Voto di scambio, mazzette e appalti a Torre del Greco: il boss-pentito e il verbale sulle elezioni

Alberto Dortucci,  

Voto di scambio, mazzette e appalti a Torre del Greco: il boss-pentito e il verbale sulle elezioni
Il seggio dello scandalo

Torre del Greco. Le elezioni 2018 concluse con la vittoria al ballottaggio di Giovanni Palomba non sarebbero state macchiate «solo» dal disgustoso mercimonio di voti venduti a 20 euro davanti ai seggi di corso Garibaldi: a gettare nuove ombre sulla corsa alle urne, già finita al centro di due differenti indagini condotte dalla procura di Torre Annunziata e dalla procura di Napoli, sono le rivelazioni di un ex boss di camorra, passato a collaborare con la giustizia e pronto a svelare i segreti dei clan all’ombra del Vesuvio. Compresi i rapporti tra i colletti bianchi in grado di spalancare alla criminalità organizzata le porte delle «stanze dei bottoni» a palazzo Baronale.

Il verbale top secret

L’ennesimo colpo di scena della storia a tinte fosche delle elezioni 2018 è arrivato durante l’udienza del tribunale del Riesame sul sequestro preventivo delle valigette contenenti complessivi 350.000 euro a carico di Vincenzo Izzo – il titolare della pescheria Don Do’ in zona porto già a processo per l’aggressione alla vigilia del voto ai danni dell’ex consigliere comunale Stefano Abilitato, travolto dal primo filone delle indagini – e Giuseppe Spacone, imprenditore di Giugliano e direttore della ditta Teknoservice del settore rifiuti. Un asso nella manica del pubblico ministero Maria Di Mauro e del procuratore aggiunto Giuseppe Lucantonio sarebbe il verbale di un «pentito eccellente» in cui vengono tratteggiati i (presunti) rapporti tra lo stesso Vincenzo Izzo e Ciro Vaccaro, l’imprenditore del settore delle pulizie già condannato in primo grado a 10 anni di reclusione perché ritenuto il «gancio» della camorra in municipio. Il tribunale del Riesame – fino a oggi – non si è pronunciato sul ricorso presentato dall’avvocato Antonio De Martino, ma il verbale inedito potrebbe arricchire di nuovi scenari un’inchiesta già particolarmente «ricca» di elementi di spunto su appalti e mazzette nella pubblica amministrazione.

Il tesoro degli indagati

Le indagini condotte dai carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna hanno consentito di ritrovare in casa di Ciro Gentile – netturbino di 42 anni, residente al confine tra Ercolano e Portici – due borsoni contenenti la bellezza di 350.000 euro riconducibili, secondo gli investigatori, proprio a Vincenzo Izzo e e a Giuseppe Spacone. I tre indagati sono accusati a vario titolo di fraudolento trasferimento di valori e riciclaggio. A carico dei due imprenditori, poi, pendono le ulteriori ipotesi di reato di associazione per delinquere finalizzata a plurime ipotesi di turbative d’asta, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, corruzione, concussione, associazione a delinquere finalizzata alla compravendita di voti elettorali.

@riproduzione riservata

CRONACA