Da Salerno a Napoli, le mani di Vincenzo De Luca sulla Campania: calano i 5S salvati dal Pd

Vincenzo Lamberti,  

Da Salerno a Napoli, le mani di Vincenzo De Luca sulla Campania: calano i 5S salvati dal Pd

Le mani di Vincenzo De Luca sul voto in Campania. Un pomeriggio trionfale per il Governatore che in poche ore mette in cassaforte il netto successo a Napoli con Gaetano Manfredi, conferma la vittoria del “suo”candidato a Salerno, Vincenzo Napoli, si coccola la riconferma di Carlo Marino a Caserta e strizza l’occhiolino a Clemente Mastella riconfermato primo cittadino a Benevento. E’ una strategia che viene da lontano e che trova le sue fondamenta nell’alleanza tra il Pd, i Cinque Stelle e una parte dei moderati di Forza Italia. Il caso Napoli, infatti, potrebbe diventare il laboratorio politico su cui puntano gli occhi i partiti nazionali, che devono però fare i conti con le velleità del Governatore De Luca. Non è un caso che ieri, mentre dallo staff di Manfredi si predicava ancora prudenza, il primo commento pubblico come nel suo stile sia stato quello di De Luca.”Si annuncia un risultato straordinario per Gaetano Manfredi sindaco di Napoli. E’ la vittoria della concretezza, della serietà, del rifiuto di ideologismi, dopo un decennio di nullità amministrativa. E’ la vittoria dell’impegno a una piena collaborazione fra Comune e Regione Campania, nella prospettiva di un forte rilancio di Napoli sul piano del lavoro, dei servizi, della trasformazione urbana” le parole del Presidente della Regione Campania, desideroso di mettere un cappello sulla vittoria. Frutto anche di una pax elettorale con il capogruppo regionale del Pd, Mario Casillo. Che i rapporti tra i due non siano mai stati idilliaci lo sanno anche le mura del Centro Direzionale, ma che in occasioni come quelle del voto e della raccolta del consenso, i due leader dei Dem sotterrino l’ascia di guerra è una costante delle ultime competizioni elettorali. Il voto di Napoli, oltre alla finta pace tra De Luca e Casillo, sancisce anche un’altra fragile alleanza: quella tra il Partito Democratico e il Movimento Cinque Stelle. Sarà anche per questo che Manfredi, in conferenza stampa, racconta di aver subito sentito al telefono Giuseppe Conte, l’attuale leader sulla carta dei grillini. E al suo fianco, quasi magicamente, compaiono sia Di Maio che Fico, le due anime napoletane del Movimento che solo 3 anni fa stracciavano previsioni e risultati, andando a raggiungere il 35% a livello nazionale. Numeri che, raffrontanti a quelli di oggi, sono un sogno. Crolla il partito dei populisti e per rimanere a galla deve aggrapparsi all’alleanza con il nemico numero 1: Vincenzo De Luca. Hanno taciuto in questa campagna elettorale le bocche di fuoco della critica grillina. Ciarambino e company hanno preferito evitare polemiche sterili ed hanno abbassato i toni del confronto. Ora, dunque, sono tutti seduti dalla stessa parte del tavolo, quello di governo della città. E se il centrodestra si lecca le ferite dopo una batosta senza precedenti, i grillini abbozzano un finto sorriso. I voti si sono volatilizzati. Le poltrone, invece, restano ben salde.

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