Torre Annunziata. Christopher dorme in strada: «Morirò di Covid o di freddo»

Giovanna Salvati,  

Torre Annunziata. Christopher dorme in strada: «Morirò di Covid o di freddo»

La sua casa era l’unico porto sicuro. Un tetto di lamiere e mura ammuffite ma che lo riparava dal freddo. Lì, sotto la pensilina di via Simonetti a Torre Annunziata, un tempo ex bar totalmente abusivo, Christopher era riuscito a trovare il suo posto del cuore. Si era arrangiato: un armadio di cartone, un letto recuperato in una discarica e il resto dell’arredo era stato donato dai cittadini.  Christopher aveva trascorso tutto il periodo di lockdown da solo, circordato solo dai residenti che a turno gli portavano un pasto caldo, mascherine ed abiti. Era felice. Con poco, con nulla. Ma era felice. Poi le ruspe a settembre gli hanno demolito l’unica certezza che aveva da quando era arrivato a Torre. Il Comune lo ha lasciato per strada e ora dorme su una panchina. «Non so dove andare» dice mentre mantiene il suo unico bagaglio, una valigia rosa e una coperta grigia che trascina per la città in una busta nera dei rifiuti. «La zona qui è tranquilla e poi mi conoscono tutti, non do fastidio a nessuno se dormo qui ma ora inizia a far troppo freddo la notte e non so quanto tempo ancora resisterò – spiega  – sono arrivato dallo Sri Lanka con la speranza di trovare un lavoro e poter mandare soldi alla mia famiglia. Ma non ci sono riuscito. Ora non ho nemmeno i soldi per ritornare a casa e ho paura: se non morirò di Covid forse morirò di freddo». Ma nonostante la paura gli si legga bene nei suoi occhi, Chiristopher prova a sorridere «I torresi sono persone che hanno un grande cuore – dice – mi hanno regalato scarpe, mi hanno portato coperte e ogni giorno un pasto. Mi hanno adottato e non so come sdebitarmi con loro». Si sente quasi in imbarazzo di fronte a così tante attenzioni lui che si dice «abituato a racimolare qualcosa lavorando, ma ora con l’emergenza Covid di nuovo nessuno di fa pulire una scava o ti fa lavorare come muratore, si ha paura del contagio e nessuno di noi è immune». A prendere a cuore la sua storia tantissimi ragazzi che ora stanno effettuando una raccolta fondi per comprargli un biglietto ma anche per provare a procurargli un passaporto di emergenza e rimpatriarlo. «Lo devo un sogno impossibile – conclude – stiamo passando un momento difficile, io sono povero, è vero, ma credo ci sia qualcuno che è ancora più povero di me. Avevo provato ad arrangiarmi ma mi hanno tolto l’unico tetto che da anni mi riparava dal freddo e dall’indifferenza. Spero di trovarne un altro presto, per ripararmi dal virus invisibile perchè ho paura per me ma sopratutto per gli altri». Una dichiarazione di un uomo povero con le tasche vuote ma il cuore colmo di sensibilità e altruismo.

CRONACA