«Detenzione inumana», ricorso respinto: niente sconti al boss D’Alessandro

Tiziano Valle,  

«Detenzione inumana», ricorso respinto: niente sconti al boss D’Alessandro

Recluso al carcere duro, senza nemmeno la possibilità di beneficiare delle ore d’aria o costretto – secondo il suo racconto – a bere acqua dal sapore salmastro. Una detenzione inumana, stando al ricorso presentato dalla difesa, che vale al boss Luigi D’Alessandro uno sconto di 16 giorni rispetto alla pena che dovrà continuare a scontare in cella e un risarcimento di 48 euro. È la storia del secondogenito del padrino defunto Michele D’Alessandro, fondatore della cosca che da oltre mezzo secolo gestisce gli affari illeciti a Castellammare di Stabia, macinando soldi con il traffico di sostanze stupefacenti, di armi e le estorsioni. Luigi D’Alessandro, oggi 48enne, in carcere ormai da più di 20 anni, ha presentato un ricorso in Cassazione contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Perugia di concedergli un mini-sconto per la detenzione inumana che avrebbe patito negli istituti penitenziari di Cuneo prima e Spoleto poi. Su complessivi 166 giorni contestati dalla difesa, il Tribunale di Sorveglianza gli aveva concesso appena 16 giorni di sconto sulla pena. Una decisione ritenuta corretta dalla prima sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta dal giudice Giacomo Rocchi, nonostante la difesa avesse fatto nel presente nel ricorso, che persino a un boss della mafia del calibro di Salvatore Lo Piccolo o a un capo indiscusso della Ndrangheta come Domenico Gallico, fossero stati concessi sconti maggiori. D’Alessandro contestava la mancata concessione delle ore d’aria, quando negli anni ‘90, era detenuto nel carcere di Cuneo, e la scarsa fornitura d’acqua che usciva dai rubinetti, addirittura con un sapore salmastro, patita durante la detenzione a Spoleto. Contestazioni che sono state rispedite al mittente da parte dell’accusa. La mancata concessione delle ore d’aria, come sottolineato dai giudici, erano dovute alla spiccata pericolosità sociale di Luigi D’Alessandro, mentre per quanto riguarda i problemi della fornitura idrica il penitenziario aveva provveduto a sostituire la caldaia dopo le lamentele. Insomma, la Cassazione ha deciso di respingere il ricorso presentato dalla difesa del boss stabiese che ancora oggi continua ad essere recluso al 41 bis ed è considerato uno degli esponenti criminali più pericolosi di Castellammare di Stabia, nonostante la lunga detenzione. Una decisione sulla quale evidentemente pesa anche il fatto che la cosca di Scanzano, come dimostrano le recenti indagini, è riuscita a superare gli arresti che si sono susseguiti negli anni, continuando a portare avanti gli affari illeciti sul territorio stabiese.

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