Scandalo tangenti a Torre Annunziata, l’ipotesi dei pm: mazzette anche per i permessi alle imprese

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Scandalo tangenti a Torre Annunziata, l’ipotesi dei pm: mazzette anche per i permessi alle imprese
Nunzio Ariano con il sindaco Vincenzo Ascione

Torre Annunziata. Un valzer di dipendenti e funzionari. Una rivoluzione per spazzare via le ombre di uno scandalo che sembra essere appena cominciato. E sullo sfondo le nuove acquisizioni di atti e documenti da parte della Guardia di Finanza. Con gli uomini in divisa piombati in Comune per analizzare nuovi fascicoli, potenziali tasselli dell’ennesimo capitolo dello scandalo Tangentopoli di Torre Annunziata. Lo aveva annunciato il vicesindaco Lorenzo Diana. E nelle scorse ore l’amministrazione comunale ha deciso di mettere in atto una rivoluzione che forse andava anticipata di qualche mese. Ma fatto sta che a 120 giorni esatti dall’arresto dell’ex dirigente dell’ufficio tecnico comunale, Nunzio Ariano, l’organigramma dell’Utc è stato rivoluzionato. Cambiano incarichi e competenze. Cambiano gli uomini che hanno fatto parte dei vari settori in cui si snoda un ufficio chiave per la macchina comunale. Dipendenti sentiti anche in Procura, in questi mesi, per lo scandalo delle mazzette che però non hanno saputo fornire elementi utili alla mega indagine coordinata dalla Procura di Torre Annunziata. Tra qualche giorno cambierà anche il dirigente. Dopo la parentesi di Alfonso Donadio (il dirigente part-time arrivato da Sorrento per mettere una toppa all’emergenza causata dall’arresto  di Ariano) a guidare l’Utc, a maggio, ci sarà Gino Di Donna, ingegnere e dipendente comunale al quale è stata concessa l’aspettativa per diventare dirigente a tempo dell’ufficio. A tempo perché ci sarebbe da mettere in atto ancora il famoso bando per la selezione di un dirigente per un settore che, come già avvenuto per Ariano, da anni è ricoperto da professionisti scelti senza un concorso. La rivoluzione, comunque, comincia proprio nei giorni in cui sembra allargarsi il perimetro d’azione dell’inchiesta che ha portato dietro le sbarre Ariano. La finanza ha, infatti, acquisito permessi e atti firmati dall’ex dirigente comunale. Ma non per appalti pubblici, bensì per autorizzazioni rilasciate a piccole e medie imprese. Potrebbe dunque esistere un giro di mazzette parallelo, legato ai permessi. Un altro fronte rispetto a quello degli appalti, ampiamente sviscerato tra le pieghe dell’inchiesta che ha portato alla notifica di due diverse ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di Ariano. La prima per una tangente incassata dall’ex dirigente il 28 dicembre scorso. Dieci mila euro suddivisi in due mazzette e ricevute da un imprenditore al quale sarebbe stato affidato un appalto per l’adeguamento anti-Covid di diverse scuole cittadine per complessivi 203.000 euro. E la seconda per una mazzetta da 2.000 euro che Ariano – sostiene la Procura – avrebbe ricevuto dallo stesso imprenditore per firmare alcuni mandati di pagamento. In queste settimane la finanza ha eseguito diverse acquisizioni di atti, puntando i riflettori, in particolare, sui lavori alle case popolari del rione Penninniello. E sullo sfondo ci sono anche i rapporti con i politici che secondo l’imprenditore indagato sarebbero invischiati nell’affare delle tangenti.

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