Omicidio di mamma coraggio, chiesto l’ergastolo per Tamarisco. Il pm: «Torre Annunziata si liberi dell’omertà»

Ciro Formisano,  

Omicidio di mamma coraggio, chiesto l’ergastolo per Tamarisco. Il pm: «Torre Annunziata si liberi dell’omertà»

Ventisei anni raccontati in 6 ore. Dal processo sulla pedofilia nato dalle denunce delle mamme fino all’omicidio. Una storia costellata di sangue, silenzi e «omertà». Una storia riannodata con fatica dal pm che ha avuto il coraggio di riaprire un vecchio caso irrisolto. Alla fine dell’udienza una sola parola rimbalza tra le pareti del tribunale: «ergastolo». La Procura chiede il carcere a vita per Francesco Tamarisco, il narcos del rione Poverelli imputato per omicidio volontario. Sarebbe lui, per gli inquirenti, il mandante del delitto costato la vita a Matilde Sorrentino, la mamma-coraggio di Torre Annunziata assassinata nel marzo del 2004 sulla porta di casa da Alfredo Gallo, il killer condannato in via definitiva all’ergastolo per questo delitto. Accuse diventate prove nel corso del processo, almeno secondo il procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli, l’ex magistrato Antimafia che a 14 anni dal massacro ha riaperto il caso individuando l’uomo che avrebbe armato la mano dell’assassino. Il pm, nella sua requisitoria, ha raccontato una delle più tristi pagine della storia di Torre Annunziata. Una storia cominciata nel 1995, quando esplose lo scandalo dei bambini stuprati in una scuola del rione. Il tutto «nel silenzio complice di chi doveva vigilare», dice in aula il pm. Silenzio e omertà: due parole che si rincorrono spesso nella requisitoria di Filippelli. Due parole che la città, ancora oggi, non è stata in grado di scrollarsi di dosso. Matilde fu una delle mamme coraggio che decise di denunciare i pedofili, portando a processo una dozzina di imputati tra cui proprio Tamarisco, erede di una potente dinastia di narcotrafficanti. Tamarisco verrà assolto da quelle accuse proprio «9 mesi dopo l’omicidio di Matilde». Una «storia tossica», una «storia di orrore e terrore» come la definisce il pm in un altro passaggio della sua discussione. Poi il processo, le prove che inchioderebbero Tamarisco. Dai racconti di numerosi pentiti fino ai soldi che il narcotrafficante avrebbe versato a Gallo «per pagare il silenzio dell’assassino». Un delitto che ha segnato la «comunità di Torre Annunziata». Un omicidio che rappresenta, secondo il pm, uno dei tanti moniti lanciati contro chi «vuole rompere il muro di omertà e silenzio». Un «precedente che continua a fare paura». Per Tamarisco l’accusa ha così chiesto il carcere a vita con isolamento diurno per un anno. «Oggi il pubblico ministero Filippelli ha dato finalmente dato onore alla memoria di Matilde Sorrentino», le parole di Elena Coccia, avvocato della famiglia Sorrentino, parte civile nel processo. Nella prossima udienza toccherà alle difese. Poi entro dicembre ci sarà la sentenza. Un verdetto che dovrà scrivere l’ennesimo capitolo di una delle storie più terrificanti e drammatiche mai avvenute a Torre Annunziata.

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