Faida sui Lattari | L’identikit dei killer che stanno massacrando i boss
CAMORRA
3 Novembre 2026
CAMORRA

Faida sui Lattari | L’identikit dei killer che stanno massacrando i boss

Il profilo della Dda dei killer spietati e senza volto al servizio del clan. «Non hanno social nè telefoni, conoscono ogni anfratto delle montagne»
Michele De Feo

Non utilizzano i social network e forse non possiedono neppure un cellulare. Sono nati e cresciuti tra i crinali dei Monti Lattari, di cui conoscono a memoria ogni singolo anfratto, sentiero e punto di riferimento. È questo l’identikit dei “killer senza volto” che stanno azzerando i vertici della vecchia guardia della camorra, un profilo emerso con chiarezza sui taccuini degli investigatori dell’Antimafia che lavorano senza sosta per trovare gl esecutori materiali dei delitti «eccellenti» dei boss Francesco Di Martino, alias «zì ciccio», e Raffaele Afeltra, alias «‘o burraccione».

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I due pluripregiudicati, considerati ai vertici del clan egemone che porta i loro nomi, sono stati massacrati in agguati fotocopia eseguiti a breve distanza di tempo l’uno dall’altro, il 30 agosto e il 30 ottobre. Due esecuzioni spietate portate a termine con l’uso della lupara, una modalità d’azione che, unita all’isolamento dei luoghi scelti per l’azione, lascia agli 007 ben pochi appigli per dare un nome e un volto ai killer. Nelle zone degli agguati — tra la fitta vegetazione dei boschi e all’interno di una stalla situata in un’area isolata — logicamente non è presente alcun impianto di videosorveglianza.

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Le condizioni meteorologiche, la conformazione impervia del terreno e il tipo di armi impiegate rendono quasi impossibile il reperimento di tracce biologiche o balistiche utili. Per questo motivo, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata stanno setacciando capillarmente il territorio alla ricerca di profili specifici, compatibili con soggetti in grado di muoversi e agire in quel contesto estremo. Gli esecutori materiali debbono essere per forza persone capaci di orientarsi ad occhi chiusi nell’area compresa tra Zappino e via Gesinella, teatro dei due delitti.

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In entrambi i casi i commando sono sbucati all’improvviso dai boschi. Nell’agguato ad Afeltra, scattato attorno alle otto di sera del 30 agosto, i killer hanno dimostrato una straordinaria abilità nel muoversi al buio all’interno dei boschi, per poi svanire nel nulla in una manciata di secondi senza dare possibilità all’unico testimone, il genero del boss, di essere visti. Per la Dda, gli esecutori potrebbero essere figure apparentemente insospettabili: contadini, falegnami o boscaioli. Uomini poco avezzi alla tecnologia, ma dotati di una precisione letale nell’uso delle armi da caccia.

La scelta della lupara non è casuale ed ha una duplice valenza strategica per i killer: da un lato garantisce la massima efficacia distruttiva a distanza ravvicinata; dall’altro impedisce qualsiasi comparazione balistica, poiché l’analisi dei pallettoni non consente di risalire all’arma che ha sparato né di isolare eventuali impronte digitali. Nel frattempo, le attività investigative proseguono per decifrare l’evoluzione degli assetti criminali all’interno della cosca Afeltra-Di Martino, il cartello che da anni gestisce in regime di monopolio gli affari a sei zero legati all’estorsione e al narcotraffico.

Due gli scenari possibili. Il primo collega gli ultimi fatti di sangue a una resa dei conti iniziata nel 2018 con l’omicidio di Filippo Sabatino (ritenuto l’autista di Di Martino) e proseguita nel 2022 con la luppara bianca di Carmine Zurlo (considerato il braccio destro di Afeltra). Il secondo invece riguarda l’ascesa di uno dei rami della famiglia Di Martino a discapito della vecchia guardia.