«Ho sbagliato, è tutto vero. Ma ero disperato, vivo un momento difficile». Piange Nunzio Ariano, mentre collegato in videoconferenza dal carcere di Poggioreale racconta la sua verità. Il capo dell’ufficio tecnico del Comune di Torre Annunziata confessa di aver intascato una tangente da 10.000 euro. Soldi ricevuti dalle mani di un imprenditore al quale era stato affidato un appalto da 203.000 euro per il restyling di alcune scuole cittadine. Appalto gestito con i crismi dell’urgenza, a causa della pandemia. «Vivo un momento difficile», ha ripetuto rispondendo alle domande del pubblico ministero Giuliana Moccia e del giudice Antonio Fiorentino. Troppo schiaccianti le prove raccolte dalla guardia di finanza, troppo evidenti quelle foto scattate, sulla scogliera di Rovigliano, dagli uomini in divisa del colonnello Agostino Tortora. Flash che hanno immortalato, istante per istante, il passaggio dei soldi dalle mani dell’imprenditore a quelle del dirigente comunale. Confessa Ariano, ma si difende dall’accusa di aver incassato altre tangenti in diverse circostanze. L’ingegnere, difeso dall’avvocato Francesco De Gregorio, prova a respingere l’inquietante supposizione legata all’esistenza di un vero e proprio sistema clientelare di cui sarebbe stato il fulcro centrale. Un sistema legato a doppio filo alla gestione degli appalti pubblici in Comune. Un’ipotesi drammatica alla quale lavorano i magistrati guidati dal procuratore Nunzio Fragliasso. «E’ successo solo questa volta, l’imprenditore mi ha detto che voleva darmi questi soldi come riconoscimento per aver avuto l’appalto», il succo della versione di Ariano durante l’udienza di convalida del fermo celebrata in video conferenza. Una tesi che però non convince gli inquirenti. I magistrati che hanno imbastito le trame dell’inchiesta culminata nell’arresto del dirigente comunale lunedì sera, sono convinti che Ariano abbia detto solo una parte della verità. Le due mazzette di quattrini che nascondeva nel cappotto e nei pantaloni quando è stato firmato dalla finanza in via Marconi, non erano solo per lui. Secondo una delle piste investigative battute in questi giorni quei soldi Ariano li avrebbe dovuti dividere con una altro soggetto. Un altro personaggio evidentemente coinvolto nel presunto sistema criminale per la gestione degli appalti che i pm stanno ricostruendo da tre mesi. Da quando, a settembre, è nata l’indagine che ha portato dietro le sbarre il numero uno dell’Utc. Pedinamenti, sequestri, controlli. Fino al 28 dicembre scorso, il giorno dello scandalo. Il giorno della mazzetta. I finanzieri, dopo aver bloccato Ariano, hanno perquisito il suo ufficio in Comune, la sua casa e il suo studio, in via Vesuvio. Perquisizioni che hanno portato alla scoperta di due pen drive e di alcune buste postali con sopra i nomi di soggetti legati alla politica locale. Elementi al vaglio degli investigatori che ne valuteranno l’eventuale rilevanza ai fini delle indagini. In serata, diverse ore dopo la conclusione dell’udienza celebrata in videoconferenza, il giudice del tribunale di Torre Annunziata ha convalidato l’arresto confermato la misura cautelare del carcere. Il capo dell’Utc trascorrerà il Capodanno dietro le sbarre.

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