Vincenzo Lamberti

Destra al Governo: è resa dei conti Meloni Salvini

Vincenzo Lamberti,  

Destra al Governo: è resa dei conti Meloni Salvini

In Comune coi Cinque Stelle hanno sicuramente la strategia che, alla fine, ha pagato. Un “no” secco a Draghi e alla sua agenda, opposizione al Governo uscente e barra diritta sui temi sociali: rivedere il Pnrr, ruolo di primo piano in Europa e attenzione alle fasce deboli. Si spiega così la clamorosa vittoria della destra in Italia. Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni è col 25% dei consensi la prima forza politica in Italia. Alla Camera Fratelli d’Italia è il partito più votato nella metà delle regioni del Paese, in particolare al Nord. In pochi mesi Giorgia la pasionaria è riuscita a divorare anzitutto i suoi alleati. Il più nero di tutti, e questa volta la politica c’entra poco, è proprio Matteo Salvini. Dopo aver sfiorato il 20% quando era ministro dell’Interno si è avvitato su se stesso. Il Papeete, la beffa di Renzi e l’inizio di una lenta e inesorabile emorragia di voti che ha portato la Lega all’8% su base nazionale. In provincia di Napoli è stato un vero tracollo: non ce l’hanno fatta i candidati all’uninominale Pina Castiello e Tina Donnarumma, non è scattato il listino per Severino Nappi, capogruppo in consiglio regionale. “Salvini ha fatto una campagna elettorale come se fosse indietro di cinque anni – ha osservato qualche commentatore politico – ad ogni intervista ripeteva che avrebbe fatto i decreti sicurezza nel primo Consiglio dei Ministri. Non ha capito che oggi la priorità non sono i migranti, ma la tenuta sociale ed economica del Paese”.

Per ora, però, Salvini non ha alcuna intenzione di dimettersi da segretario della Lega con buona pace di chi, all’interno del movimento, dopo il sorpasso di Fratelli d’Italia che ha doppiato il Carroccio, ha chiesto “dimissioni immediate” mettendoci la faccia, come l’ormai ex parlamentare Paolo Grimoldi, e chi invece fa trapelare l’insoddisfazione. Il governatore del Veneto Luca Zaia non nasconde che il risultato delle urne è “deludente” e spiega che questo “è un momento delicato per la Lega ed è bene affrontarlo con serietà” ed “è doveroso che siano ascoltate le posizioni, anche le più critiche”. “Mi metto in ascolto” ha detto Salvini, enumerando “tre certezze”. La prima sul risultato elettorale: “stare al governo con Draghi, Pd e 5stelle è stato impegnativo” e soprattutto “elettoralmente penalizzante”. E se Salvini lo rifarebbe, come dice lui stesso, perché bisognava “anteporre l’interesse del Paese a quello del partito” nel momento della pandemia, ci tiene però a sottolineare che a dirgli che era necessario entrare nel governo era stata “una parte rilevante della classe dirigente” del partito. Mentre la decisione di uscire dal governo è stata sua.

Il dato politico di queste elezioni è che sia “stata premiata l’opposizione. E Fratelli d’Italia è stata brava a fare un’opposizione forte” ed è stato premiato “chi ha fatto cadere il governo” ovvero il Movimento 5 stelle che “lo aveva sostenuto fino al giorno prima”. Seconda certezza, è che “oggi è una buona giornata perché dopo tanti anni c’è un governo scelto dai cittadini con una maggioranza chiara” che “conto per cinque anni tiri dritto senza stravolgimenti”. Il dato del 9% “non mi soddisfa. Non è quello per cui ho lavorato” ammette ma con quella percentuale la Lega potrà essere “protagonista” nel governo, non “comparsa” come accaduto in quello di Draghi. Meloni ha capito tutto prima. Ha frenato sulle posizioni pro Russia, ha attaccato sul Pnrr, ha messo in campo i temi sociali e di difesa dei sussidi sociali. Pur attaccando il reddito di cittadinanza, ad esempio, non ne ha mai negato l’utilità. Ed ora potrebbe essere la prima donna premier della Repubblica.

CRONACA