Area Torrese-Stabiese, il manifesto di un fallimento

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Area Torrese-Stabiese, il manifesto di un fallimento

Prima lo smantellamento del polo industriale, poi le promesse mai mantenute di  reindustrializzazione e di riconversione, quindi un’accozzaglia di progetti imprenditoriali senz’anima e senza legami, finanziati e mai decollati. La fotografia triste dell’area torrese-stabiese è il manifesto di un fallimento politico colossale, il risultato di una strategia campanilistica miope e limitata assolutamente incapace di prendere il volo sulle ali di una visione territoriale grandiosa e trasversale. La logica del cortile, che ha quasi sempre dettato le scelte della Tess, ha affossato lo strumento del Contratto d’area e a conti fatti, la montagna di soldi dirottata dal Governo in quest’angolo di provincia non ha prodotto la svolta socio-economica sperata. Ma c’è qualcosa di ancora più grave: ancora oggi le istituzioni arrancano perseguendo un modello di sviluppo scordinato e approssimativo, ben lontano da una svolta epocale che dovrebbe tener conto di due concetti fondamentali: la  naturale vocazione turistica del territorio e la necessità di bonificare una terra devastata da decenni di veleni. La responsabilità di un fallimento che ha bruciato occasioni, posti di lavoro e sogni è quasi interamente sulle spalle di una sinistra lontanissima dalle esigenze del territorio e della comunità. Non fosse altro perché ha governato quasi in continuità dagli anni Novanta ad oggi tra Castellammare di Stabia e Torre Annunziata spesso potendo contare su governi regionali e nazionali dello stesso colore. La colpa maggiore è quella di non aver mai  coltivato una visione grandiosa, un’idea di sviluppo complessivo e trasversale, quella di essersi persa in ragionamenti di retroguardia mentre i giovani erano costretti a fare le valigie e questa terra perdeva i suoi cervelli. La realtà da cambiare è sotto gli occhi di tutti, così come è sotto gli occhi di tutti l’incapacità delle istituzioni di alzare la testa, prendere una boccata di ossigeno per trovare la lucidità e la forza di rilanciare un progetto territoriale. Spesso nemmeno si parlano, proseguendo sulla strada del campanilismo esasperato e improduttivo come se non bastasse la storia a dimostrare che o si salva l’intero territorio o non si riuscirà a salvare una sola città di questa fascia di costa. Un visione che ha bisogno di uomini illuminati e coraggiosi, che siano politici o imprenditori non importa, basta che conoscano l’importanza di due termini: “sinergia” e “rete”. (r.s)

CRONACA