Faida sui Lattari | Boss uccisi: c’è un’unica regia dietro gli agguati
CAMORRA
31 ottobre 2026
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Faida sui Lattari | Boss uccisi: c’è un’unica regia dietro gli agguati

La pista dell’Antimafia per risolvere i delitti dei padrini. Per gli 007 Afeltra e Di Martino conoscevano i loro killer
Michele De Feo

C’è un’unica regia dietro l’epurazione degli storici esponenti della vecchia guardia della camorra dei Monti Lattari. Lo stesso gruppo criminale che ha voluto far cadere come tessere di un domino i boss Raffaele Afeltra, alias ‘o burraccione, e Francesco Di Martino, alias zì Ciccio, ammazzati uno dopo l’altro a distanza di due mesi esatti in agguati fotocopia nei loro fortini a Pimonte, tra via Gesinella e la vicina zona di Zappino. È l’ultima pista investigativa segnata in rosso sui taccuini degli 007 che stanno indagando sugli affari del cartello Afeltra-Di Martino, il clan egemone dei Monti Lattari nel quale, a quanto sembra, sarebbe in atto una faida interna di camorra.

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È l’ultima pista investigativa segnata in rosso sui taccuini degli 007 che stanno indagando sugli affari del cartello Afeltra-Di Martino, il clan egemone dei Monti Lattari nel quale, a quanto sembra, sarebbe in atto una faida interna di camorra. Secondo gli investigatori, i delitti di Di Martino e Afeltra non sarebbero riconducibili – anche se l’ipotesi resta viva – a uno scenario di «botta e risposta» per le tensioni successive all’omicidio di Carmine Zurlo, commesso nel marzo del 2022. Piuttosto, i due padrini potrebbero essere finiti nel mirino di uno dei rami dell’organizzazione criminale che in questo momento avrebbe l’ambizione di governare a pieno regime gli affari a sei zeri del racket e del traffico di sostanze stupefacenti in tutto il comprensorio dei Lattari. Per ora, va ricordato, rimane solo un’ipotesi che però sta prendendo sempre più corpo con il passare dei giorni e soprattutto degli eventi criminali.

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A far drizzare le orecchie ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata — che indaga sui due delitti — sono le somiglianze tra gli omicidi di Raffaele Afeltra e Francesco Di Martino. A cominciare proprio dalla “firma” dei killer e dall’arma utilizzata per l’agguato: il fucile a pallettoni. La lupara, se utilizzata contro una persona ne devasta completamente le carni; un segnale per dire a chi era vicino alla vittima che il bersaglio non andava solo eliminato, ma cancellato e umiliato. Inoltre, secondo gli investigatori, entrambi i boss conoscevano i propri sicari. L’altra somiglianza tra i due agguati è sicuramente la modalità d’azione.

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Entrambi i boss sono stati sorpresi da sicari che sono arrivati dai boschi, un elemento che fa presupporre agli 007 che chi ha compiuto gli agguati conosca alla perfezione la conformazione del territorio e, soprattutto, che sappia muoversi anche nel buio tra la fitta vegetazione. Poi c’è l’elemento simbolico. Afeltra e Di Martino sono stati ammazzati dove si sentivano più al sicuro: nei loro “fortini”. «‘O burraccione» è stato assassinato la sera di domenica 30 agosto mentre si trovava a bordo della sua Panda verde, condotta dal genero (graziato dai killer), nella stradina che collega la Statale per Agerola a un suo terreno in località Zappino a Pimonte.

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Francesco Di Martino, invece, è stato trucidato con quattro colpi di lupara mentre era nella stalla della sua villa, a curare i suoi animali, nella mattinata di venerdì. L’abitazione di via Gesinella, recintata con un grosso cancello grigio e sorvegliata da telecamere, era l’unico posto in cui il sessantacinquenne si sentisse al sicuro. Il pluripregiudicato — che già scampò a un agguato nel 2018 in cui rimase ucciso il suo autista, Filippo Sabatino — nel luglio del 2022 preferì finire in cella quando, durante una perquisizione, i Cacciatori di Calabria trovarono nella sua abitazione una pistola carica. Un episodio che, per l’Antimafia, la dice lunga sul clima di tensione che già all’epoca regnava sul territorio dei Monti Lattari.

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Pochi mesi prima dell’ultimo arresto di Di Martino era stato ammazzato, il 14 marzo 2022, Carmine Zurlo, 33 anni, il cui corpo fu poi fatto sparire. Delitto per cui era indagato a piede libero proprio Francesco Di Martino, zio della vittima. Secondo l’Antimafia, il sessantacinquenne era presente al momento dell’omicidio commesso in un terreno di via Sanzano a Gragnano, dove il 33enne era stato condotto con l’inganno. Da quanto ricostruito dall’Antimafia, tra zio e nipote avrebbe cominciato a non correre buon sangue dopo il delitto di Filippo Sabatino.

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Da quanto ricostruito, «zì Ciccio» in quegli anni si era inimicato, per questioni legate alla spartizione delle estorsioni sul territorio, i Gentile di Agerola, gruppo criminale vicino, per legami di parentela, a Raffaele Afeltra. Quando il 68enne fu arrestato nell’ambito dell’inchiesta Olimpo, Zurlo — da quanto ricostruito dall’Antimafia — divenne il suo braccio destro e referente sul territorio. In particolare, si occupava di incassare le estorsioni e di mantenere la contabilità dell’organizzazione criminale.

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L’Antimafia sostiene che il trentatreenne sia stato eliminato (nei mesi scorsi sono stati arrestati i presunti killer, Antonio Chierchia e Raffaele Scarfato, entrambi imparentati con Afeltra) perché avrebbe sottratto alla cassa del clan 130mila euro: un delitto, da quanto emerso, su cui non ci sarebbe mai stato il placet di Afeltra. E su questi inquietanti retroscena va avanti l’inchiesta dell’Antimafia. In questo scenario si collocano i delitti di Francesco Di Martino e Raffaele Afeltra. Due boss della vecchia guardia della consorteria criminale che porta il loro nome, fondata negli anni Novanta insieme al loro cugino, Leonardo Di Martino, alias ‘o lione.

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Quest’ultimo, considerato il capo indiscusso del cartello e referente del ramo della famiglia con roccaforte a Iuvani, a Gragnano, sta terminando di scontare una lunga condanna per droga e associazione mafiosa ai domiciliari fuori regione. Un’organizzazione criminale, quella dei Di Martino, nata dalle ceneri della faida che vedeva contrapposti i D’Alessandro di Castellammare di Stabia (oggi alleati ai Di Martino) e gli scissionisti guidati da Mario Umberto Imparato, e che oggi è infiltrata in ogni ambito dell’economia del comprensorio.