeltra-Di Martino.

