Incidente nel bar a Pompei, pasticciere si trancia tre dita: «Sono disperato, colpa mia»

Salvatore Piro,  

Incidente nel bar a Pompei, pasticciere si trancia tre dita: «Sono disperato, colpa mia»

Pompei. «Ho per sempre perso il medio, l’anulare e il mignolo, le tre dita della mia mano: la destra, quella con cui manteco gelati artigianali da quasi 20 anni. Questa volta la macchina ha avuto un’anomalia, ma le dita le ho perse per imperizia. La responsabilità è mia. Avrei dovuto staccare la corrente, non infilarci la mano sotto. Così, come un gesto di puro istinto. E’ stato un attimo, dopo sono rimasto fregato. I medici mi hanno detto che non c’è alcuna possibilità di riattaccare le 3 dita alla mano. Potrò al massimo sperare in una protesi». Ha appena concluso l’ultimo consulto medico all’ospedale Cardarelli di Napoli, dov’è tuttora ricoverato e tenuto in osservazione, Carmine Ferrigno, il pasticciere 36enne di Pompei che, due giorni fa intorno alle 10.30 del mattino, è rimasto vittima di un drammatico incidente sul lavoro. Tutto è avvenuto all’interno del laboratorio di pasticceria del Grand Bar del Santuario, lo storico locale di Pompei, in via Roma, con vista sul Santuario in piazza Bartolo Longo. «I medici hanno detto che le 3 dita sono irrecuperabili. La settimana prossima sarò sottoposto a un intervento per ridurre le ferite», prosegue Carmine – sposato e padre di 3 bimbe piccole – mentre con voce affranta rivela l’esito del colloquio con i medici e delle ultime radiografie effettuate in ospedale. Il dramma si è consumato giovedì mattina, quando nel laboratorio, immediatamente dopo l’incidente, sono piombati i carabinieri e il personale del 118. Sono state le forze dell’ordine della stazione di Pompei – guidate dal luogotenente Angelo Esposito – a recuperare le 3 dita ormai tranciate e finite sul pavimento per poi consegnarle agli infermieri. Ieri, il triste verdetto. Ad annunciarlo è la vittima: «Ho perso per sempre le mie 3 dita. E’ incredibile, non mi era mai successo. Eppure faccio questo mestiere dal 2003». Il macchinario, subito sequestrato dai carabinieri, è stato già restituito al proprietario del locale. Nessuna inchiesta è infatti stata aperta: si è trattato di una tragica fatalità. «Stavo facendo il gelato come tutti i giorni», spiega Carmine, la vittima «il bocchettone della macchina industriale, responsabile della mantecatura, si è improvvisamente distaccato. A quel punto, avrei dovuto togliere la corrente, ma d’istinto ho infilato la mano sotto la macchina per bloccare la fuoriuscita del gelato. E’ stato un attimo».«Carmine è cresciuto con me. Aveva 18 anni quando qui ha appreso i trucchi del mestiere», confessa il titolare del Bar, Pietro Nina, che prosegue: «Lui è un grandissimo pasticciere. Non ho visto nulla, quando è accaduto tutto mi trovavo in Puglia da mio figlio. Mi hanno chiamato dal bar e sono rientrato a Pompei. Non mi spiego il perché di una simile tragedia. So però che Carmine è un ragazzo eccezionale e io, ora, sto malissimo».