Castellammare, il Tar ordina al Viminale l’acquisizione degli atti sullo scioglimento
IL RICORSO
6 novembre 2026
IL RICORSO

Castellammare, il Tar ordina al Viminale l’acquisizione degli atti sullo scioglimento

La decisione della prima sezione del Lazio accoglie le istanze dei legali dell'ex giunta. Entro 60 giorni il ministero dovrà depositare tutti i verbali e la relazione della commissione d'accesso.
Michele De Feo

Nell’ambito del ricorso presentato contro il decreto di scioglimento del Consiglio comunale di Castellammare di Stabia per presunte infiltrazioni mafiose, la prima sezione del Tar del Lazio ha emesso un’ordinanza istruttoria con cui dispone l’acquisizione dell’intera documentazione che ha condotto al provvedimento di commissariamento.   I giudici amministrativi hanno accolto la richiesta presentata dai legali dell’ex sindaco Luigi Vicinanza — gli avvocati Riccardo Marone e Giuseppe Maria Perillo —, ingiungendo al ministero dell’Interno di depositare gli atti entro il termine di 60 giorni. Il fascicolo da trasmettere comprende la relazione del Prefetto di Napoli, i verbali della riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica dello scorso 5 maggio, i provvedimenti di nomina della commissione d’accesso e la documentazione relativa all’attività condotta dall’organo ispettivo, inclusa la relazione conclusiva.

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L’ordinanza specifica che l’acquisizione dei testi dovrà avvenire in versione integrale e priva di omissis, nel rispetto delle cautele legate alla natura classificata della documentazione.   A commentare il pronunciamento è stato lo stesso Vicinanza attraverso una nota sui propri canali social: «Ecco un primo risultato del ricorso al TAR contro lo scioglimento del consiglio comunale di Castellammare di Stabia per presunte infiltrazioni camorriste. Il ministero dell’Interno deve consegnare tutta la documentazione – senza omissioni – alla base del provvedimento di scioglimento. Sono atti necessari infatti per potersi difendere nel merito delle questioni e smontare il teorema accusatorio alla base del supposto condizionamento camorrista».

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Nel suo intervento, l’ex primo cittadino ha richiamato le posizioni già espresse nella conferenza stampa dello scorso 24 ottobre, evidenziando che l’unico atto finora reso pubblico risulta essere la relazione di quattro pagine a firma del ministro Matteo Piantedosi. «Mentre il famigerato rapporto di 400 e più pagine di cui si è vociferato a lungo nei mesi estivi non è mai stato notificato né a me né ad alcun altro interessato — ha proseguito Vicinanza —. Resta un mistero infatti come e chi lo abbia fatto circolare.

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E, se fosse autentico, chi ha violato il vincolo di un atto classificato “riservato”».   Il ricorso, promosso da Vicinanza congiuntamente all’ex assessora Annalisa Di Nuzzo e all’ex vicesindaco Giuseppe Di Capua, prosegue dunque con l’ordine d’integrazione documentale impartito al Viminale. L’ex sindaco ha rimarcato l’esigenza di tutelare la riservatezza e l’immagine dei soggetti coinvolti nelle carte d’indagine, ponendo l’accento sulla necessità che «non venga nuovamente danneggiata l’immagine e la privacy di tante persone vigliaccamente tirate in ballo in questi mesi, saccheggiando un documento dall’incerta autenticità». La trattazione del merito della causa proseguirà nella prossima udienza fissata dal tribunale amministrativo.