Castelllammare, la verità sull’omicidio del consigliere comunale nei racconti dei killer pentiti

Tiziano Valle,  

Castelllammare, la verità sull’omicidio del consigliere comunale nei racconti dei killer pentiti

I verbali dei nuovi collaboratori di giustizia, le prove inedite spuntate fuori nel corso delle ultime inchieste sulla camorra stabiese e il lavoro di ricostruzione attraverso elementi e testimonianze, già acquisite 29 anni fa. Le indagini sull’omicidio di Sebastiano Corrado, avvenuto l’11 marzo 1992 sono a un punto di svolta. La conferma della riapertura dell’inchiesta arriva proprio nel giorno della ricorrenza del delitto che ha segnato la storia di Castellammare. E, non a caso, appena 24 ore dopo la risoluzione di un altro cold case: l’omicidio di Raffaele Carolei, per il quale nel 2012 era stata denunciata la scomparsa. «Le indagini sul delitto di Sebastiano Corrado sono in corso», ammettono gli inquirenti. Dell’omicidio dell’allora consigliere comunale del Pds, se ne stanno occupando il sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Giuseppe Cimmarotta, e il procuratore Giovanni Melillo. Le indagini, manco a dirlo, si concentrano sul clan D’Alessandro, cosca che da decenni controlla gli affari criminali a Castellammare di Stabia, e vertono sulla gestione illecita degli appalti dell’ospedale San Leonardo. Gli investigatori mantengono il più stretto riserbo sui risultati raggiunti dopo la riapertura del caso, ma è evidente che la svolta è arrivata dopo il pentimento di due killer del clan D’Alessandro: i fratelli Pasquale e Catello Rapicano. Il primo, condannato all’ergastolo in Appello per l’omicidio di Pietro Scelzo del 2006, ha avviato il suo percorso di collaborazione con la giustizia a gennaio 2020, ma già da qualche mese prima aveva cominciato a parlare con le forze dell’ordine. «Faccio parte del clan D’Alessandro da quando ero piccolo e del gruppo di fuoco dal 2004. Posso parlare dell’omicidio di Pietro Scelzo, indicando mandanti ed esecutori, nonché dell’omicidio di Raffaele Carolei, e di altri gravi fatti di sangue», si legge in uno dei verbali firmati davanti ai pm dell’Antimafia e in gran parte ancora omissati. Quando due sicari in sella a una motocicletta Kawasaki seguirono Sebastiano Corrado in via Virgilio per ammazzarlo, Pasquale Rapicano aveva appena 12 anni. Suo fratello Catello, invece, ne aveva 18. Anche lui ha ucciso per il clan D’Alessandro, come conferma la confessione per l’omicidio di Raffaele Carolei. La sua decisione di collaborare con la giustizia però è recente e non sono nemmeno scaduti i sei mesi previsti dalla legge per raccontare tutto quello che sa. E’ il 30 novembre 2020 quando Catello Rapicano rompe gli indugi e decide di pentirsi. Attualmente è stato depositato agli atti solo il verbale nel quale racconta i dettagli dell’omicidio di Raffaele Carolei. E’ tra le centinaia di pagine di omissis, però, che potrebbero esserci gli elementi necessari per ricostruire il delitto di Sebastiano Corrado. Un mistero sul quale sembrano destinati a cadere giù tutti i veli, dopo quasi 30 anni.

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